Sonata in sol minore per violino (o flauto traverso) e clavicembalo, BWV 1020


Musica: Johann Sebastian Bach
  1. Allegro moderato
  2. Adagio (mi bemolle maggiore)
  3. Allegro
Organico: violino o flauto traverso, clavicembalo
Composizione: 1734
Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia, 1860

Attribuzione errata, composizione di Carl Philipp Emanuel Bach
Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Bach compose nove Sonate per flauto alle quali si aggiunge l'Ouverture in mi minore BWV 1067 che con-ede ampia funzione solistica a questo strumento. Le Sonate sono quattro per flauto e cembalo obbligato (BWV 1020, 1030, 1031, 1032), tre Sonate per flauto e basso continuo (BWV 1033, 1034, 1035), una Sonata per due flauti e continuo (BWV 1039) e una Partita per flauto solo (BWV 1013). Tuttavia alcune di queste Sonate sono di dubbia autenticità e le opinioni dei vari studiosi e musicologi, che si sono occupati della monumentale opera di Bach, sono discordanti. Ad esempio, proprio la Sonata in sol minore BWV 1020, che viene proposta nella versione per flauto e pianoforte, risulterebbe essere stata scritta per violino e nel periodo giovanile, anche se rivela una impronta flautistica. Questa è l'opinione di Wolfgang Schmieder, autore di un catalogo tematico di tutte le opere di Bach pubblicato nel 1950. Di diverso avviso sono Philipp Spitta e Wilhelm Rust, studiosi altrettanto importanti delle composizioni di Bach, i quali sono convinti dell'autenticità della Sonata in sol minore BWV 1020, tanto da definirla tout court Sonata per flauto per certe caratteristiche strutturali che si riferiscono a questo strumento. La questione, comunque, è rimasta sospesa e ognuno continua a sostenere le proprie tesi, pur non negando che questo pezzo si presta benissimo ad una esecuzione per il flauto traverso.

La Sonata in sol minore BWV 1020 rispecchia lo schema della Sonata italiana del tempo con l'alternanza tra allegro-adagio-allegro, impostata su una evidente semplicità melodica e su una scorrevole freschezza espressiva, in cui il flauto primeggia per la brillantezza degli accenti sonori, non priva di rilevanti difficoltà tecniche.

Ennio Melchiorre

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Nel novembre 1717 Bach accolse l'invito del principe Leopoldo di Anhalt-Cöthen e divenne maestro della sua cappella. A Cöthen Bach trascorse i sette anni più felici della sua vita. Il principe era un musicista di talento, la cappella era formata da 18 solisti di valore, e tutto il tempo libero della corte era dedicato allo studio dell'arte. Bach visse a Cöthen ammirato e stimolato dal gusto e dalla frequenza di un intenditore, e trasferitosi a Lipsia si rammenterà con nostalgia delle ore trascorse col principe Leopoldo. Cöthen osservava un rito luterano severo, la musica aveva poco spazio nella chiesa, ed i compiti di Bach erano limitati alla musica da camera. Gran parte della sua produzione strumentale vide la luce in quegli anni, e il suo carattere, sovente rivoluzionario rispetto alle forme del tempo, dipende dalla destinazione domestica e colta ad un tempo per cui fu composta.

L'infatuazione per il flauto traverso si diffuse in Germania all'inizio del Settecento. Fino al 1717 è probabile che Bach abbia adoprato soltanto il flauto diritto. Nel settembre 1717, recatosi a Dresda, egli ascoltò il flautista di quella orchestra e ne rimase colpito. Le risorse dello strumento vengono assimilate nel ritiro di Cöthen e ne sortiranno due serie di sonate: l'una per flauto e cembalo concertante, l'altra per flauto e basso continuo. Inoltre ci sono pervenute una sonata per flauto solo ed una per flauto e cembalo, meno elaborate dal punto di vista contrappuntistico e più legate allo stile violinistico. Tutte queste opere ci pervengono da autografi o copie in possesso di C. Ph. E. Bach, il cembalista di Federico il Grande, che dovette utilizzarle per lusingare la flautomania del sovrano.

La Sonata in sol minore per flauto e cembalo è espressamente destinata tanto al violino che al flauto. Il suo cantabile italiano e la sua semplicità contrappuntistica hanno indotto sospetti sulla sua autenticità.

Gioacchino Lanza Tomasi


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 5 aprile 1991
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 27 novembre 1974


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Ultimo aggiornamento 29 febbraio 2016