Glossario



An die ferne Geliebte (All’amata lontana), op. 98

Ciclo di sei lieder per voce e pianoforte
 
Musica: Ludwig van Beethoven
Testo: Aloys Jeitteles
  1. Auf dem Hügel sitz' ich spähend (Siedo sul colle, scrutando) - Ziemlich langsam und mit Ausdruck (mi bemolle maggiore)
  2. Wo die Berge so blau (Dove i monti così azzurri) - Ein wenig geschwinder (sol maggiore)
  3. Leichte Segler in den Höhen (Voi che veleggiate leggere nell'alto) - Allegro assai (la bemolle maggiore)
  4. Diese Wolken in den Höhen (Queste nubi nell'alto) - Nicht zu geschwinde (la bemolle maggiore)
  5. Es kehret der Maien (Torna Maggio) - Vivace (do maggiore)
  6. Nimm sie hin denn, diese Lieder (Accetta dunque questa canzone) - Andante con moto, cantabile (mi bemolle maggiore)
Organico: voce, pianoforte
Composizione: 1816
Edizione: Steiner, Vienna 1816
Dedica: Principe Lobkowitz

Guida all'ascolto (nota 1)

Il celebrato Liederkreis «An die ferne Geliebte» op. 98 (1816) è il più consapevole e ambizioso contributo beethoveniano alla letteratura liederistica. Come è noto, esso consta di sei canti su liriche di Alois Isidor Jeitteles, uno studente di medicina e poeta a tempo perso, i cui versi, pubblicati su vari almanacchi e riviste, eran piaciuti a Beethoven. I sei Lieder che esprimono altrettanti momenti di anelito, di rimpianto nostalgico, di vagheggiamento amoroso per una donna amata, la cui immagine è contemplata attraverso lo schermo della natura, sono concatenati tra loro in una vera e propria continuità del discorso musicale. In questo dato formale, oltre che in una maggiore complessità e partecipazione espressiva dell'apparato pianistico, si esaurisce tuttavia ogni novità del ciclo. Ciascuno dei sei episodi vocali consta della ripetizione, appena lievemente ritoccata ove lo richieda la diversità della scansione metrica dei versi, di una singola frase compresa per lo più nel sacramentale schema delle otto battute, l'unico elemento di varietà consistendo nel mutare delle formule d'accompagnamento pianistico e in alcune contrazioni ritmiche.

Non mancano momenti di grande fascino melodico, come la prima parte del sesto Lied «Nimm sic hin denn, diese Lieder», che precede l'eloquente chiusa col ritorno dell'idea iniziale, posta a ideale coronamento del Kreis; nel complesso, tuttavia, è difficile sottrarsi al senso di impacciata rigidezza, di compassata idealizzazione di una Sehnsucht amorosa ben altrimenti sofferta dal Beethoven epistolografo. Ardente amatore, almeno a parole, era l'uomo, non certo il compositore: ecco un argomento sul quale avrebbero di che sbizzarrirsi le ricognizioni psicanalitiche applicate alla musica, oggi tanto di moda.

Giovanni Carli Ballola

Testo
I
Auf dem Hügel sitz ich spähend
In das blaue Nebelland,
Nach den fernen Triften sehend,
Wo ich dich, Geliebte, fand.

Weit bin ich von dir geschieden,
Trennend liegen Berg und Tal
Zwischen uns und unserm Frieden,
Unserm Glück und unsrer Qual.

Ach, den Blick kannst du nicht sehen,
Der zu dir so glühend eilt,
Und die Seufzer, sie verwehen
In dem Räume, der uns teilt.

Will denn nichts mehr zu dir dringen,
Nichts der Liebe Bote sein?
Singen will ich, Lieder singen,
Die dir klagen meine Pein!

Denn vor Liebesklang entweichet
Jeder Raum und jede Zeit,
Und ein liebend Herz erreichet,
Was ein liebend Herz geweiht!
Siedo sul colle, scrutando
l'azzurra distesa nebbiosa
per scorgere il lontano sentiero
dove, o mia diletta, t'incontrai.

