Glossario



Toccata con fuga in re minore, BWV 565

Musica: Johann Sebastian Bach
Organico: organo
Composizione: 1708 circa
Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia, 1833 circa

Attribuzione incerta, forse è di Johann Peter Kellner

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Ci riporta alla prima giovinezza di Bach la celeberrima Toccata con fuga in re minore BWV565, pagina scritta (quando era organista ad Arnstadt?) da un compositore forse non ancora diciottenne, impegnato a conquistarsi una collocazione professionale stabile nella natia Turingia, e intento al contempo a maturare una cifra stilistica propria. Sul modello dello stylus phantasticus degli autori della Germania settentrionale (Buxtehude, Böhm, Bruhns), la Toccata, esuberante per rapsodica varietà ma anche intimamente coesa sul piano motivico, si articola nel succedersi imprevedibile e vorticoso di sezioni successive che rappresentano una vera e propria vetrina delle potenzialità della scrittura virtuosistica all'alba del Settecento, dalla pseudo-improvvisazione che apre e chiude la composizione, tra scalette rapidissime di biscrome, impressionanti raddoppi all'ottava, esposte settime diminuite, declamatori recitativi strumentali e meccanici passaggi in semicrome, fino alla distensione della fuga centrale (vasta sezione all'interno della toccata, ad essa tematicamente collegata, più che seconda parte d'un dittico "toccata e fuga") costruita sul medesimo motivo discendente, dissimulato in un reticolo di semicrome, che aveva aperto la toccata.

Raffaele Mellace

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Per molto tempo, sulla natura della Toccata e fuga in re minore BWV 565 si sono formulate le ipotesi più bizzarre: c'è chi vi ha visto la rappresentazione di un temporale, come se si trattasse di una piccola musica a programma, chi l'illustrazione di un salmo (il n. 35, la Preghiera di un giusto perseguitato) che la trascrizione di una perduta composizione bachiana per violino solo. Quest'ultima ipotesi, l'unica che trova ancora oggi qualche sostenitore, si può associare d'altra parte al lavoro di chi l'ha trascritta per pianoforte (Franz Tausig, Ferine ciò Busoni) o per orchestra (Leopold Stokowski), per sottolineare la forza di attrazione che quest'opera ha esercitato nel corso della storia, di fatto a scapito di altre composizioni bachiane rimaste inevitabilmente in ombra.

Lungi dall'essere una "sintesi" dell'arte organistica di Bach, la Toccata e fuga in re minore è un lavoro giovanile, scritto probabilmente all'epoca del suo soggiorno a Weimar, se non addirittura prima. Dal punto di vista formale, essa manifesta la piena adesione ai modelli della scuola tedesca del Nord, e in particolare a quello di Buxtehude, il quale aveva praticamente codificato un tipo di Toccata nella quale dominano la giustapposizione di episodi privi di concatenamento, l'inserzione di una serie di fugati e di passaggi virtuosistici relativamente isolati, o comunque ben distinti dal resto della composizione. Bach, in fondo, segue lo schema, ma lo fa con un'economia di mezzi che contrasta, paradossalmente, con l'effetto monumentale di quest'opera. L'articolazione è in tre parti: la prima è la Toccata vera e propria, nella quale Bach alterna lenti recitativi, arpeggi e progressioni improvvisamente più rapide, testimoniando l'impostazione inventiva e rapsodica della composizione; la seconda è una Fuga priva di complicazioni polifoniche, ma proiettata invece verso una semplificazione "concertante", cioè verso una scrittura più moderna, che tuttavia l'autore si limita ad abbozzare, per incamminarsi di nuovo verso le spigolosità della Toccata; l'ultima sezione, meno di venti battute in tutto, è quasi una silloge di frammenti musicali che si alternano a velocità e registri espressivi differenti, confermando l'esuberanza di una pagina indubbiamente destinata ad accendere l'immaginazione.

Stefano Catucci

Guida all'ascolto 3 (nota 3)

La Toccata e Fuga in re minore costituisce, senza dubbio, il lavoro più conosciuto di Bach (al punto che se ne sono fatte versioni per i più diversi complessi strumentali, e non sempre con il debito rispetto per i caratteri stilistici della matrice originale). I motivi di questa popolarità sono probabimente due: da una parte la chiarezza dell'impianto strutturale («le plus développé et le plus precis qui existe», ha scritto Schweitzer); dall'altra la prepotente forza espressiva che in questo lavoro sfrutta moduli linguistici nuovi e originali.

La Toccata prende le mosse da «toccatistici» virtuosismi per imporre una dialettica drammatica tra le più intense e grandiose dell'intera produzione bachiana.

La Fuga apre con un soggetto «a moto perpetuo» dominato dalla costante ripercussione della dominante del tono. Dopo di che il discorso musicale si amplifica fino a raggiungere il vertice dello splendore timbrico e della potenza espressiva.


(1) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al n. 268 della rivista Amadeus
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Basilica di Santa Maria degli Angeli, 17 maggio 2000
(3) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Sala Accademica di via dei Greci, 24 febbraio 1967

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Ultimo aggiornamento 14 dicembre 2016
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