Glossario



Trio per archi n. 5 in do minore, op. 9 n. 3

Musica: Ludwig van Beethoven
  1. Allegro con spirito
  2. Adagio con espressione (do maggiore)
  3. Scherzo. Allegro molto e vivace. Trio
  4. Presto
Organico: violino, viola, violoncello
Composizione: 1797 - 1798
Edizione: Artaria, Vienna 1798
Dedica:  Conte Browne

Guida all'ascolto (nota 1)

La tonalità di do minore su cui è costruito il Trio è quasi l'unica tonalità minore usata da Beethoven in questo periodo ed il motivo è forse la speciale aura che se ne sprigiona, tra l'eroico e l'emozionale. Più che nei due precedenti Trii dell'op. 9, il compositore ha curato con scrupolosa meticolosità la divisione del "lavoro" tra i tre protagonisti, alla ricerca di un difficile equilibrio tra strumenti così vicini nelle estensioni. Il dosaggio dei materiali (armonici, ritmici e melodici) è estremamente raffinato, segno di una raggiunta consapevolezza riguardo alle differenze tra questa formazione e, ad esempio, il quartetto. Non si pensi infatti al trio come ad un quartetto privo di uno strumento o al vecchio modello della "sonata a tre" con due parti dialoganti ed una di accompagnamento. Il Trio in do minore è forse il simbolo dell'autonomia raggiunta da questa formazione, autonomia tanto più evidente quanto più è scorrevole e senza incertezze l'uso di violino, viola e violoncello in tutte le loro specifiche caratteristiche tecniche e timbriche.

Nel primo movimento Allegro con spirito assistiamo al susseguirsi di vari temi melodicamente contrastanti e sottolineati con efficacia da modulazioni spesso desuete. Lontane regioni tonali vengono coinvolte per offuscare la tonalità d'impianto (do minore) che poi riemerge a poco a poco, quasi inaspettatamente. Oltre a ciò, Beethoven raggiunge forti accenti drammatici mettendo in scena elementi che saranno poi caratteristici del suo comporre futuro: ad esempio "grappoli" di sforzati sui tempi deboli delle battute, quasi a stordire l'ascoltatore, ed ancora ardui cromatismi che si stemperano in semplici arpeggi, oppure improvvisi vuoti nella scrittura che lasciano lo strumento superstite in un isolamento vertiginoso (da cui esce con velocissime scale discendenti).

Agisce per contrasto la tonalità di do maggiore del secondo movimento, Adagio con espressione, ma anche qui l'autore gioca a tenere col fiato sospeso l'ascoltatore coinvolgendolo in "stravaganze" armoniche. Più che altrove si fa sentire l'indipendenza degli strumenti chiamati a sostenere linee melodiche autonome e finanche contrastanti tra loro. Il violoncello, nel registro acuto, intreccia e confonde le sue sonorità con quelle di viola e violino creando squilibri timbrici verso l'alto che tendono l'arco dello sviluppo verso vertici inaspettati.

Nello Scherzo, dopo tanta originalità nella struttura, nei temi e nelle armonie, prevale invece la simmetria, l'ordine dei numeri e delle battute: prima sezione di 26 battute (13+13), seconda sezione di 32 (16+16), trio e ripresa. Il violino, come nella vecchia tradizione, prende il sopravvento divenendo protagonista unico di queste pagine e segnando con insolita evidenza tutti i passaggi da una sezione all'altra.

Gli ascoltatori più attenti riconosceranno nell'inizio del Finale (Presto) quello che potremmo definire uno dei marchi del compositore di Bonn, poiché tanti sono i luoghi nei quali ritorna questa figurazione (scala discendente seguita da due o tre note ascendenti seguite da pause; il rimando più immediato è allo Scherzo della Sonata in do magiare op. 2 n. 3 per pianoforte). Effettivamente l'incipit è costruito con un equilibrio perfetto tra movimento ed arresto, moto ascendente e discendente, vuoto e pieno, da risultare esemplare, pronto per essere riutilizzato nei contesti più diversi, quasi modello per eccellenza. Da un punto di vista formale l'elemento più sorprendente è la coda organizzata in modo armonicamente ingegnoso per far risultare originalissimo l'arrivo della tonalità di do maggiore che conclude, in piano, questo finale apertosi in modo così incisivo ed in tonalità minore.

Fabrizio Scipioni


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 25 novembre 1994

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