Glossario



Trentadue variazioni su un tema originale in do minore per pianoforte, WoO 80

Musica: Ludwig van Beethoven
Organico: pianoforte
Composizione: 1806
Edizione: Bureau des Arts et d’Industrie, Vienna 1807

Guida all'ascolto (nota 1)

Le Trentadue Variazioni in do minore, che furono un tempo celeberrime e che fecero parte dei repertori di tutti i grandi pianisti, sono assai poco note. Ben venga dunque questa riproposta da parte della signora Uchida, perché questa composizione di Ludwig van Beethoven presenta vari motivi di interesse e storico e critico, oltre ad essere esteticamente perfetta.

Nella prima parte della sua carriera Beethoven pubblicò con numero d'opera le composizioni che a parer suo rappresentavano meglio, per il pubblico, le sue ambizioni di artista che intendeva succedere a Haydn e a Mozart, e senza numero d'opera le composizioni d'occasione, che rispondevano a richieste del mercato editoriale. Perciò le Variazioni per pianoforte solo apparirono a stampa, fino al 1800, senza numero d'opera.

Con una decisione meditata che venne spiegata agli editori, Beethoven pubblicò nel 1803 con i numeri d'opera 34 e 35 le Variazioni in fa maggiore cosiddette "Modulari" e le Variazioni in mi bemolle maggiore su un tema del balletto Le creature di Prometeo, nonché le Bagatelle op. 33.

Beethoven aveva dunque stabilito che tutto ciò che usciva dalla sua fucina era degno di essere inserito «nella serie delle sue opere maggiori». E come "opere maggiori" vennero poi pubblicate le Variazioni sulla Marcia Turca op. 76, ma non le Variazioni su "God save the King" (1803) e le Variazioni su "Rule Britannia" (1803), né le Trentadue Variazioni in do minore composte nel 1806, che uscirono nel 1807. Le Trentadue Variazioni in do minore non fanno dunque parte delle "opere maggiori"? Un tempo si disse che Beethoven sentendole suonare in un salotto, avesse chiesto di chi fossero e che, sentito che erano sue, si era stupito. L'aneddoto non è documentabile, ma certamente Beethoven non dovette dare alle Trentadue Variazioni in do minore la considerazione che, secondo i posteri, gli spettava. Il principale motivo di interesse critico risiede nel fatto che il basso del tema è discendente per gradi cromatici e che viene richiamato costantemente nelle Variazioni: variazioni di un tema, sì, ma anche su un basso ostinato. Ora il principio del basso ostinato era un principio barocco, che era stato applicato nella Ciaccona e nella Passacaglia. Nel 1802 l'editore di Bonn Nikolaus Simrock, amico di Beethoven, aveva pubblicato le Sonate e le Partite per violino solo di Bach, sconosciute fino a quel momento. Non è illecito supporre, sebbene nessun documento lo attesti, che Beethoven venisse a conoscenza delle pubblicazioni e che leggesse la Ciaccona della Partita in re minore. Le Trentadue Variazioni in do minore sono formalmente organizzate come la Ciaccona: un gruppo di variazioni in modo minore forma la prima parte, un gruppo di variazioni in modo maggiore forma la seconda e un gruppo di variazioni in modo minore la terza. Le figurazioni ornamentali prevalgono sulla elaborazione armonica e/o contrappuntistica sia nella Ciaccona che nelle Trentadue Variazioni: nel caso di Bach ciò si spiega con il fatto che lo strumento impiegato è il violino senza accompagnamento di clavicembalo, ma nel caso delle Trentadue Variazioni si spiega solo con il riferimento a Bach, perché generalmente Beethoven introduce nelle sue variazioni perlomeno un Adagio molto ornamentato e armonicamente complesso. Le Trentadue Variazioni, dunque, come interpretazione simbolica della Ciaccona di Bach. E questo è un altro passo verso la riassunzione nella musica "moderna" di principi "antichi" del comporre.

Il primo passo era stato compiuto nel Finale delle Variazioni op. 35, con una Fuga finale preceduta da una variazione a modo d'Arioso, i passi successivi sarebbero stati compiuti con la Fuga che conclude il Quartetto op. 59 n. 3 (1806) e poi con la Sonata op. 102 per violoncello e pianoforte e con le ultime Sonate per pianoforte solo.

Piero Rattalino


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 5 Marzo 1999, pianoforte Mitsuko Uchida

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Ultimo aggiornamento 30 giugno 2011
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