Glossario



Egmont, ouverture in fa minore, op. 84

per la tragedia di Johann Wolfgang von Goethe

Musica: Ludwig van Beethoven
Organico: ottavino, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, timpani, archi
Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia 1810

Guida all'ascolto (nota 1)

Celebre uomo di guerra olandese, il conte di Egmont (1522-1568) servì negli eserciti di Carlo V, per i suoi meriti fu nominato governatore e comandante generale delle Fiandre e dell'Arlois, cercò un accordo tra cattolici e protestanti, e col suo atteggiamento fermo e dignitoso divenne un punto di riferimento della resistenza fiamminga contro il governo spagnolo, invasore personificato dal Duca d'Alba. Goethe ne fece il protagonista di una sua tragedia in cinque atti del 1787, caratterizzandolo come un personaggio solido e sereno («l'essere di buon umore, il pigliar le cose alla leggera e il vivere alla svelta, sono la felicità mia; e non la cambio con la sicurezza di una volta sepolcrale»), che non rinnega il suo passato di militare («Per noi che siamo anfibi neerlandesi, era un piacere sentirci nell'acqua, come per le ranocchie, e via dunque a massacrare i nemici a mucchi nel fiume, a spazzarli a schioppettate come anitre»), che accetta il ruolo di mediatore perché da un lato è fedele servitore della monarchia dall'altro condivide le sofferenze del suo popolo. Eroe che rifiuta di fuggire davanti alla minaccia, che non rinuncia al suo ideale di libertà, che viene giustiziato nonostante i tentativi della amata Klärchen di mobilitare il popolo che lo aveva osannato e che alla fine lo abbandona. Eroe che interpreta la sua morte come una vittoria sull'oppressione, lanciando un ultimo appello alla lotta per l'indipendenza: «Proteggete i vostri beni! E per salvare quello che vi è più caro, cadete con gioia, come ve ne dò io l'esempio!».

Quando Joseph Marti von Luchsenstein, direttore dell'Hofburgtheater di Vienna nel 1809 chiese a Beethoven, grande ammiratore di Goethe, di scrivere le musiche di scena per una ripresa del dramma, il compositore accettò con entusiasmo (Beethoven scrisse una sola opera, Fidelio, ma fu sempre attratto dal mondo del teatro come testimoniano l'Ouverture per il Coriolan di Henrich Joseph von Collin, e le musiche di scena scritte per due lavori di August von Kotzebue, Die Ruinen von Athen op. 113 e König Stephan op. 117). La stesura della partitura, che comprende un'Ouverture e nove pezzi (quatto intermezzi, due Lieder per soprano e orchestra, due "melodrammi", cioè scene recitate con accompagnamento strumentale, e una Sinfonia di vittoria, che richiama i temi dell'Ouverture) iniziò nell'ottobre del 1809 e fu portata a termine nel giugno del 1810, e il 15 dello stesso mese ci fu la prima esecuzione all'Hofburg-theater. Il 12 aprile 1911 Beethoven scrisse a Goethe: «[...] riceverà presto da Lipsia, tramite Breitkopf & Härtel, la musica per Egmont, questo magnifico Egmont che ho meditato, sentito e tradotto in musica con lo stesso entusiasmo di quando l'ho letto. Desidero molto conoscere il suo giudizio sulla mia musica. Anche se fosse di biasimo sarà proficuo per me e per la mia arte, e sarebbe bene accetto come il più grande elogio». A Goethe la musica piacque, e rispose a Beethoven sottolineando la perfetta coincidenza della musica con le sue idee poetiche. Il compositore in effetti vedeva descritti nel dramma di Goethe quegli ideali morali di derivazione kantiana, che gli erano sommamente cari, libertà, eroismo, sacrificio, volti a un fine superiore e al bene comune, oltre al tema della morte di un eroe che lo aveva ispirato a partire dalla giovanile Cantata per la morte dell'Imperatore Giuseppe II del 1790, e poi nella Marcia funebre della Sonata op. 26, nell'Oratorio Christus am Ölberg op. 85, nella Sinfonia "Eroica" (composta per «celebrare la memoria di un Grande»). «La vicenda individuale del personaggio storico viene superata in un'omerica celebrazione di ogni oppresso che lotta per la libertà. Per questa ragione si tratta di una delle composizioni in cui si manifesta più compiutamente il nobile idealismo eroico dell'animo di Beethoven, alimentato dalla lettura dei classici e dalla partecipazione appassionata agli eventi storici della sua età» (Mila). Nell'Ouverture, in fa minore, costruita sullo stesso modello Lento-Allegro dell'Ouverture del Coriolan, Beethoven rispetta i principi della forma-sonata, ma trasfomando la musica in un condensato dell'azione sia sul piano drammatico che su quello psicologico, imprimendovi un carattere eloquente e commovente, evitando però la magniloquenza per mettere in evidenza la fierezza e la dignità del suo protagonista. L'introduzione lenta (Sostenuto ma non troppo) si apre con un accordo all'unisono di tutta l'orchestra, poi si muove alternando gli accordi gravi degli archi e gli accenti imploranti degli strumenti a fiato, poi lascia emergere una breve frase lirica, sostenuta dal ritmo insistente degli archi e dei timpani. L'Allegro, che corrisponde al momento della lotta, è percorso da un'energia selvaggia ed è abilmente costruito da una serie di motivi, ciascuno ricavato da una cellula già ascoltata precedentemente. Gli archi sono trascinati in un grande crescendo, fino a che una transizione modulante dal maggiore al minore affievolisce la tensione e introduce un tema che è una variante del primo tema dell'introduzione e che ripropone la contrapposizione tra archi e fiati. Dopo lo sviluppo, che genera lo stesso clima di tensione e attesa dell'introduzione, la ripresa è prolungata da una coda, ancora giocata sulla opposizione timbrica e dinamica tra il fortissimo di quattro corni e una frase dolente degli archi. Tutto improvvisamente si arresta su un accordo in pianissimo, un momento di calma prima del crescendo e dell'accelerazione ritmica che sfociano su una fanfara gioiosa dei fiati che coincide con il trionfo degli ideali dell'eroe.

Gianluigi Mattietti


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorium Parco della Musica, 22 gennaio 2005

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