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Giovanni SGAMBATI
Roma, 28 maggio 1841 – Roma, 14 dicembre 1914

Il 17 gennaio 1915 la Regia Accademia di Santa Cecilia ad un mese dalla scomparsa di Giovanni Sgambati, tenne nella sala dell'Augusteo un concerto interamente a lui dedicato.
Per fornire una succinta biografia riportiamo il testo della commemorazione contenuta nel programma di sala.
In calce a questa pagina abbiamo aggiunto il programma del concerto.

Giovanni Sgambati nacque in Roma il 28 maggio 1843 di padre romano e di madre inglese, figlia dello scultore Giuseppe Gott. Fin dalla prima fanciullezza dimostrò tale tendenza e passione per la musica, che i genitori dovettero persuadersi a non fargli seguire, com'era loro intenzione, un'altra carriera e ad assecondarlo nella sua vocazione.

I primi studi di pianoforte furono fatti da Sgambati, con Amerigo Barberi. Egli si rivelò ben presto un fanciullo prodigio: a cinque anni già si produceva come pianista, e dava altre prove del suo talento musicale.

Mortogli il padre nel 1849, la madre si trasferì coi suoi due bambini a Trevi, dove passò a seconde nozze: colà il giovinetto, oltre che al pianoforte, si dedicò anche allo studio dell'armonia con Natalucci, allievo di Zingarelli al Conservatorio di Napoli.

Tornato a Roma nel 1860, si acquistò ben presto larga rinomanza per il suo modo di sonare e per il gusto con cui compilava i programmi dei suoi concerti. Intanto continuava i suoi studi di contrappunto con Aldega, maestro di cappella a Santa Maria Maggiore, e otteneva con splendido esame, il diploma dell'Accademia di Santa Cecilia.

Di lì a qualche anno iniziò i suoi viaggi e le sue lunghe dimore a Roma Francesco Liszt, ed era naturale che il sommo pianista fermasse la sua attenzione sul giovane Sgambati. La conoscenza fra i due avvenne in uno dei concerti che, con la partecipazione di Sgambati, dava Tullio Ramacciotti, il maestro degli odierni maestri romani di violino; concerti che avevano luogo in una modesta sede prima in Via dei Pontefici, 50 e poi in Via del Vantaggio.

Liszt si accorse di trovarsi di fronte a un forte temperamento di artista, e d'altra parte vide in Sgambati un ottimo elemento per interpretare le sue composizioni e per coadiuvarlo nella diffusione della musica classica in Italia. Così si stabilirono quegli stretti legami di affezione tra i due artisti, legami che mai si rallentarono e che furono fecondi di ottimi frutti per l'arte. Sgambati divenne l'allievo prediletto di Liszt; e del suo maestro egli, come fu uno dei migliori coadiutori in vita, così dopo la morte continuò le tradizioni con entusiasmo e con venerazione profonda.

Liszt affidò anche a Sgambati importanti incarichi, quali quello di dirigere alla Sala Dante la prima esecuzione della sua Sinfonia Dantesca e della prima parte dell'oratorio Christus. Nel 1869 lo condusse con sè in Germania, dove a Monaco gli fece conoscere Rubinstein.

Fu per mezzo di Liszt che Sgambati conobbe anche Riccardo Wagner: in Roma nel 1876, in un concerto che aveva luogo in casa dell'ambasciatore tedesco von Keudell, il cui programma era formato per intero di musica di Sgambati (i due quintetti, e melodie per canto). Wagner rimase ammirato delle composizioni del giovane romano, che presentò e raccomandò con una bella lettera al suo editore Schott, che divenne da allora in poi anche il fedele editore di Sgambati.

Così la fama di Sgambati, pianista e compositore, cresceva rapidamente; e la vita musicale romana per opera di lui e dei suoi amici, e sotto l'impulso animatore di Liszt, raggiungeva ben presto uno straordinario fervore. Al primo Quartetto (Ramacciotti, Sgambati, Forino, Pinelli) successe la Società orchestrale diretta da Pinelli e che ebbe un venticinquennio di vita gloriosa, e infine la Società del Quintetto, che prese poi il nome di Quintetto di Corte (Sgambati direttore, Monachesi, Enrico Masi cui successe poi Jacobacci, e Forino). Queste istituzioni diventarono organi efficacissimi di diffusione della musica classica in Roma.

Nè a Roma Sgambati limitò la sua attività, ma egli tenne alto il nome della sua patria anche, fuori d'Italia, dove la sua fama di concertista e di compositore si diffuse rapidamente lasciando tracce che non scompariranno facilmente. Tra i suoi viaggi artistici all'estero i più memorabili furono: quello in Inghilterra nel 1882, quello a Parigi nel 1884, dove egli rappresentò l'Italia nei concerti internazionali all'Esposizione, e quello in Russia nel 1903.

