Glossario



Concerto nach italienischen Gusto (Concerto in stile italiano) in fa maggiore, BWV 971

Musica: Johann Sebastian Bach
  1. ...
  2. Andante (re minore)
  3. Presto
Organico: clavicembalo
Composizione: 1735
Edizione: Chr. Weigel jr., Norimberga, 1735 (insieme all’Ouverture in stile francese BWV 831)

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

La composizione del Concerto secondo lo stile italiano BWV 971 si riallaccia al periodo trascorso a Köthen, quando l'interesse di Bach era volto quasi esclusivamente alla musica strumentale. La scrittura di questa pagina, come anche quella dell'Ouverture francese, indica chiaramente che le due opere furono concepite per un clavicembalo a due manuali, indispensabile per ottenere gli effetti di piano e forte che imitano sapientemente le contrapposizioni tutti-solo proprie del concerto grosso italiano. Il contrasto è straordinario: da un lato l'agilità, la snellezza, la brillantezza degli «episodi solistici» nel piano (II manuale), dall'altra la forza, la robustezza e la potente sonorità del tutti nel forte (I manuale). Anche dal punto di vista strutturale, naturalmente, il Concerto italiano è concepito secondo la forma-ritornello tipica del concerto vivaldiano: un motivo principale esposto dal tutti, detto appunto ritornello, si alterna a episodi contrastanti affidati al solista.

Il tema del ritornello dell'Allegro iniziale è regolare e simmetrico: quattro battute di proposta alla tonica cui rispondono quattro battute di controproposta alla dominante. Le successive sezioni sono ben delineate e separate fra loro da perentorie cadenze: il ritorno ciclico del ritornello in diverse tonalità, è intercalato da tre episodi in cui spicca la linea melodica della mano destra sostenuta dalle scivolanti armonie della sinistra.

L'attacco dell'Andante, scritto in forma bipartita, è decisamente di sapore vivaldiano, a ulteriore conferma del modello assunto da Bach per questa composizione: un'unica, lunghissima, linea di canto (l'analogia col concerto barocco farebbe qui pensare a un violino solista) si snoda sinuosa dall'inizio alla fine sopra un basso ritmicamente regolare ma in continua e inquieta evoluzione armonica, quasi una specie di orchestra con sordina.

Anche il travolgente Presto conclusivo è scritto in forma di ritornello, con un motivo principale ascendente pieno di vita e di verve ritmica riproposto su diversi piani tonali e alternato a vivacissimi episodi «solistici»; il tutto senza soluzione di continuità, in un discorso musicale fluido e ritmicamente serrato.

Carlo Franceschi De Marchi

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Nel 1734 esce la seconda parte della Clavier-Übung che contiene l'Ouverture in stile francese BWV 831 e il Concerto nach Italienischen Gusto (Concerto alla maniera italiana) BWV 971 il quale, nonostante la definizione (il termine "concerto" indicava infatti un brano strutturato su un organico orchestrale con la contrapposizione di soli e tutti) è ideato da Bach esclusivamente per lo strumento solista senza accompagnamento. E la cosa straordinaria è che in questo lavoro il compositore ottiene l'effetto dell'insieme strumentale (nei diversi ruoli concertanti) con un energico contrasto sonoro delle tastiere del clavicembalo (in Germania infatti, al contrario dell'Italia, veniva utilizzato appunto uno strumento a due "manuali").

Il riferimento allo stile "italiano" appare sicuramente comprensibile per chi, come Bach, aveva familiarizzato fin dagli anni della giovinezza con i lavori di Vivaldi, Albinoni, Marcello. E il Concerto BWV 971 è una sorta di epitome delle maniere e degli stilemi italianizzanti, ripensati naturalmente dal maestro di Lipsia in maniera del tutto personale. A partire dal primo Allegro in cui, con incredibile chiarezza e sorprendente efficacia, il compositore riesce a far emergere - da quell'"unica" tastiera - il dialettico gioco dei soli e dei tutti; esemplarmente modellato sui grandi tempi lenti cantabili dei Concerti di Vivaldi e Albinoni è poi l'incantevole e assorta melodia dell'Andante centrale dalla quale si ritorna - senza nessun invidia per la sonorità di una piena compagine orchestrale - all'esplosione vitale del trascinante Presto conclusivo.

