Glossario



Quartetto per pianoforte n. 3 in do maggiore, WoO36 n. 3

Musica: Ludwig van Beethoven
  1. Allegro vivace
  2. Adagio con espressione (fa maggiore)
  3. Rondò. Allegro
Organico: pianoforte, violino, viola, violoncello
Composizione: 1785
Edizione: Artaria, Vienna 1832

Guida all'ascolto (nota 1)

Prima di impegnarsi intensamente e definitivamente nella composizione del quartetto per archi, in cui racchiuse i suoi pensieri più intimi e riservati, così da toccare spesso la forma del soliloquio, Beethoven scrisse anche quartetti per pianoforte che rispondevano a certe esigenze musicali della società della fine del Settecento. Infatti, mentre i quartetti per archi erano considerati lavori complessi e difficili, tanto da richiedere la presenza esecutiva di musicisti professionisti, i quartetti per pianoforte, o anche i quintetti per pianoforte, erano classificati come un genere di minore importanza, perché rispondevano ad uno stile di conversazione musicale più semplice, più facile e in un certo senso di minore impegno artistico. La stessa struttura formale e il numero dei tempi riflettevano la diversità di questi componimenti rispetto al quartetto per archi; quest'ultimo si articola sempre in quattro o più tempi, a differenza del quartetto per pianoforte che ne ha al massimo tre e qualche volta due. Ciò significa che questo tipo di composizione non era molto elaborato e ubbidiva ad alcune regole ben precise dettate dal carattere amabile e mondano della musica, che veniva abitualmente suonata nei salotti della nobiltà e dell'aristocrazia del tempo.

Non per nulla Beethoven, man mano che si distacca spiritualmente da questa società e afferma con prepotenza la sua personalità, non tornerà più al quartetto per pianoforte, se si esclude la rielaborazione del Quintetto per fiati op. 16 come quartetto per piano e archi, e si dedicherà con indefessa passione allo studio del quartetto per archi, che egli predilesse e coltivò ininterrottamente insieme alla Sonata per pianoforte. E questa occasione di valutare e conoscere meglio le possibilità espressive del quartetto per archi gli fu offerta negli anni giovanili trascorsi a Bonn, quando frequentò la casa del principe Lichnowskj ed ebbe modo di ascoltare il Quartetto Schuppanzigh che suonava musiche di Haydn e di Mozart. Non a caso nel primo dei tre quartetti per pianoforte, quello in mi bemolle maggiore, si avverte la presenza della Sonata per violino in sol maggiore K. 379 di Mozart.

E proprio a Bonn nel 1785 furono composti i tre quartetti per pianoforte op. 36, di cui stasera viene eseguito il terzo in do maggiore. Appunti per l'Allegro in mi bemolle minore del primo quartetto si trovano in un libretto su cui Beethoven era solito segnare le sue idee musicali; il compositore portò con sé il manoscritto nel trasferirsi a Vienna, dove fu acquistato dall'editore Artaria e pubblicato nel 1828 nella successione delle tonalità così come è conosciuta oggi, e cioè mi bemolle maggiore, re maggiore e do maggiore. Il Quartetto n. 3 è articolato in tre tempi che denotano una freschezza di invenzione melodica e uno stato d'animo sostanzialmente sereno e aperto, lontano da quegli atteggiamenti corrucciati e drammatici tipici di questo artista profondamente romantico. Brioso e brillante è l'Allegro vivace del primo tempo, in cui il pianoforte svolge un ruolo armonicamente rilevante nei confronti degli altri strumenti. Dolce e cantabile, soffuso di un delicato sentimento di malinconia, è l'Adagio, che serve a preparare l'atmosfera scherzosa e punteggiata da una piacevole varietà ritmica dell'Allegro finale, che termina con un accordo festoso e pieno di giovinezza. E' un quartetto dalla forma semplice e priva di qualsiasi messa in scena, quasi un colloquio tra persone ohe si scambiano pensieri amichevoli e distensivi.

Ennio Melchiorre


(1) Testo prelevato dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Sala Accademica di via dei Greci, 8 novembre 1974

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Ultimo aggiornamento 2 novembre 2012
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