Glossario



Preludio e fuga in do minore, BWV 546

Musica: Johann Sebastian Bach
Organico: organo
Composizione: 1708 - 1717 (fuga), 1730 circa (preludio)
Edizione: Kunst- und Industrie Comptoir, Vienna, 1812 circa

Guida all'ascolto (nota 1)

Per quanto il binomio "preludio e fuga" faccia pensare a composizioni concepite in un rapporto di stretta continuità, vi sono molti casi nei quali la scrittura di Bach, e più ancora il suo metodo di concatenazione degli elementi, procedono secondo un'associazione più libera. È sufficiente infatti che la logica e la struttura interna di due lavori di stesura anche lontana offrano un grado significativo di affinità, di "parentela", perché Bach possa comporre un insieme fatto di unità disparate. Il loro legame, in questi casi, si percepisce a partire da quel criterio quasi enciclopedico di "varietà" che egli continuava a tener presente anche nei cicli più coerenti, ma che a maggior ragione si riflette in quelli che a un primo colpo d'occhio si potrebbero definire quasi dei collages. Con ogni probabilità, il dittico del Preludio e fuga in do minore BWV 546 appartiene a questo genere di composizioni, dato che la prima parte è stata scritta a Lipsia intorno al 1730, mentre la Fuga risale agli anni di Weimar, verosimilmente al 1716. Una datazione diversa, che voleva l'insieme composto in modo unitario nel 1744, è stata infatti contraddetta dalle analisi delle fonti manoscritte.

A differenza di quanto avviene in altre pagine dello stesso tipo, il Preludio presenta un andamento regolare e per nulla divagante. Il tema ha un profilo ascendente, lineare, ma ripiega su se stesso una volta giunto al culmine, frantumandosi in un arabesco di scale eseguite alternativamente sui due manuali. La linea melodica deve essere stata costruita in analogia con il soggetto della Fuga, che infatti presenta sensibili somiglianze con l'idea portante del Preludio. Lo sviluppo contrappuntistico della seconda parte è comunque leggero, con un uso del pedale che per una volta non ha alcuna ambizione di autonomia, ma serve per lo più a rafforzare la massa sonora prodotta dallo strumento.

Stefano Catucci


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Basilica di Santa Maria degli Angeli, 25 maggio 2000

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Ultimo aggiornamento 22 febbraio 2015
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