Armonia. Di "armonia" si parla, nella vita comune, a proposito di un gruppo più o meno piccolo di persone fra le quali ci sia accordo. In musica il concetto non è troppo dissimile, poiché si parla di armonia quando c'è accordo fra i suoni, un accordo che riguarda la loro proposta simultanea. Di qui ecco l'idea di "accordo": due, tre, quattro, e più suoni prodotti simultaneamente, la cui sovrapposizione abbia una logica intrinseca. L'"armonia", intesa come dottrina, riguarda l'avvicendamento di gruppi di suoni simultanei, ovvero la concatenazione degli "accordi ". Questa concatenazione non è affatto casuale, ma segue, nell'armonia classica, delle regole precise, che possiamo paragonare con la sintassi del linguaggio verbale. Così come ogni frase si avvale di un soggetto, un predicato, un oggetto, nonché di altri elementi accessori, anche l'armonia si svi¬luppa secondo delle "funzioni" precise, per cui la proposta di un determinato accordo implica necessariamente la presenza di un accordo successivo scelto all'interno di una rosa ristretta, se non obbligata, secondo un percorso che sfrutta la dissonanza, o la successione di dissonanze, come passaggio fra consonanze lontane. Se la nascita dell'armonia moderna può essere fatta risalire agli inizi del Seicento (in precedenza esistevano altri tipi di armonia), è Jean Philippe Rameau a codificare le regole poi seguite nei secoli successivi. Alla fine dell'Ottocento la crisi del sistema tonale dà origine a un nuovo tipo di armonia, "non funzionale", in cui cioè gli accordi sono impiegati a prescindere dalla loro funzione nel discorso. Ed appartiene al Novecento l'ideazione dì nuovi tipi di armonia, che si basano su una accezione ampliata e mutevole dell'idea di accordo.

Arrigo Quattrocchi


Accademia Filarmonica Romana, Roma, 2001