Glossario



Sei lieder da poesie di Gellert, op. 48

Ciclo di sei lieder per voce e pianoforte
 
Musica: Ludwig van Beethoven
Testo: Testo: C.F. Gellert
  1. Bitten (Preghiera) - Feierlich und mit Andacht (mi maggiore)
  2. Die Liebe des Nachsten (L’amore del prossimo) - Lebhaft, doch nicht zu sehr (mi bemolle maggiore)
  3. Vom Tode (Della morte) - Mussig und eher langsam als geschwind (fa diesis minore)
  4. Die Ehre Gottes in der Natur (La gloria di Dio nella natura) - Majestatisch und erhaben (do maggiore)
  5. Gottes Macht und Vorsehung (Potenza e Provvidenza di Dio) - Kraft and Feuer (do maggiore)
  6. Busslied (Canto di penitenza) - Poco adagio (la minore)
Organico: voce, pianoforte
Composizione: primavera 1803
Edizione: Artaria, Vienna 1803
Dedica: Conte Johann von Browne

Guida all'ascolto (nota 1)

Tanto più autentico appare il Beethoven dei Sechs Lieder von Gellert op. 48 (1803). Più che preghiere nel senso corrente del termine, le sei brevi liriche di Gellert si potrebbero chiamare meditazioni poetiche ispirate a un umanitarismo religioso estraneo ad ogni confessionalismo dogmatico, e non è difficile immaginare quanta eco potesse destare nella coscienza, del compositore la loro problematica esistenziale permeata di una pietas e di un mistico naturalismo illuministici. Il Maestro creò sei brevi e intensi canti dalle linee vocali e pianistiche tese e scavate.

Un certo aspro goticismo bachiano è avvertibile nel ricorso frequente alle rigide figurazioni di una scrittura polifonica (Bitten) che sembra invadere i domini dell'organo. Il brillìo squillante del «positivo» barocco vibra pure nel jeu di accordi e ottave del quarto canto Die Ehre Gottes aus der Natur, dove la contaminatio degli spiriti massonici è avvertibile anche nella linea vocale, riecheggiante i canti di Sarastro nel suo magniloquente intervallare per quinte e quarte. Ma il culmine è raggiunto da Vom Tode, una tra le più alte espressioni della problematica vocalità beethoveniana. Qui ogni battuta è un prodigio d'intensità ottenuta con i mezzi più semplici; dalla cruda dissonanza di seconda minore che sottolinea il fatale memento homo: «Meine Lebenszeit verstreicht - stündlich eil'ich zu dem Grabe»; al giro armonico «schubertiano» avanti lettera che sostiene il grido «Zu dem Grabe»; alla chiusa strumentale livida e greve, con quel profondo fa diesis ribattuto inesorabilmente. In questa pagina Beethoven scrisse forse la sua parola più alta nel genere del Lied, precorrendo le tetre meditazioni ad limina mortis dell'ultimo Brahms, ma con un protervo furore, una bruciante angoscia che cercheremmo invano nella laica rassegnazione dell'Amburghese.

Giovanni Carli Ballola

Testi
(Traduzione di Luigi Bellingardi)
Bitten

Gott, deine Güte reicht so weit,
So weit die Wolken gehen,
Du krönst uns mit Barmherzigkeit
Und eilst, uns beizustehen.
Herr! meine Burg, mein Fels, mein Hort,
Vernimm mein Flehn, merk auf mein Wort;
Denn ich will vor dir beten!
Preghiera

Dio, la tua bontà giunge così lontano
quanto vanno lontano le nubi;
Tu ci ricolmi di misericordia
ed accorri per assisterci.
Signore! Mia fortezza, mia roccia, mia patria;
accogli la mia invocazione, ascolta la mia parola,
che voglio pregare dinnanzi a Te!
Die Liebe des Nächsten

So jemand spricht: Ich liebe Gott,
Und hasst doch seine Brüder,
Der treibt mit Gottes Wahrheit Spott
Und reisst sie ganz darnieder.
Gott ist die Lieb, und will, dass ich
Den Nächsten liebe, gleich als mich.
L'amore del prossimo

Qualcuno afferma: io amo Dio,
eppure odia i suoi fratelli.
Questi si fa beffa della verità di Dio
e la calpesta completamente.
Dio è l'amore e vuole che io
ami il mio prossimo come me stesso.
Vom Tode

