Sviluppo. "Sviluppo" è un termine a cui possono essere attribuiti differenti significati. In linea di principio, poiché la musica è un sistema di segni che si dispiega attraverso la dimensione del tempo e un percorso diacronico, tutta la musica segue uno "sviluppo" nel tempo. Ma, più in dettaglio, lo "sviluppo" è una maniera e un luogo particolari per "sviluppare" la musica nel tempo. "Sviluppo", infatti, è il nome che viene dato a una particolare sezione di un organismo più vasto, la cosiddetta "forma-sonata", che, nella musica classica e romantica, viene impiegata in genere nel primo movimento di una sonata, un quartetto, una sinfonia (ma spesso anche nell'ultimo movimento, e talvolta anche nel tempo lento). Lo "sviluppo" è il cuore di questa forma, il momento cioè in cui i temi principali, che sono stati precedentemente esposti secondo regole piuttosto precise (in particolare i temi devono essere ad altezze differenti, e spesso anche di carattere contrastante) vengono ripresi dal compositore per essere alla base di una libera elaborazione che non segue regole e percorsi precisi. Il compositore può scegliere di assumere alla base dello sviluppo solamente uno dei temi, o anche tutti; può scegliere di sovrapporli e combinarli fra loro oppure di riproporli separatamente; può scegliere di inserire anche del materiale nuovo; può scegliere anche di ampliare o restringere la sezione. In particolare, è frequente il caso in cui frammenti del tema o dei temi vengano riproposti ripetutamente (e qui lo sviluppo diventa anche una tecnica) secondo un percorso armonico e tonale che si allontana molto dalle regioni iniziali del movimento. Ecco dunque il motivo d'essere dello sviluppo nella forma-sonata: quello di una peregrinazione che lascia alle spalle le affermazioni della esposizione iniziale, per approdare poi a una riesposizione che realizza nuove certezze.

Arrigo Quattrocchi


Accademia Filarmonica Romana, Roma, 1999