Glossario



Partita n. 6 in mi minore, BWV 830

Musica: Johann Sebastian Bach
  1. Toccata
  2. Allemande
  3. Courante
  4. Air
  5. Sarabande
  6. Tempo di Gavotta
  7. Gigue
Organico: clavicembalo
Composizione: 1730
Edizione: presso l'Autore, Lipsia, 1731

Tratto dal n. 5 dell’Anna Magdalena Bach Notebook (1725)

Guida all'ascolto (nota 1)

Qualche volta si usa scherzosamente la sigla BHS per indicare Johann Sebastian Bach, Georg Friedrich Händel e Domenico Scarlatti, nati tutt'e tre nel 1685. Al tempo in cui questi semidei respiravano l'aria più pulita e si cibavano dei cibi più ecologici che il pianeta Terra forniva loro generosamente, a nessuno che avesse in zucca una briciola di sale sarebbe mai venuta la fantasia di indicare i tre come BHS. Händel, sassone trapiantato a Londra, era una celebrità europea, Scarlatti, napoletano rifugiatosi nella penisola iberica, era un uomo di corte noto negli ambienti diplomatici, e il turingio Bach, germanico di nascita e di stanza, godeva di una notorietà che oltrepassava di poco i confini della Sassonia. La fama dei compositori di un'epoca, quella barocca, in cui si consumava al 99% musica contemporanea, si misurava sulle pubblicazioni delle loro musiche. La quantità delle opere di Händel uscite in edizione a stampa vivente l'Autore è talmente alta da scoraggiare chi si mette a contarle. Scarlatti aveva cinquantatré anni quando vennero pubblicate a Londra trenta delle sue Sonate per clavicembalo, e poche altre sue raccolte uscirono ancora a Londra, a Parigi e a Norimberga prima della sua morte. Bach ebbe invece una... partenza a razzo: a ventitré anni gli toccò per la prima volta l'onore di far gemere i torchi con una sua Cantata, e l'onore si rinnovò quando aveva ventiquattr'anni. Solo che le spese della stamperia non le pagava un editore: le pagava il Consiglio della Chiesa di San Biagio di Mülhausen, che aveva Bach alle sue dipendenze. Poi Bach passò a Weimar, poi a Cöthen, poi a Lipsia, componendo una montagna di musica senza pubblicarne più una riga per quasi vent'anni.

A Lipsia si svolgeva - si svolge ancora - una famosa fiera, in cui si vendeva di tutto, e quindi anche la musica stampata. Noi siamo generalmente abituati a pensare a Bach come ad un mistico tutto preso dal servizio divino a cui doveva provvedere, e dimentichiamo che il Nostro fu capace di collezionare una ventina di figlioli, da nutrire e da educare con i proventi di un modesto salario fisso e di poche entrate straordinarie. Bisognava cercarli, gli incerti. Fatti i suoi calcoli, nel 1726 Bach decise di far stampare a sue spese una Partita da vendere, appunto, alla fiera di Lipsia.

Non sappiamo quante copie della neonata Partita finirono nelle mani di compratori. Ma una,copia, ora conservata a Bologna, faceva parte della biblioteca del Padre Martini, il famoso erudito. Ignoriamo del tutto come ci arrivasse, a Bologna, la Partita di un oscuro compositore tedesco. Possiamo però immaginare che Giovanni Battista Martini, frate appartenente all'ordine dei Minori Conventuali, chiedesse ad un confratello di Lipsia di spedirgli le novità musicali esibite nella fiera. Come che sia, una copia arrivò a Bologna, probabilmente altre copie andarono un po' di qua e un po' di là, e Bach potè ritenersi soddisfatto delle vendite al punto da decidere, l'anno dopo, di dare alla prima Partita una sorellina, e poi.... Insomma, nel 1731 veniva stampata la Partita n. 6 e alla raccolta completa veniva dato un titolo allettante: Esercìzio per tastiera consistente in Preludi, Allemande, Correnti, Sarabande, Gighe, Minuetti ed altre Galanterie, preparati per il piacere degli amatori da Johann Sebastian Bach. Nel 1735 la seconda parte dell'Esercizio per tastiera (contenente il Concerto nel gusto italiano e l'Ouverture alla maniera francese) venne stampata a spese di un editore di Norimberga. Successivamente qualche altro lavoro di Bach uscì a stampa, talvolta ad opera di editori, talvolta a spese dell'Autore. Händel sedeva dunque su un picco talmente elevato da sovrastare senza scampo le modeste collinette elevate da Bach e Scarlatti. La posterità provvide poi a modificare l'altimetria.