Meine Lebenszeit verstreicht
Stündlich eil ich zu dem Grabe,
Und was ist's, das ich vielleicht,
Das ich noch zu leben habe?
Denk, o Mensch, an deinen Tod!
Säume nicht, denn Eins ist Not!
Della morte

Il tempo della mia vita trascorre,
ogni ora mi avvicina alla tomba.
Quant'è ciò che, forse,
mi resta da vivere ancora?
Pensa, o uomo, alla tua morie!
Non  indugiare, perchè la cosa più importante è il
[pericolo!
Die Ehre Gottes aus der Natur

Die Himmel rühmen des Ewigen Ehre,
Ihr Schall pflanzt seinen Namen fort.
Ihn rühmt der Erdkreis, ihn preisen die Meere;
Vernimm, o Mensch, ihr göttlich Wort!
Wer trägt der Himmel unzählbare Sterne?
Wer führt die Sonn aus ihrem Zelt?
Sie kommt und leuchtet und lacht uns von ferne,
Und läuft den Weg, gleich als ein Held.
Onorare Dio nella natura

I cieli esaltano l'eterno Onore,
la loro eco trasmette il suo nome lontano.
Lo esalta la terra, lo lodano i mari:
ascolta, uomo, la loro parola divina!
Chi sostiene le innumerevoli stelle del cielo?
Chi guida il sole nel suo cammino?
Giunge e ci illumina e ci arride da lontano,
poi se ne va, pari ad un eroe.
Gottes Macht und Vorsehung

Gott ist mein Lied!
Er ist der Gott der Stärke,
Hehr ist sein Nam'
Und gross sind seine Werke,
Und alle Himmel sein Gebiet.
La potenza e la provvidenza di Dio

Dio è il mio canto!
Egli è il Dio dei forti,
augusto è il suo nome
e grandi sono le sue opere,
e tutti i cieli sono suo dominio.
Busslied

An dir allein, an dir hab ich gesündigt,
Und übel oft vor dir getan.
Du siehst die Schuld, die mir den Fluch verkündigt;
Sieh, Gott, auch meinen Jammer an.
Dir ist mein Flehn, mein Seufzen nicht verborgen,
Und meine Tränen sind vor dir.
Ach Gott, mein Gott, wie lange soll ich sorgen?
Wie lang entfernst du dich von mir?
Herr, handle nicht mit mir nach meinen Sünden,
Vergilt mir nicht nach meiner Schuld.
Ich suche dich, lass mich dein Antlitz finden,
Du Gott der Langmut und Geduld.
Früh wölkst du mich mit deiner Gnade füllen,
Gott, Vater der Barmherzigkeit.
Erfreue dich um deines Namens willen,
Du bist ein Gott, der gern erfreut.
Lass deinen Weg mich wieder freudig wallen,
Und lehre mich dein heilig Recht
Mich täglich tun nach deinem Wohlgefallen;
Du bist mein Gott, ich bin dein Knecht.
Herr, eile du, mein Schutz, mir beizustehen.
Und leite mich auf ebner Bahn.
Er hört mein Schrei'n, der Herr erhört mein Flehen
Und nimmt sich meiner Seele an.
Canto di penitenza

Verso di Te soltanto, verso di Te ho peccato
e sovente ho commesso del male al Tuo cospetto.
Tu vedi la colpa che mi annuncia la maledizione.
Guarda, Signore, anche alla mia disperazione.
A Te non sono ignoti la mia invocazione, i miei sospiri
e le mie lacrime sono davanti a Te.
O Dio, mio Dio, per quanto tempo dovrò temere?
Quanto resterai lontano da me?
Signore, non trattarmi secondo i miei peccati,
non mi ricambiare secondo la mia colpa.
Io cerco Te, lasciami trovare il Tuo volto,
Signore dell'indulgenza e della pazienza.
Colmami presto della Tua grazia,
Dio, padre di misericordia.
Compiaciti nel Tuo nome:
Tu sei un Dio che compiace volentieri.
Consentimi di seguire ancora con gioia la Tua strada,
e la Tua santa giustizia mi insegni
ad agire ogni giorno secondo la Tua volontà.
Tu sei il mio Dio, io sono il Tuo servo.
Signore, Tu che sei il mio sostegno, affrettati ad
[assistermi
e guidami su di una strada pianeggiante.
Egli ascolta il mio grido, il Signore ascolta la mìa
[invocazione
ed accoglie l'anima mia.
(Traduzione di Luigi Bellingardi)

(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Sala Accademica di via dei Greci, 4 dicembre 1970

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Ultimo aggiornamento 26 dicembre 2013
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