Glossario



Toccata, adagio e fuga in do maggiore, BWV 564

Musica: Johann Sebastian Bach
Organico: organo
Composizione: 1712 circa
Edizione: Körner, Erfurt, 1848

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

La Toccata, adagio e fuga in do maggiore appartiene al periodo in cui Bach fu organista alla corte di Weimar (1708-1717), il periodo più ricco della sua produzione organistica. Fu a Weimar che Bach ebbe modo di accostarsi alla musica italiana: se la conoscenza di Albinoni, di Legrenzi, di Corelli e soprattutto di Vivaldi ebbe importanza per la musica strumentale, quella di Frescobaldi - che Bach aveva già avvicinato attraverso Froberger - non mancò di influenzare le sue composizioni organistiche. L'esperienza diretta degli autori italiani giungeva in Bach dopo uno studio approfondito e appassionato dei suoi predecessori tedeschi: e non soltanto di Buxtehude, di Froberger, di Pachelbel, ma anche di Scheidt e di Scheidemann (e, quindi, per loro mediazione, dello stile di Sweelinck), di Boehm e di Muffat (e, attraverso quest'ultimo, della ricca organista francese). Ricchezza di idee e ordine costruttivo si assommano così nell'esperienza bachiana, irrobustita da una fede profonda in Dio e nell'uomo: ed è questa fede che alimenta incessantemente della sua operante vitalità l'attività creativa del musicista di Eisenach.

Si ritiene che la Toccata, adagio e fuga in do maggiore (che lo Schmieder colloca al numero 564 del suo catalogo tematico) appartenga ad uno dei primi anni del periodo di Weimar, più o meno il 1709. Il Dürr vede in questo lavoro per organo un diretto influsso del concerto strumentale italiano, in parallela testimonianza alle numerose trascrizioni per organo di questo stesso periodo. E' un influsso che investe anzitutto la forma, che è tripartita, contrariamente all'uso, seguito quasi sempre anche da Bach, che vuole i pezzi liberi fugati in forma bipartita (la prima parte come introduzione «improvvisante» alla fuga, un vero e proprio «preludio» sciolto da ogni obbligo formale e obbediente solo alla libera intuizione creatrice, una vera e propria «apertura» lirica esclusivamente modellata dall'estro della fantasia). E la tripartizione segue dappresso lo schema del concerto strumentale italiano: una prima parte in tempo veloce (la toccata), una seconda in tempo lento (l'adagio) e una terza nuovamente in tempo veloce (la fuga).

Carlo Marinelli

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

La Toccata in do maggiore BWV 564 è stata scritta a Weimar intorno al 1710 ed è costruita sul modello tripartito del concerto all'italiana. Si tratta di una soluzione decisamente rara nell'opera organistica di Bach, avendo come unico riscontro ulteriore le Sei Sonate in trio BWV 525-530, ma che corrisponde d'altra parte ad analoghe soluzioni adottate in alcune opere per clavicembalo dello stesso periodo. Le tre sezioni, Toccata, Adagio e Fuga, potrebbero essere state composte in momenti diversi, ma sono concatenate fra loro da un'unità espressiva di forte evidenza. L'inizio è una sorta di ampio preludio monodico, in stile di recitativo, esposto alternativamente sui due manuali con scale e spezzature che danno all'insieme un andamento piuttosto vivace. L'attenzione di Bach si sposta quindi ai pedali, con diciannove battute di virtuosismo ispirato agli esempi di Böhm, Buxtehude e Bruhns, ma esasperato in una serie di trilli, di gruppetti e di terzine che rendono particolarmente movimentato il passaggio. Un contrappunto in stile di fantasia che rinnova il gioco fra i due manuali chiude questa prima parte e conduce al bellissimo Adagio, costruito su una di quelle tipiche melodie ampie che Bach usava spesso nei concerti per strumento solista. La Fuga conclusiva basa il suo effetto sul ritmo incalzante, mentre il tema di partenza è piuttosto semplice e il trattamento contrappuntistico sostanzialmente libero, quasi a riprendere il tono espressivo del preludio iniziale.

Stefano Catucci


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Sala Accademica di via dei Greci, 9 febbraio 1968
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Basilica di Santa Maria degli Angeli, 17 maggio 2000

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Ultimo aggiornamento 15 febbraio 2015
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