Sono lontano da te,
monti e valli ci separano,
ergendosi fra noi e la nostra tranquillità,
tra la felicità e il nostro martirio.

Ah, non puoi raccogliere lo sguardo
che si spinge infuocato verso di te,
e il sospiro: essi si disperdono
nello spazio che ci divide.

Non giungerà più nulla fino a te,
più nulla che sia messaggero d'amore?
Voglio innalzare canti d'amore
che ti confidino la mia pena!

Poiché di fronte al canto d'amore
svaniscono lo spazio e il tempo
e ciò che un cuore amante consacra
raggiunge un altro cuore amante!
II
Wo die Berge so blau
Aus dem nebligen Grau
Schauen herein,

Wo die Sonne verglüht,
Wo die Wolke umzieht,
Möchte ich sein!

Dort im ruhigen Tal
Schweigen Schmerzen und Qual.
Wo im Gestein
Still die Primel dort sinnt,
Weht so leise der Wind,
Möchte ich sein!

Hin zum sinnigen Wald
Drängt mich Liebesgewalt,
Innere Pein.
Ach, mich zog's nicht von hier,
Könnt ich, Traute, bei dir
Ewiglich sein!
Dove i monti, così azzurri,
si ergono
dal grigiore nebbioso,

dove si arrossa il sole
dove si sposta la nube:
là vorrei essere!

Là nella valle tranquilla
tacciono i dolori e le pene.
Dove la primula
medita quieta fra i sassi
e il vento mormora così sommesso:
là vorrei essere!

Là nel bosco che invita a meditare
mi attrae la forza dell'amore,
l'intinta pena.
Ah, nulla potrebbe allontanarmi di qui,
mia amata, se potessi essere
eternamente con te!
III
Leichte Segler in den Höhen
Und du, Bächlein, klein und schmal,
Könnt mein Liebchen ihr ersplähen,
Grüsst sie mir viel tausendmal.

Seht, ihr Wolken, sie dann gehen
Sinnend in dem stillen Tal,
Lasst mein Bild vor ihr entstehen
In dem luft'gen Himmelssaal.

Wird sie an den Büschen stehen,
Die nun herbstlich falb und kahl,
Klagt ihr, wie mir ist geschehen,
Klagt ihr, Vöglein, meine Qual.

Stille Weste, bringt im Wehen
Hin zu meiner Herzenswahl
Meine Seufzer, die vergehen
Wie der Sonne lezter Strahl.

Flüstr' ihr zu mein Liebesflehen,
Lass sie, Bächlein, klein und schmal,
Treu in deinen Wogen sehen
Meine Tränen ohne Zahl!
Voi che veleggiate leggere nell'alto,
e tu, piccolo ruscelletto,
potete ritrovare la mia diletta:
salutatela per me mille volte.

Guardatela, o nubi, mentre va pensosa
nella valle  tranquilla,
fate sorgere davanti a lei la mìa immagine,
nell'ariosa volta del cielo.

Ella starà accanto agli arbusti
che l'autunno spoglia e ingiallisce:
confidale quanto mi accade,
confidale, uccellino, la mia pena.

Porta volando vesti dimesse
all'eletta del mio cuore:
sono i miei sospiri che svaniscono
come l'ultimo raggio del sole.

Bisbigliale la mia supplica d'amore,
piccolo ruscelletto, fai che scorga
fedelmente nelle tue onde
le mìe innumerevoli lacrime.
IV
Diese Wolken in den Höhen,
Dieser Vöglein muntrer Zug
Werden dich, o Huldin, sehen,
Nehmt mich mit im leichten Flug!

Diese Weste werden spielen
Scherzend dir um Wang und Brust,
In den seidnen Locken wühlen,
Teilt ich mit euch diese Lust!

