Glossario



Drei Bruchstücke aus Wozzeck

Musica: Alban Berg
  1. Langsam (atto I, scene 2 e 3)
    Organico: soprano, ottavino, 2 flauti, 2 oboi, corno inglese, 2 clarinetti piccoli, 2 clarinetti, clarinetto basso, 2 fagotti, controfagotto, 2 corni, 2 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, grancassa, tamburo, piatti, tam-tam grande, triangolo, celesta, arpa, archi
  2. Tema e 7 variazioni con doppia fuga (atto III, scena l)
    Organico: soprano, 2 ottavini, 3 flauti, 4 oboi, 2 clarinetti piccoli, 4 clarinetti, clarinetto basso, 3 fagotti, controfagotto, 4 corni, 4 trombe, 4 tromboni, basso tuba, celesta, arpa, archi
  3. Langsam (atto III, scene 4 e 5)
    Organico: soprano, coro di ragazzi, 4 flauti, 4 oboi, clarinetto piccolo, 4 clarinetti, clarinetto basso, 3 fagotti, controfagotto, 4 corni, 4 trombe, 4 tromboni, basso tuba, timpani, grancassa, piatti, tam-tam grande e piccolo, tamburo, xilofono, frusta, celesta, arpa, archi
Organico: vedi i dettagli
Composizione: 1923
Prima esecuzione: Francoforte, Schauspielhaus, 11 giugno 1924
Edizione: Universal Edition, Vienna, 1924

Guida all'ascolto (nota 1)

Il Wozzeck, insieme al Pelléas debussiano, viene considerata l'opera più rappresentativa del teatro musicale del Novecento. In esso Berg, ispirandosi ai procedimenti dodecafonici schoenberghiani e senza tuttavia dimenticare la lezione di Mahler e le radici spirituali delle stratificazioni artistiche del XIX secolo, ha realizzato uno degli esempi più alti e convincenti di espressionismo musicale, legato a quel movimento di rinnovamento linguistico, estetico e figurativo che investì negli anni precedenti la prima guerra mondiale la cultura viennese. La trama del Wozzeck, che si dipana in tre atti e quindici scene ricavate dall'omonimo dramma di Georg Büchner, scritto nel 1836 con lo scopo di tradurre sulla scena una pagina drammatica della storia tedesca - la fallita rivoluzione del marzo 1848 - narra del povero soldato e stalliere polacco Franz Wozzeck, innamorato di una giovane, Marie, che gli ha dato un bimbo e vittima della donna infedele e dei rozzi e spietati superiori prussiani. Wozzeck cerca di raggranellare in ogni modo qualche soldo per aiutare Marie a sfamare il bimbo, ma ad un certo punto scopre il tradimento della propria donna. La sua mente sconnessa non regge a tanta umiliazione e in un momento di furore uccide l'amica e a sua volta muore annegato in uno stagno, nel tentativo di recuperare il coltello insanguinato. Accorrono bambini per vedere di che si tratta: tra di essi c'è il piccolo di Marie e di Wozzeck, che resta a giocare solo e ignaro di tutto, con il suo povero cavallino di legno.

Berg lavorò alla stesura della partitura del Wozzeck dall'agosto del 1917 all'aprile del 1921 e alla fine inviò la riduzione per canto e pianoforte, da lui stesso realizzata, a diversi teatri d'opera tedeschi e austriaci; nessuno si fece vivo per allestire l'opera. Il direttore d'orchestra Hermann Scherchen gli suggerì allora, nell'estate del 1923, di ricavarne una versione da concerto con alcuni frammenti sinfonici e cantati, che è poi la composizione oggi in programma. Questi frammenti, tre per l'esattezza, comportano la Marcia militare e la Berceuse (una delle pagine più toccanti e umane del Wozzeck) tratte dalla seconda e terza scena del primo atto; la lettura della Bibbia da parte di Marie (un'oasi lirica nel momento precedente la tragedia) che apre il terzo atto; le due scene conclusive (quarta e quinta) dell'opera, in cui lo squallore dell'allucinante tragedia, carica di riferimenti freudiani sulla predestinazione al male, assume toni musicali di straordinaria sintesi espressiva.

L'esecuzione dei tre frammenti, diretta da Scherchen a Francoforte l'11 giugno 1924, diede una certa rinomanza a Berg, tanto che il direttore d'orchestra Erich Kleiber si adoperò perché il Wozzeck fosse allestito dal Berliner Staatsoper. Dopo un numero lungo e minuzioso di prove l'opera andò in scena il 14 dicembre 1925, ma sollevò scandalo e la critica, per lo meno quella più importante, si abbandonò a feroci e astiose stroncature. Ciò non impedì che il Wozzeck, dedicato ad Alma Mahler, vedova del musicista al quale Berg fu molto legato, fosse rappresentato in altre città tedesche e nel 1942 all'Opera di Roma con Tito Gobbi come protagonista, diretta da Tullio Serafín e con la regia di Milloss (alla Scala di Milano il Wozzeck fu allestito nel 1955).

