Glossario



Partita n. 4 in re maggiore, BWV 828

Musica: Johann Sebastian Bach
  1. Ouverture
  2. Allemande
  3. Courante
  4. Aria
  5. Sarabande
  6. Menuet
  7. Gigue
Organico: clavicembalo
Composizione: 1728
Edizione: presso l'Autore, Lipsia, 1731

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Le Sei Partite (BWV 825-30), pubblicate a partire dal 1726, a distanza di circa un anno l'una dall'altra, risalgono al periodo di Lipsia. Ripubblicate in un'edizione complessiva nel 1731, sotto il titolo di Clavir Ubung (sic), questi "esercizi per tastiera" costituivano una sorta di campionario di modi di far musica, presi in prestito da diversi generi musicali ed inseriti, poi, in una "forma" strutturalmente omogenea, ovvero la suite. Nelle Partite infatti, accanto alle quattro danze tipiche della suite (allemande, courante, sarabande, gigue), così come si era venuta articolando a cavallo tra il Sei ed il Settecento, ad opera anche dello stesso Bach, si vengono a collocare altri pezzi di diversa natura al fine di renderne lo stile più vario ed articolato: ciascuna di esse presenta un brano introduttivo ogni volta differente (Praeludium, Sinfonia, Ouverture, Preambulum, Fantasia, Toccata) ed inoltre uno o più brani "extravaganti" all'interno o a chiusura (Aria, Burlesca, Passepied, Scherzo). Con esse, dunque, il modello delle Suites inglesi (BWV 806-811) e delle Suites francesi (BWV 812-817) degli anni di Köthen viene decisamente superato, grazie anche alla maggiore organicità del ciclo stesso che pure si concilia ad un forte desiderio di sperimentare tutte le possibilità formali e strumentali offerte dalla tastiera (il termine Klavier infatti poteva designare sia il clavicembalo, sia l'organo, sia il clavicordo).

La Partita IV in re maggiore (BWV 828), in particolare, si apre con una ouverture francese bipartita la cui seconda parte è costituita da un'ampia fuga con tre sviluppi ed una breve coda; ad essa fa seguito una allemande di ampia cantabilità. Dopo la courante compare un'aria italiana, che costituisce in certo senso quasi un preludio alla sarabande. Dopo un breve menuet, a chiudere la suite è una gigue, che presenta nella seconda parte, anziché la consueta inversione del tema, un nuovo motivo melodico, mentre il primo tema viene a svolgere la funzione di controsoggetto.

Giancarlo Brioschi

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

La domanda se Bach sia eseguibile con il pianoforte moderno - e se sì, come debba essere eseguito - è un problema non secondario che già un "esperto" in materia, Glenn Gould, si era posto: "In effetti la tentazione di registrare Bach al clavicembalo era molto grande; sarebbe molto più facile e mi basterebbe un terzo del tempo per ciascuna sessione di registrazione. Col pianoforte possono riuscire male tante cose; perché riesca l'equilibrio delle voci intermedie sono indispensabili una grandissima cura e raffinatezza, che per il clavicembalo semplicemente non sono necessarie". Oggi, superate le smanie filologiche e le esecuzioni romanticheggianti, siamo più concentrati sul dato oggettivo di questa musica per tastiera, sul suo carattere composito, indefinito ed irregolare. Destinata all'uso domestico di abili "dilettanti", i brani erano pensati e predisposti per la "ricreazione dello spirito", e il termine generico di Klavierübung (ovvero esercizio per tastiera) sta solo ad indicare un tipo di composizione, libera o costretta in forme obbligate, che persegue un progetto unitario. Le sei Suites o Partite che, insieme ad altre composizioni, costituiscono il Klavierübung, furono pubblicate tra il 1726 e il 1730 e a differenza di simili pagine coeve dal sapore esplicitamente didattico (come ad esempio gli Essercizi di Domenico Scarlatti), la raccolta bachiana sembra più un campionario di stili e maniere propri di altri generi musicali trasferiti sulla tastiera. Denominatore comune è la Suite, intesa non come semplice successione di danze stilizzate ma come palestra di tecniche compositive nella quale il corso normale delle danze viene "alterato" da pagine in altro stile. Le Sei Partite costituiscono un ciclo organico e andrebbero ascoltate nella loro completezza, ma anche all'interno di ognuna di esse è possibile riscontrare la ricercata varietà delle forme e degli stili che è la ragion d'essere di queste composizioni.