Le sei Partite pubblicate una all'anno dal 1726 al 1731 (i termini Partita e Suite, nella Germania del sec. XVIII, erano in pratica equivalenti) non risultavano affatto prive di una loro organizzazione complessiva: la Prima è in modo maggiore, la Seconda e la Terza in modo minore, la Quarta e la Quinta in modo maggiore, la Sesta in modo minore, nessuna tonalità di impianto viene ripetuta (si bemolle maggiore, do minore, la minore, re maggiore, sol maggiore, mi minore), e l'ampiezza delle prime tre Partite è inferiore a quella delle altre tre. In questa grande architettura la Partita n. 6 rappresenta il culmine della raccolta sia per vastità di proporzioni, sia per densità di contenuti, sia per impegno compositivo, sia per difficoltà tecnica.

La Partita si apre con una Toccata formata da una parte iniziale in stile improvvsatorio, un fugato a tre voci, una riesposizione della parte iniziale con un diverso andamento tonale. Si tratta, in un certo senso, di una sintesi della Toccata clavicembalistica, che nei modelli bachiani più sviluppati si articola in sei sezioni con Introduzione, Arioso, Fuga, Interludio, ripresa della Fuga e Coda. Nella Toccata della Partita n. 6, più schematica, restano comunque i due momenti contrapposti per non dire contradditori - della assoluta libertà formale dell'improvvisazione e della rigorosa condotta contrappuntistica della Fuga. La fantasia creatrice si sofferma a giocare con un "motto" di pochi suoni, poi da quel "motto" ricava un "soggetto" con cui costruisce il fugato, e ritorna infine al gioco sul "motto". Questa condotta formale è in realtà rara nella musica barocca, che si compiace in genere di simmetrie più sofisticate. Ma Bach non dimentica evidentemente di scrivere per e di dover vendere ad Amatori (Liebhaber), non a Conoscitori (Kenner). Toccherà a suo figlio Carl Philipp Emanuel, quasi quarantanni più tardi e in un contesto sociale cambiato, di livellare e unificare le due categorie di fruitori nei pezzi fürs Kenner und Liebhaber.

Nella Partita, come nella Suite, troviamo quasi sempre i quattro piloni portanti della Allemanda (danza di origine tedesca), della Corrente (francese), della Sarabanda (spagnola), della Giga (inglese). In cinque delle sei Partite, Bach si attiene strettamente a questo modello canonico fissato da Johann Jakob Froberger (1616-1667), le cui opere per tastiera, pubblicate postume alla fine del Settecento, avevano lasciato una traccia profonda nella cultura tedesca. Dopo Froberger era però invalso l'uso di inserire fra i quattro piloni qualche più snella colonna. Se il lettore osserverà con attenzione il titolo si accorgerà del fatto che Minuetti ed altre Galanterie formano un concetto solo. Nella Partita n. 6 le galanterie sono la semplicissima Aria che allenta la tensione dopo la malinconica Allemanda e la nervosissima Corrente, e il grazioso Tempo di Gavotta che separa la ipocondriaca Sarabanda dalla Giga furiosa. La progressione emotiva, dopo la Toccata che prepara il clima espressivo di ciò che poi verrà, è condotta da Bach con una sottigliezza e una conoscenza dell'animo umano portentose, e le due galanterie, con le loro graziette da paggi, rendono ancor più cupo lo sviluppo dalla malinconia alla pazzia. Anche quando componeva per il diletto degli Amatori, insomma, Bach non poteva non essere il drammaturgo shakespeariano delle Cantate e delle Passioni.

Piero Rattalino


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 12 marzo 2004

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Ultimo aggiornamento 12 gennaio 2014
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