Rritmo. Dimensione della musica attinente all'organizzazione della durata del suono. Il ritmo presenta una fenomenologia estremamente complessa e, all'interno della stessa tradizione musicale occidentale colta, ha subito una serie di sostanziali trasformazioni. Nell'antichità greco-romana il ritmo musicale aveva il proprio fondamento nel ritmo poetico, risultante dall'organizzazione delle differenti durate temporali delle singole sillabe (distinte in brevi e lunghe), qualitativamente caratterizzate dal ricorrere di un accento melodico. Questa concezione del ritmo fu completamente superata con la progressiva perdita della percezione della durata sillabica e con la trasformazione dell'accento da melodico in percussivo. Il ritmo del canto gregoriano (sia nell'interpretazione della scuola mensuralista, sia in quella dei benedettini di Solesmes) si configura come un ritmo misurato, basato su un tempo primo fondamentale organizzato in figurazioni che sono prive di accenti regolarmente ricorrenti. (Fanno eccezione gli inni e le sequenze rimate, organizzate secondo stretti schemi metrici). Una completa trasformazione si ebbe con l'introduzione dei modi ritmici e della notazione mensurale (secc. XII-XIII), che configurarono un ritmo basato su valori temporali multipli o sottomultipli di una data unità di tempo, organizzato in figurazioni di progressiva complessità e sulla base di una grande indipendenza ritmica tra le voci del contesto polifonico. Con il passaggio dalla scrittura contrappuntistica alla melodia accompagnata, tra la fine del '500 e l'inizio del '600, il ritmo subì una radicale semplificazione attraverso l'introduzione della battuta e l'elaborazione di una concezione ritmica unitaria, basata sulla regolare successione di unità metriche uniformi, ciascuna caratterizzata da una costante dislocazione degli accenti. A questa concezione del ritmo si è attenuta a partire dal sec. XVII la musica moderna occidentale, che ha tuttavia progressivamente temperato la rigidezza dei suoi schemi di base sino a riconquistare, nel secondo '800, quella duttilità e complessità della dimensione ritmica che era stata appannaggio della tradizione contrappuntistica nei secc. XIV-XVI. Oggi, indipendentemente dalla misurazione dei valori di durata e dalla loro scansione più o meno periodica, si riconosce all'esperienza e all'immagine del ritmo una natura essenzialmente psicologica.


Garzantina Musica, Garzanti Libri s.p.a, Milano, 2009