Il godimento, non solo intellettuale, di questa musica passa necessariamente per la comprensione e l'assimilazione dei principi del contrappunto, fondamentali in genere per la musica colta ma soprattutto in quella che consideriamo didattica per definizione. In questo modo le imitazioni dei temi, la variazione delle cellule ritmico-melodiche, la risoluzione degli abbellimenti e tanti altri elementi riscontrabili in ogni pagina, avranno il loro giusto risalto e andranno ad arricchire la nostra "intelligenza" musicale.

Per aprire la Partita IV in re maggiore Bach sceglie la forma dell'Ouverture francese bipartita, costituita da una breve introduzione, dal carattere libero e improvvisativo, seguito da un'ampia Fuga estremamente rigorosa nell'impianto formale. L'Allemande ha una cantabilità piuttosto intensa con ampi melismi alla mano destra ed un raffinato gioco polifonico nella sinistra. La successione delle danze (Courante e Sarabande) è interrotta da un'Aria di gusto galante, una pagina più semplice nelle linee melodiche e nell'armonia, certamente un omaggio del compositore al gusto predominante dell'epoca. Dopo il breve Menuet, la Gigue chiude la Partita con un bell'esempio di stile fugato: in questo caso è il contrappunto rigoroso a subire la variazione e al posto della consueta inversione del tema nella seconda parte, Bach inserisce un nuovo motivo melodico, mentre il primo tema compare in questa seconda sezione in funzione di controsoggetto. Come sempre accade nelle composizioni più interessanti del compositore, il risultato finale è la grande varietà ottenuta con l'elaborazione sempre nuova dei medesimi elementi.

Fabrizio Scipioni

Guida all'ascolto 3 (nota 3)

La Partita n. 4 fu la penultima a essere pubblicata separatamente, nel 1728; rispetto alla Sesta, presenta caratteri più lieti e distesi. Per il brano introduttivo Bach adottò la forma dell'Ouverture bipartita alla francese, con una prima parte lenta seguita da una sezione più mossa. Particolarmente maestoso l'avvio, con blocchi accordali scanditi su un solenne ritmo puntato e alternati a rapide volate virtuosistiche. Dopo la ripetizione della prima parte, la sezione più veloce si dipana su un movimento quasi di Giga, dando vita a un brano di fluida elaborazione contrappuntistica, dove il serrato susseguirsi delle imitazioni non compromette mai la fantasia dell'invenzione strumentale. All'Ouverture succedono le prime due danze «d'obbligo»: l'Allemande sviluppa un motivo di tranquilla effusione cantabile in progressive modificazioni ritmiche, compiacendosi di imprevedibili deviazioni armoniche; la Courante si slancia in figurazioni più bizzarre, dalle quali scaturiscono frequenti articolazioni contrappuntistiche, che sottopongono gli spunti ritmici e melodici a sviluppi estrosi e di brillante rilievo virtuosistico. È quindi il momento della prima «galanteria» introdotta nella struttura tradizionale della Suite, con un'Aria che nella sua aggraziata linearità melodica, sottolineata dalla regolarità delle sincopi e dalle distese fioriture, prepara la pacata ma intensa espressività della Sarabande, dove Bach in parte rinuncia alla profonda drammaticità che gli è consueta in questa forma di danza per spostarsi su un piano più metafisico e speculativo, affidando alla mano destra, contro il regolare moto dei bassi, escursioni melodiche dilatate spesso in ampi intervalli ascendenti. Ancora un intermezzo con il Menuet, di ricercata varietà ritmica, quindi un nuovo slancio virtuosistico e contrappuntistico con la Gigue conclusiva, avviata dal motivo principale privo d'accompagnamento a mo' di un soggetto di Fuga e condotta con straordinaria vivacità d'invenzione di un inarrestabile fluire e accavallarsi di figurazioni.

Daniele Spini


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 2 maggio 1991
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 7 novembre 2003
(3) Testo tratto dal programma di sala del Concerto del Maggio Musicale Fiorentino,
Firenze, Teatro Comunale, 8 giugno 1981

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Ultimo aggiornamento 26 ottobre 2017
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