Ma, come egli andò avanzandosi nell'età, divenne sempre più restio ad allontanarsi da Roma, dove lo tratteneva un apostolato cui si era dedicato con profondo fervore, l'apostolato dell'insegnamento, in quel Liceo di Santa Cecilia, di cui egli era stato, con Ettore Pinelli (violino), Alessandro Orsini (canto), Ferdinando Forino (violoncello), Vedasto Vecchietti (ottoni), uno dei fondatori. Questi egregi artisti, che avevano aperto per conto loro delle classi gratuite destinate agli alunni poveri che dimostrassero singolari attitudini per l'arte, chiesero nel 1869 alla Pontificia Accademia di Santa Cecilia (che allora risiedeva  in via Ripetta al così detto Ferro di Cavallo) un locale ove potere trasferire le loro scuole. Il cardinale Di Pietro, allora protettore dell'Accademia, non si oppose: e così ebbe la sua origine il nostro Liceo di Santa Cecilia, oggi così fiorente.

Tale fu, riassunta per sommi capi, l'attività dell'artista illustre, di cui oggi il mondo musicale, e in particolare Roma e il Liceo e l'Accademia di Santa Cecilia, rimpiangono la perdita.

Attività che può essere considerata sotto tre aspetti, che, pure essendo distinti fra loro, si compenetrano, e si integrano, e si completano a vicenda, in una personalità superiore: il pianista, il compositore, l'insegnante.

In ciascuno di questi tre aspetti si ritrova in alto grado quella che è la qualità fondamentale di Sgambati artista; cioè la nobiltà e distinzione di sentimento, la squisitezza di gusto, l'amore per le forme di musica più austere ed elevate.

Il merito di Sgambati pianista sta specialmente in questo: che egli si servì della tecnica (e fu un virtuoso di prim'ordine) non a scopo di acrobatismo e di facili effetti, ma come mezzo per fare conoscere al pubblico le opere d'arte più nobili ed elevate, di cui fu interprete squisito e classicamente austero. Quando egli cominciò la sua attività, il pubblico romano ed italiano si trovava al livello delle volgari fantasie su motivi d'opera: si deve a Sgambati, e ai suoi amici dell'Orchestrale e del Quintetto, se il nostro pubblico ha conosciuto Beethoven, Schumann, Chopin, Bach; se è divenuto ormai capace dì comprendere e gustare ogni forma e gradazione di musica.

Le composizioni di Sgambati - le due sinfonie, il grandioso Requiem scritto nel 1906 per la cerimonia commemorativa di Vittorio Emanuele II al Pantheon ed eseguito moltissime volte in concerto nelle principali città di Germania e di altri paesi, il suo concerto per pianoforte, il quartetto, i quintetti, le composizioni per pianoforte, le squisite melodie per canto - non solo considerate nel momento in cui furono scritte, momento in cui la musica da camera e da concerto era in Italia completamente trascurata sotto l'imperio assoluto del melodramma, ma anche oggi appaiono creazioni di un artista nobile ed austero, che rifugge dal facile plauso, per perseguire un proprio elevato ideale di bellezza.

Di Sgambati insegnante occorre ancor meno parlare: poiché l'opera sua vive e vivrà a lungo attraverso la infinita ed elettissima schiera dei suoi allievi, che nel Liceo di Santa Cecilia - dove dalla fondazione sino alla sua morte esercitò con amore di padre e fervore di artista il suo nobilissimo apostolato - e fuori del Liceo son cresciuti alla sua scuola, attingendo da lui oltre a magistero tecnico, squisitezza di gusto e culto severo dei classici; e conservano di lui una eredità di affetti e di ispirazioni artistiche incancellabile.

Il nome di Giovanni Sgambati - pianista, compositore e maestro - rimarrà inciso a lettere d'oro nell'albo dell'arte italiana.

PROGRAMMA

GIOVANNI SGAMBATI:

1. Seconda sinfonia, in mi bem.
    (inedita, nuova per Roma).
Andante sostenuto - Agitato.
Allegro vivace assai.
Andante cantabile con moto.
Finale (Allegro).

2. Berceuse-réverie - strumentata da GIULIO MASSENET.

3. a) Visione
    b) Oblio
    c) Baci
    per canto e pianoforte

4. a) Andante cantabile
    b) Serenata napolitana
    per violino e pianofore

5. Concerto in sol min., per pianoforte con accomp. d'orchestra.
Moderato maestoso - Animato appassionato.
Andante sostenuto (Romanza).
Allegro.

6. Andante solenne sul Te Deum, per orchestra e organo.




Questo testo scritto da Terenzio Sacchi Lodispoto è di proprietà di © LA MUSICA FATTA IN CASA che ne autorizza l'uso, ed è stato prelevato sul sito htpp://www.flaminioonline.it
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