Glossario



Sonata n. 3 in do maggiore per violino, BWV 1005

Musica: Johann Sebastian Bach
  1. Adagio
    Vedi a BWV 968 la trascrizione per clavicembalo
  2. Fuga. Alla breve
  3. Largo (fa maggiore)
  4. Allegro assai
Organico: violino
Composizione: 1720
Edizione: Simrock, Bonn, 1802

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Le sei Sonate per violino solo risalgono al periodo (1717-1723) che Giovanni Sebastiano Bach trascorse presso la Corte di Köthen. Com'è noto si tratta, per la precisione, di tre Sonate e di tre Suites o Partite; le prime, infatti, non allineano tempi di danza ma movimenti di vario andamento agogico e di diversa fisionomia formale. Come appunto la Sonata in do maggiore la quale alterna un Adagio a una Fuga, e un Largo a un finale Allegro assai. Anzi l'Adagio iniziale, nel suo motivo puntato tutto chiuso in se stesso e sospinto di battuta in battuta a mo' di ostinato ritmico fino allo scioglimento nelle ultime tre misure, può ben considerarsi una introduzione preparatoria allo scoccare della grande Fuga, tutta aperta ai più ampi sviluppi e scolpita da un mirabile approfondimento polifonico della materia sonora dello strumento. La Fuga esisteva già in una versione per organo e il soggetto è preso dalla prima frase del «Veni Sancte Spiritus».

Nel Largo il violino rientra nella cornice monodica, limitandosi a «toccare» il basso sotto le volute melodiche. Ritornato dal fa maggiore del Largo alla tonalità di do, lo strumento si sbriglia ora (Allegro assai) in una specie di perpetuum mobile. Cioè un flusso ininterrotto di veloci «semicrome» da dove, qua e là, come per subitanee illuminazioni, l'anima canora dello strumento pur riesce a emergere, «stampando» nell'orecchio dell'ascoltatore un fugace segno melodico.

Giorgio Graziosi

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Bach aveva una conoscenza diretta e approfondita della tecnica e delle risorse espressive degli strumenti a corda. Infatti, prima di essere clavicembalista e organista, egli era stato violinista e in tale veste aveva fatto parte da giovane dell'orchestra di Weimar, cercando di continuare e di rinnovare nello stesso tempo la importante tradizione violinistica tedesca, che già verso la fine del XVII secolo aveva raggiunto un notevole grado di perfezione nell'elaborazione e nello sviluppo del discorso polifonico, che mirava ad una più articolata costruzione formale con il suono di un solo strumento. Tanto è vero che Schweitzer sostiene la tesi che Bach, componendo per il violino, riuscisse a metterne in luce non solo la scioltezza e l'eleganza del fraseggio, ma anche la forza e la robustezza sonora tipica dell'organo. Una eloquente testimonianza dell'intelligenza e dello stile di Bach come violinista è racchiusa nelle tre Sonate (in sol minore, la minore, do maggiore) e nelle tre Partite (in si minore, re minore, mi maggiore) che furono scritte a Colonia intorno al 1720 e comprendono i numeri dal 1001 al 1006 del catalogo conosciuto con il nome di «Bach-Werke-Verzeichnis».

Mentre le Partite si richiamano alla forma della suite francese (Allemanda, Corrente, Sarabanda, Giga) e si riferiscono quindi ad una successione di danze, le Sonate si ispirano al modello italiano in quattro tempi di impronta corelliana, in cui però il secondo movimento (Allegro) è sostituito da una fuga, che può considerarsi il nucleo centrale della composizione nella sua complessa e geometrica sagomatura, come si può avvertire nella Sonata in programma stasera. Dopo un Largo disteso e melodicamente scorrevole (l'Adagio iniziale ha un andamento più sostenuto e quasi religioso) si giunge all'Allegro finale, il quale ha il taglio preciso e squadrato della toccata nel suo serrato ritmo unitario, adatto a concludere brillantemente il pezzo in cui si snodano, in un calcolato gioco di effetti, molti virtuosismi armonici e contrappuntistici, rivelatori della sigla compositiva bachiana.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Sala Casella, 6 giugno 1963
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Sala Accademica di via dei Greci, 28 aprile 1978

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Ultimo aggiornamento 9 febbraio 2014
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