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Olivier MESSIAEN
Avignone, 10 dicembre 1908 – Clichy, 27 aprile 1992

Sono riportate in rosso scuro le date che riguardano la vita di Messiaen ed in nero quelle riferite ai suoi lavori

Messiaen Olivier (Avignone 1908 - Parigi 1992) compositore francese. Allievo di M. Dupré e P. Dukas al conservatorio di Parigi, vi insegnò dal 1942. Nel 1931 divenne organista alla chiesa della Trinità a Parigi; nel 1936 fondò con A. Jolivet, Y. Baudrier e D. Lesur il gruppo Jeune France per contrastare il neoclassicismo accademico; dal 1936 all'inizio della guerra insegnò alla Schola cantorum, e poi dal 1942 al conservatorio di Parigi. Nella sua densissima produzione spiccano alcuni nuclei poetici ricorrenti: ad esempio il senso religioso dell'esistenza, che si traduce in atteggiamenti contemplativi (Quatuor pour la fin du temps per clarinetto, pianoforte, violino e violoncello, composto nel 1940 in un campo di prigionia tedesco) o in mistiche vertigini nella meditazione liturgica sui misteri cristiani: L'Ascension per orchestra (1934), 3 Petites liturgies de la présence divine per coro femminile, pianoforte, onde Martenot, archi e percussione (1944), Couleurs de la Cité celeste per pianoforte, 13 fiati, xilofoni e percussione (1963), Et expecto resurrectionem mortuorum per legni, ottoni e percussione (1964); vari cicli per pianoforte (Visions de l'amen per 2 pianoforti, 1943; Vingt regards sur l'Enfant-Jésus, 1944) e per organo La nativité du Seigneur, 1935; Les corps glorieux, «7 visions brèves», 1939; Livre d'orgue, 1952) sino a culminare nel 1983 in Saint-François d'Assise, opera ispirata alla vita del santo. Un altro nucleo poetico è il senso intimo della natura come fonte primigenia del suono, rappresentata dal canto degli uccelli (Réveil des oiseaux per pianoforte e orchestra, 1953; Oiseaux exotiques per pianoforte e strumenti, 1956; Catalogue d'oiseaux per pianoforte, 1956-58; Le merle noir per pianoforte e flauto, 1950); un altro ancora è l'idea utopistica di un linguaggio musicale ecumenico e astorico, in grado di inglobare in sé antico e moderno, l'esotico e il surreale, la spiritualità e la materia in lussureggianti nebulose di ritmi, di timbri e di colori armonici: Les offrandes oubliées (1930), Turangalìla-symphonie (1946-48), Chronochromie (1960) per orchestra; Sept haikaì, «esquisses japonaises» per pianoforte, fiati, percussioni e archi (1963); Poèmes pour Mi (1936), Chants de la terre et du ciel (1938) e il ciclo di liriche Harawi (1945) per soprano e pianoforte; Cinq rechants per 12 voci a cappella (1949); Des Canyons aux étoiles per 4 soli e piccola orchestra (1974).

L'aspetto più caratteristico dello stile di Messiaen è il libero uso della modalità, che impronta l'invenzione melodica e la costruzione degli accordi. L'adozione di scale orientali e di modi estranei alla tradizione tonale (come quelli gregoriani) costituisce un mezzo per definire, al di là di semplici suggestioni «esotiche», un linguaggio molto personale, anche se aperto agli influssi di Debussy o di Skrjabin. Un altro aspetto significativo è il ritmo, ispirato alla metrica classica e alla musica orientale ma portato a un livello estremo di astrazione. Frutto di una personalissima ricerca è il brano Mode de valeurs, et d'intensités (secondo dei Quatre études de rythme per pianoforte, 1949-50), in cui Messiaen esplorò la possibilità di una «serializzazione integrale», cioè dell'applicazione di criteri simili a quelli della dodecafonia non solo alle altezze delle note, ma anche al ritmo, al timbro e ad altri aspetti del linguaggio musicale. Per questa ricerca, e soprattutto per ciò che ha concretamente realizzato nella direzione di un superamento della metrica tradizionale, Messiaen fu un anello di congiunzione tra le avanguardie storiche e la Nuova musica del secondo dopoguerra; sebbene sia per molti aspetti diverso da quello postweberniano, il suo linguaggio esercitò una grande influenza sui giovani Boulez e Stockhausen e sugli inizi della scuola di Darmstadt; ma negli anni '70 pari influenza esercitò anche, in virtù di tale diversità, su molti compositori francesi della generazione successiva (Grisey, Murail), per i quali rappresentò un'alternativa all'epigonismo della Nuova musica. Essenziale per comprendere i fondamenti teorici dell'opera di Messiaen è il trattato Technique de mon langage musical (2 voli, 1944).


Testo tratto dalla Enciclopedia della Musica, Garzanti Libri s.p.a., Milano, 2009



Questo testo scritto da Terenzio Sacchi Lodispoto è di proprietà di © LA MUSICA FATTA IN CASA che ne autorizza l'uso, ed è stato prelevato sul sito htpp://www.flaminioonline.it
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