Glossario
Testo della Cantata



Herr, wie du willt, so schicks mit mir (Come vuoi tu, Signor), BWV 73

Cantata in sol minore per soli, coro e orchestra

Musica:
Johann Sebastian Bach
Testo: forse Salomon Franck
Occasione: 3a domenica dopo l’Epifania
  1. a. Herr, wie du willt, so schicks mit mir
        Coro in sol minore per coro e tutti gli strumenti
    b. Ach! aber ach! wie viel lässt mich
        Recitativo in sol minore per tenore e tutti gli strumenti
    c. Du bist mein Helfer
        Recitativo in sol minore per basso e tutti gli strumenti
    d. Dein Wille zwar ist ein versiegelt Buch
        Recitativo in sol minore per soprano e tutti gli strumenti
  2. Ach, senke doch den Geist der Freuden
    Aria in mi bemolle maggiore per tenore, oboe e continuo
  3. Ach, unser Wille bleibt verkehrt
    Recitativo in do minore per basso e continuo
  4. Herr, so du willt
    Aria in do minore per basso, archi e continuo
  5. Das ist des Vaters Wille, der uns erschaffen hat
    Corale in do minore per coro e tutti gli strumenti
    Riutilizzato nel Corale n. 6 della Cantata BWV 186a
Organico: soprano, tenore, basso, coro misto, 2 oboi, corno, organo obbligato, 2 violini, viola, continuo
Composizione: Lipsia, 1723 - 1724
Prima esecuzione: Lipsia, Thomaskirche, 23 gennaio 1724
Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia, 1870

Guida all'ascolto (nota 1)

Secondo lo Spitta e il Rust, la Cantala n. 73 risale agli anni tra il 1725 e il '27; vale a dire al primo periodo della produzione di Bach come Cantor della Thomasschule di Lipsia. Presuntiva n'è pure l'attribuzione del testo al Pisendel. Mentre quasi certo si può ritenere che anche il compositore vi ebbe parte, se non altro indirizzando il librettista nel solco dell'antica cantata tedesca agli inizi desunta dai corali e dai salmi e aggiornata appunto a quell'epoca dallo stesso Pisendel, mediante il principio della parafrasi.

Parallela si dava intanto la nuova fioritura di questo genere di composizione religiosa; dai moderni fornita di una letteratura autonoma a base di recitativi e arie, sotto il duplice influsso delle forme operistiche italiane e della reazione al Pietismo; e dai conservatori osteggiata in nome sia della tradizione, sia della finalità edificatoria che aveva permesso alle cantate d'inserirsi nel servizio luterano tra il vangelo e il sermone intorno ai primi del Settecento, e ora, secondo questi, messa in crisi. Ma Bach, chiamato a sublimare il genere, convenne solo in parte alla polemica. Conciliarne le tesi in un contemperamento, di volta in volta diverso nelle soluzioni, ma sempre indirizzato ad approfondire la lezione religiosa con il linguaggio della musica, fu piuttosto il suo ideale estetico-mistico. Ciò di cui la Cantata n. 73 «per la III domenica dopo l'Epifania» offre uno dei saggi più dimostrativi.

Nella liturgia di Lipsia il «proprio del giorno» portava la purificazione del lebbroso e il risanamento del servo del centurione, dal Vangelo di S. Marco. Tuttavia niente di esso è passato direttamente nel testo musicato da Bach. Quasi che troppo rapido fosse nel racconto evangelico il passaggio della condizione d'angoscia alla grazia per l'intelligenza dei fedeli, l'anonimo scrittore preferì indugiare sulla prima delle due condizioni, come prefigurando l'argomento di un sermone sull'ineluttabilità della sofferenza umana, placata solo quando la si consideri volere di Dio. E ne ricavò lo spunto e la perorazione conclusiva da due corali del secolo XVI; nell'ordine: «Herr wie du willt» e «Von Gott will ich nicht lassen», lasciando alla musica di riscattare con la sua verità la modestia delle proprie amplificazioni libere.

L'inframezzarsi dei recitativi solistici tra le riprese del coro si pone come la caratteristica di maggiore evidenza del pezzo con cui principia la Cantata; che a un'analisi più attenta rivela un impianto concettuale alla base della sua complessa struttura. Già la melodia del coro, anticipata nella sua seconda, strofe dal corno, risulta derivata da un terzo corale «Wo Gott der Herr», vicino nello spirito agli altri usati dal testo.

Inoltre, sempre nella parte introduttiva, risuona sin dalla seconda battuta l'inizio di questo cantico, reso più perentorio dalla contrazione di tre note e scandito duramente dai violini contro il dispiegarsi obbiettivo del disegno affidato agli oboi. Sebbene motivo meno spiccante del cosiddetto tema del destino della V Sinfonia di Beethoven, al quale lo Schweitzer ha voluto avvicinarlo, esso finirà col rivelarsi elemento chiave. Per due terzi del pezzo, infatti, il coro lo elude in quella figurazione ritmica, lasciandolo agli interludi strumentali, ma dopo l'ultimo e più implorante recitativo, si piega infine a farlo proprio per enunciarlo tre volte sulle parole «Come vuoi Tu», la terza con un'ombra di renitenza avanzata dall'armonia dissonante. E da siffatta conclusione viene suggellato il contrasto tra l'indecifrabile volontà suprema e il vano tentativo di sottrarvisi, donde muove l'austera drammaticità del brano.

Nettamente diversa, quanto logicizzata dall'invocazione di un «raggio di gioia», segue l'aria con da capo per tenore, oboi, archi e continuo. Poi l'impotenza a vincere lo sgomento dell'ignoto, se non si prenda a modello il Cristo, è dipinta dal recitativo del basso, tutto intessuto da cromatismi e dalla stupenda aria che ne nasce. Sotto il profilo formale, questa è meglio definibile un arioso, giacché voce e orchestra (archi e organo) formano un'entità inscindibile; il canto s'attiene al tono della declamazione lirica; e il sentimento del testo quale ragione della forma vi è sottolineato in partenza da un altro motivo del'abnegazione dell'io: col suo gesto melodico, che s'innalza e ripiega dolente, l'elemento d'unione tra gli episodi per cui trascorre questa miratile meditazione sulla morte. Un'autentica «Passione» umana.

Quindi, attinto uno dei vertici della interiorità espressiva, anche Bach sembra aver giudicato concluso il suo compito. La tradizione richiedeva che l'ultimo pezzo fosse un corale in modo venisse intonato anche dal popolo, ed egli volle uniformarvisi riprendendo, oltre le parole, la musica dell'inno «Tale è il voler di Dio» di Ludwig Helmhold (1568). Che per come compie la Cantata sembra nascere dal suo stesso seno.

Emilia Zanetti


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 28 novembre 1960

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Ultimo aggiornamento 27 febbraio 2015
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