Glossario



Sestetto per fiati in mi bemolle maggiore, op. 71

Musica: Ludwig van Beethoven
  1. Adagio
  2. Allegro
  3. Adagio (si bemolle maggiore)
  4. Menuetto quasi allegretto
  5. Rondò. Allegro
Organico: 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni
Composizione: 1796
Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia 1810

Guida all'ascolto (nota 1)

Le Serenate e i Divertimenti scritti da Mozart hanno influenzato notevolmente le musiche per fiati scritte da Beetoven sia a Bonn che a Vienna. Naturalmente questa influenza non sta a significare che Beethoven sia un imitatore puro e semplice dello stile chiaro e scorrevole soprattutto di brillante effetto strumentale, impresso da Mozart a questo tipo di componimento, concepito per allietare le serate delle famiglie aristocratiche e principesche del tempo. Sotto questo profilo si sa che l'arciduca d'Austria, Maximilian Franz, divenuto poi arcivescovo di Colonia e principe elettore a Bonn, nutrì una vera e propria passione per i pezzi per pochi strumenti elaborati da Mozart, tanto da tenere in piedi nella sua corte una piccola orchestra a fiati di otto suonatori, che abitualmente eseguiva tutti quei lavori che si adattavano ad un organico così ridotto. Si sa anche che Beethoven scrisse per tale complesso strumentale nel 1792 il suo Ottetto per fiati (due oboi, due clarinetti, due corni e due fagotti) rielaborato dallo stesso autore a Vienna nel 1796 nella versione di quintetto ad archi op. 4.

Generalmente l'Ottetto in mi bemolle maggiore op. 103 e il Settimino in mi bemolle maggiore op. 20 per clarinetto, corno, fagotto, violino, viola, violoncello e contrabbasso sono considerate le composizioni più perfette di musica a fiati costruite da Beethoven, in quanto ogni elemento formale e linguistico raggiunge una organica ed equilibrata fusione espressiva, ma non bisogna sottovalutare la fresca inventiva musicale dei due Sestetti, quello in mi bemolle maggiore per due corni, due clarinetti e due fagotti op. 71, in programma stasera, e quello in mi bemolle maggiore per due corni, due violini, viola e violoncello op. 81 b. Il primo risale al 1796 e l'autore inviandolo all'editore ne parla in questo modo: «II sestetto è tratto dalle mie prime cose e per di più è stato scritto in una notte. Non c'è da aggiungere altro, all'infuori del fatto che il musicista ha composto opere migliori; ma per parecchie persone una musica simile è accolta sempre con favore ».

Dopo la prima esecuzione avvenuta a Vienna nel 1805 apparve sulla « Allgemeine Musikalische Zeitung » il seguente giudizio: «...Favorevole impressione ha suscitato il Sestetto per due corni, due clarinetti e due fagotti di Beethoven, composizione che brilla per spontaneità della melodia e la sorprendente ricchezza delle idee nuove. La parte del clarinetto è stata eseguita alla perfezione dal signor Joseph Beer, al servizio della casa del principe di Lichtenstein. Questo artista, oltre ad una sicurezza di intonazione, ha un modo amabile e gradevole di fraseggiare, specie nei momenti di maggiore delicatezza ». In queste frasi c'è il succo delle caratteristiche e della validità del Sestetto considerato da alcuni musicologi come il germe musicale del Settimino, esempio insuperato dell'arte illuministica pre-kantiana e senza travagli romantici.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Villa Borghese, 29 luglio 1980

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