Hin zu dir von jenen Hügeln
Emsig dieses Bächlein eilt.
Wird ihr Bild sich in ihr spiegeln,
Fliess zurück dann unverweilt!
Queste nubi nell'alto,
questo gaio volo di uccelli,
potranno vederti, leggiadra fanciulla:
oh, prendetemi con voi, nel volo leggero!

Quelle vesti giuocheranno
scherzando sul tuo volto e il tuo seno:
nascosto nelle seriche pieghe
possa dividere con voi questo piacere!

Da quel colle, a te corre
rapido questo ruscelletto.
Fai che la sua immagine vi si rispecchi
e che torni poi qui, senza indugio!
V
Es kehret der Maien, es blühet die Au.
Die Lüfte, sie wehen so milde, so lau.
Geschwätzig die Bäche nun rinnen.

Die Schwalbe, die kehret zum wirtlichen Dach,
Sie baut sich so emsig ihr bräutlich Gemach,
Die Liebe soll wohnen da drinnen.

Sie bringt sich geschäftig von kreuz und von quer
Manch weicheres Stück zu dem Brautbett hierher,
Manch wärmeres Stück für die Kleinen.

Nun wohnen die Gatten beisammen so treu,
Was Winter geschieden, verband nun der Mai,
Was liebet, das weiss er zu einen.

Es kehret der Maien, es blühet die Au.
Die Lüfte, sie wehen so milde, so lau.
Nur ich kann nicht ziehen von hinnen.

Wenn alles, was liebet, der Frühling vereint,
Nur unserer Liebe kein Frühling erscheint,
Und Tränen sind all ihr Gewinnen.
Ritorna maggio, il prato fiorisce,
l'aria vibra così dolce, così tiepida.
I ruscelli tornano a scorrere, mormorando.

La rondine che torna al tetto ospitale
si costruisce con cura la stanza nuziale:
è l'amore che dovrà vivere là dentro.

Raccoglie operosamente, di qui e di là,
tante cose soffici per il letto nuziale,
tante cose calde per i piccoli.

Ora gli sposi vivono insieme, così fedeli:
ciò che l'inverno separa, il maggio congiunge.
Egli sa bene riunire chi si ama!

Ritorna maggio, il prato fiorisce,
l'aria vibra così dolce, così tiepida.
Io soltanto non riesco ad allontanarmi di qui.

Mentre la primavera congiunge tutto ciò che ama,
per il nostro amore soltanto non viene la primavera
e le lacrime sono il solo suo frutto.
VI
Nimm sie hin denn, diese Lieder,
Die ich dir, Geliebte, sang.
Singe sie dann abends wieder
Zu der Laute süssem Klang.

Wenn das Dämmrungsrot dann ziehet
Nach dem stillen blauen See,
Und sein letzter Strahl verglühet
Hinter jener Bergeshöh;

Und du singst, was ich gesungen,
Was mir aus der vollen Brust
Ohne Kunstgepräng erklungen,
Nur der Sehnsucht sich bewusst:

Dann vor diesen Liedern weichet,
Was geschieden uns so weit,
Und ein liebend Herz erreichet,
Was ein liebend Herz geweiht.
Accetta dunque questa canzone,
diletta, che io ti canto.
Torna a cantarla a sera,
sull'aria di un dolce motivo.

Quando il rosso crepuscolo raggiunge
il quieto mare azzurro,
ed il suo ultimo raggio s'incendia
dietro a quella montagna,

allora canta ciò che io ho cantato,
ciò che mi è sgorgato dal petto,
disadorno,
ispirato soltanto dalla passione.

Di fronte a questa canzone svanirà
quanto ci divide tanto profondamente:
ciò che un cuore amante consacra
raggiunge un altro cuore amante.
(Traduzione di Luigi Bellingardi)

(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Sala Accademica di via dei Greci, 4 dicembre 1970

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Ultimo aggiornamento 22 dicembre 2013
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