Glossario



Concerto n. 3 in re maggiore per clavicembalo e orchestra, BWV 1054

Musica: Johann Sebastian Bach
  1. Allegro
  2. Adagio e piano sempre (si minore)
  3. Allegro
Organico: clavicembalo, 2 violini, viola, continuo
Composizione: 1738
Edizione: Peters, Lipsia, 1851

Trascrizione per clavicembalo del Concerto per violino BWV 1042

Guida all'ascolto (nota 1)

È di datazione incerta, ma forse deve essere ascritta all'ultimo periodo della vita di Bach, la composizione di un gruppo di concerti per clavicembalo al quale appartiene, fra gli altri, quello in re maggiore BWV 1054. Molto probabilmente si tratta dell'adattamento per il Collegium Musicum di un precedente Concerto per violino in mi maggiore (BWV 1042), la cui composizione riporterebbe ancora una volta alla produzione giovanile di Bach. Il rapporto fra il solista e il ripieno orchestrale è quello tradizionale di un'alternanza dei ruoli, con un costante avvicendamento di primi piani. Rispetto alla versione originaria con il violino, in quella con il clavicembalo il solista suona però senza interruzioni, sfilando a volte nella parte dell'accompagnamento e nella realizzazione di una sorta di basso continuo che segue con puntualità lo sviluppo del discorso orchestrale. Nel primo movimento, da segnalare è soprattutto la costruzione cantabile del disegno melodico, realizzata da Bach con un'ampiezza di strutture che va molto al di là dei modelli italiani dai quali aveva tratto ispirazione, mentre nel successivo Adagio la prevalenza della melodia sembra già accennare precocemente, più che all'aria d'opera, a quel gusto per la forma del Lied che avrebbe caratterizzato un'ampia porzione del concertismo romantico. Un'inserzione di questo tipo, anche se di carattere più improvvisativo, si poteva già notare nella cadenza del primo movimento, nella quale il clavicembalo si distacca in modo significativo dall'originario palinsesto violinistico. Ma è soprattutto nel finale in forma di rondò che Bach accentua l'indipendenza della seconda versione di questo Concerto, scegliendo soluzioni ritmiche e virtuosistiche che valorizzano la tecnica peculiare dello strumento a tastiera.

Stefano Catucci


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 5 marzo 2000

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Ultimo aggiornamento 12 novembre 2013
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