Glossario



Sonata n. 2 in la minore per violino, BWV 1003

Musica: Johann Sebastian Bach
  1. Grave
  2. Fuga
  3. Andante
    Riutilizzato nella Sonata per clavicembalo BWV 964
  4. Allegro
Organico: violino
Composizione: 1720
Edizione: Simrock, Bonn, 1802

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Considerate, per riconoscimento pressoché unanime, come il vertice dell'intero repertorio per violino solo, le sei Sonate e Partite di Johann Sebastian Bach sono opere che hanno posto, e tuttora pongono, agli studiosi delicati problemi di carattere musicologico: di datazione, di destinazione, di prassi strumentale. Per quanto riguarda la datazione, l'autografo reca una data precisa, il 1720; ma questa data potrebbe riferirsi in realtà al momento di collazione della raccolta, forse in vista di una mai realizzata pubblicazione. Singolarmente, dunque, le Sonate e Partite potrebbero essere state scritte parecchi anni prima; lungi dall'essere una questione di modesto rilievo, la datazione è strettamente legata anche alla destinazione degli spartiti. Se la data del 1720 fosse attendibile, Bach avrebbe composto le Sonate e Partite nel corso della sua permanenza a Köthen, fra il 1717 e il 1723, il periodo in cui attese alla maggior parte delle proprie opere strumentali. Il compositore rivestiva infatti la carica di maestro di cappella presso la corte del principe Leopoldo di Anhalt-Köthen, ed era esonerato dalla produzione religiosa a causa della fede calvinista del principe (dato lo spazio minimo della musica nella liturgia calvinista). La sua attività era dunque rivolta esclusivamente all'ambiente di corte, all'orchestra (il Collegium Musicum) ed a singoli solisti, professionisti di eccellente qualità (quali del resto si convenivano ad un mecenate, squisito intenditore e musicista egli stesso, come il principe Leopoldo). In questo contesto Bach rivolse un'attenzione privilegiata al violino, sia come strumento concertante nelle composizioni orchestrali, sia come solista; la destinazione degli spartiti violinistici sarebbe, dunque, interamente profana, intesa come trattenimento di corte.

Non è escluso tuttavia, come si è visto, che le Sonate e Partite siano da ascriversi almeno in parte al periodo trascorso dall'autore a Weimar (1708-17); in tal caso la destinazione sarebbe invece sacra, e i brani potrebbero essere stati eseguiti nel corso delle funzioni religiose. A suffragare tale ipotesi vale anche la straordinaria complessità della scrittura solistica, pensata certamente in funzione di qualche determinato solista dalle mirabili doti, in possesso di una tecnica completa, in grado di superare difficoltà trascendentali; un simile dedicatario potrebbe essere stato Johann Georg Pisendel, strumentista sommo nella sua epoca, conosciuto da Bach proprio negli anni di Weimar. Converrà soffermarsi, dunque, proprio sulle peculiarità della scrittura violinistica bachiana; diversa, nelle Sonate e Partite, da quella dei Concerti, e tale da essere considerata un modello di inattingibile perfezione già in senso astratto, a prescindere dalla concreta applicazione nei singoli brani o movimenti: Tale astratta perfezione si basa quasi su un paradosso. Bach infatti impegna il violino, strumento "melodico" per vocazione e fìsicamente impossibilitato a emettere più di due suoni contemporaneamente, in una scrittura polifonica e contrappuntistica di straordinaria complessità, che giunge a dare all'ascoltatore il senso di tre e perfino quattro voci lineari che si muovano contemporaneamente; questa "forzatura" della natura violinistica, che richiede una perfetta tecnica policordale, viene realizzata con accorgimenti differenti dai diversi solisti. Per contro occorre osservare che anche laddove l'autore rispetta la natura monodica dello strumento, la linea melodica si muove perseguendo una sostanziale completezza del contenuto armonico, e garantendo così una mirabile ricchezza e autosufficienza al contenuto musicale.

Le Sei composizioni sono organizzate per "coppie" che associano ogni Sonata alla corrispondente Partita, secondo una logica di contrapposizione. Modello delle Sonate è infatti quello severo della Sonata da chiesa (in quattro movimenti secondo lo schema lento-veloce-lento-veloce, con una fuga al secondo posto), mentre le Partite si rifanno al genere profano della suite di danze, con una scelta di brani più libera.

La Sonata n. 2 in la minore BWV 1003 si apre dunque con un Grave introduttivo tipico dell'impianto "da chiesa", e segnato da una scrittura toccatistica animata da figurazioni estremamente complesse, con volate e fioriture minutamente suddivise; è una fantasia, ma anche una sorta di preludio al secondo movimento, una Fuga che è lunga quasi il doppio del Grave, e che costituisce certamente il vertice della complessità polifonica del violino conosciuta fino a quel momento; da un soggetto di sole otto note si anima una polifonia che appare ambiziosissima anche per l'uso delle corde doppie, triple e talvolta quadruple. In terza posizione troviamo un Andante ispirato al principio della melodia accompagnata, pagina che, secondo l'esempio di Corelli, non mantiene la tonalità degli altri tre movimenti, e che si differenzia rispetto alle pagine parallele delle altre due Sonate per adottare una forma bipartita. Chiude la mirabile Sonata un Allegro aperto da effetti d'eco, e basato su una energia ritmica propulsiva che rende perfettamente autonoma e prismatica nella sua scrittura la monodia violinistica.

Arrigo Quattrocchi

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

La composizione delle Sonate e delle Partite per violino solo risale al periodo 1717-1723 che Bach trascorse presso la Corte di Köthen. E come nel caso delle Suites per violoncello dello stesso periodo, bisogna rilevare anzitutto il modo assolutamente magistrale in cui il compositore ha saputo costruire delle ampie architetture sonore valendosi esclusivamente dei limitati mezzi di strumenti ad arco essenzialmente monodici, senza che queste opere diano mai l'impressione di volute melodiche alle quali siano state tolte le fondamenta armoniche. La riuscita realizzazione d'un tale assunto è condizionata a due fattori di ordine diverso: il primo riguarda la più intima struttura del discorso musicale caratterizzato da quella sinteticità in virtù della quale una sola linea sonora viene a racchiudere in sé una virtuale pluralità di parti diverse. Il secondo fattore si riferisce alla scrittura strumentale che, grazie ad un virtuosistico sfruttamento della tecnica delle doppie corde, permette a Bach di realizzare sul violino una effettiva polifonìa di due e persino tre voci, come sta a dimostrare appunto la Fuga, secondo tempo della Sonata in la minore, che, secondo la tipologia "da chiesa" è divisa in quattro tempi.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 16 novembre 2007
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 25 marzo 1981

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Ultimo aggiornamento 30 giugno 2016
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