Laura Pietrantoni

Guida all'ascolto 3 (nota 3)

Seguendo la formula di un'opposizione faccia a faccia che in quegli anni stava diventando abituale, nella raccolta Zweiter Theil der Clavier Ubung pubblicata a Norimberga dall'editore Christoph Weigel nel 1735, sono posti uno dopo l'altro due brani concepiti rispettivamente in stile francese e in stile italiano: il primo è il Concerto nel gusto italiano BWV 971, il secondo l'Ouverture nella maniera francese BWV 831. La differenza fra i due, molto marcata, mostra chiaramente cosa Bach cercasse nella musica italiana e quali elementi, in essa, lo attraessero al punto da fargli ignorare eventuali diversità di ispirazione.

In effetti un autore per antonomasia severo, come Bach, animato da una religiosità protestante e del tutto estraneo al mondo del teatro lirico, sembra quanto di più lontano possa esservi dal gusto italiano, che si suppone dominato dall'inclinazione per il canto e per la galanteria. Il Concerto italiano, invece, corona un confronto ventennale con la musica dei grandi maestri che Bach aveva iniziato a studiare e a trascrivere quando abitava a Weimar, dunque nei primi anni della carriera, e che lo avevano sempre affascinato per la qualità geometrica dell'organizzazione sia dei materiali compositivi, sia dell'orchestrazione: dunque per due motivi molto lontani dall'immagine stereotipata dello stile italiano. In luogo del continuo riferimento alla danza tipico della musica francese, nella quale la forma strumentale per eccellenza è quella della suite, lo stile italiano divide i tempi secondo gli andamenti: dunque indicazioni come "allegro", "adagio", "andante", "largo", "grave" o "moderato", con tutta la loro polivalente astrattezza, sostituiscono i concreti vincoli della "corrente", della "allemanda", del "minuetto" o della "giga". Inoltre, come la successione di queste forme di danza creava sequenze prive di schemi ordinati e tendenzialmente asimmetriche, così il gusto italiano privilegiava la simmetria, adottando come riferimento il sistema tripartito della successione allegro-adagio-allegro. Infine, se nello stile francese la contrapposizione fra il ripieno orchestrale e i solisti, o anche fra gruppi limitati di strumenti e il "tutti" diventava l'occasione per differenziare timbro e dinamica del suono, facendo di questi due elementi altrettanti aspetti della decorazione barocca, nel concerto di stile italiano si assisteva a una precisa ripartizione di compiti, con un'equa divisione fra ciò che spetta all'insieme e ciò che spetta al "solo" o al cosiddetto "concertino".

Trasportare la formula del concerto su un solo strumento, il clavicembalo, non era cosa nuova, anzi aveva già più di un parallelo nella letteratura musicale contemporanea, con autori oggi quasi dimenticati come Petzold o Tischer. In Bach, tuttavia, anche questa forma di adattamento diviene il pretesto per una sperimentazione di linguaggi, poiché la rinuncia a tutto quel che riguarda il colore strumentale e l'orchestrazione comporta per lui una piena concentrazione sull'aspetto stilistico del trattamento musicale. Con il Concerto italiano, infatti, Bach porta a termine un percorso di assimilazione della lezione dei maestri italiani che soddisfa il suo gusto per la geometria, ma che stimola anche l'invenzione facendo della regolarità una sua risorsa, e non un suo limite. Per lui il Concerto italiano rappresentava la chiusura di una fase di maturazione e l'inizio di un periodo nuovo, nel quale non avrebbe più avuto bisogno di confrontarsi con gli stili alla moda, italiano o francese che fossero. Forse per questo duplice ruolo di coronamento e di cerniera, Bach poteva dire all'allievo e biografo Johann Adolph Scheibe di cosiderare il Concerto italiano come la più amata fra le opere che aveva dato alle stampe.

Stefano Catucci


(1) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al n. 103 della rivista Amadeus
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,ù
Roma, Auditorium Parco della Musica, 27 marzo 2008
(3) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 29 novembre 2001

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Ultimo aggiornamento 3 aprile 2015
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