Il primo frammento è preso dalla seconda e dalla terza scena del primo atto. Dopo una introduzione strumentale, connessa con l'episodio di Wozzeck che raccoglie legna insieme ad un compagno, si ode il ritmo che accompagna la marcia dei militari con il Tamburmaggiore in testa, mentre Marie e la sua vicina Margret bisticciano in parlato. La marcia è interrotta da un passaggio dolente, cui segue la berceuse di Marie al suo bambino, pagina lirica densa di emozione. Ecco la traduzione italiana del testo:

Camera di Maria. Sera.
(La musica militare si avvicina)
Maria (vicino alla finestra col bimbo in braccio).
Tschin, bum! Tschin, bum, bum, bum, bum, bum! Senti gioia? Arrivano!
(La musica militare - col Tamburmaggiore alla testa - giunge nel vicolo davanti alla finestra di Maria).
[Margherita (dal vicolo guarda dentro alla finestra e parla con Maria)
Che uomo! Sembra un albero!]
Maria (guarda fuori dalla finestra)
Sta sulle gambe come un leone
(Il Tamburmaggiore saluta e Maria fa un cenno cordiale verso fuori).
[Margherita (come prima)
Oh, che occhi gentili, vicina mia! A cose simili non si è avvezzi!]
Maria (canta tra sé)
Soldati, soldati
Son bei ragazzi!
[Margherita (sempre parlando dal di fuori attraverso la finestra)
I vostri occhi luccicano].
Maria
Ebbene! Che vi importa? Portate i vostri occhi all'orefice e fateli pulire; forse potete ancora venderli per due bottoni.
[Margherita
Ma cosa! Voi, «signora verginella!» Io sono una donna per bene, ma voi, lo san tutti, non ve lo fate chiedere due volte!]
Maria (gridando)
Carogna! (Sbatte la finestra).
(La musica militare non si sente più)
(Maria sola col bambino).
Vieni, gioia! Cosa vuole la gente! Sei solo un figlio di sgualdrina; però quanta gioia mi fai provare col tuo viso disonorato! (culla il bambino)
Ninna nanna...
Ora ragazza che far?
È senza padre il bambino!
Ah, che cosa mai chiedo?
Canto l'intera notte:
Ninna nanna mio dolce ben,
Nessuno mi dà nulla per te!
Lega i sei bianchi cavalli,
Dà loro cibo ancor,
Non mangiano biada,
Non bevono acqua.
Puro, fresco vino ci vuol!
Puro, fresco vino ci vuol!
(Il bambino si è addormantato. Maria è assorta in pensieri. Si sente battere alla finestra).
Maria (sussultando).
Chi è (balzando in piedi) Sei tu, Franz? (apre la finestra) Entra, su!

Il secondo frammento è costituito dalla prima scena del terzo atto. Nella sua stanza, Marie, presa dal rimorso per aver ceduto al Tamburmaggiore, cerca consolazione nella lettura della Bibbia. Musicalmente, la scena è costruita come un'invenzione su un tema, con sette variazioni e una doppia fuga sviluppata su due soggetti di sette note. La parte vocale alterna il canto con la declamazione ritmica (Sprechgesang).

Maria (legge nella Bibbia)
«E non si trovò nessuna frode nella sua bocca.» Mio Dio! Mio Dio! Non mi guardare! (sfoglia di nuovo) «A lui i Farisei portarono una donna vivente in adulterio. E Gesù parlò: - In verità, non ti maledico: ma vattene e non peccare più». Signore! (si porta le mani al volto. Il bambino si stringe a lei, che lo osserva con angoscia) Il bimbo mi dà una fitta al cuore. Via! (lo allontana bruscamente da sé) Lui va a fronte alta! (improvvisamente raddolcita) Con me, con me! (attira il bambino a sé) Vieni! (raccontando) «C'era una volta un bimbo che aveva perduto i genitori. Intorno a lui solitudine e morte. E piangeva, vinto dall'angoscia, giorno e notte. Poiché quaggiù non aveva nessuno...» Non s'è fatto vivo. Ieri no; oggi no... (sfoglia frettolosamente la Bibbia) Che sta scritto, nella Bibbia, di Maddalena?... «S'inginocchiò ai suoi piedi e pianse, e poi baciò i suoi piedi e li bagnò di lacrime e con unguenti li unse...» (Si percuote il petto) Redentore! Vorrei ungere i tuoi piedi. Gesù, avesti misericordia: a me tu volgi gli occhi!...

Il terzo frammento riporta le due scene finali dell'opera. Wozzeck torna allo stagno, presso il quale ha ucciso Marie, e, travolto dagli incubi, vi annega; sopraggiungono il Capitano e il Dottore, che, dopo brevi commenti, si allontanano terrorizzati. La musica, nella sua invenzione su un accordo, si decompone gradualmente, sino a ridursi ad una pura vibrazione di timbri, a un brivido di raccapriccio. Nel linguaggio atonale del musicista si inserisce a questo punto l'invenzione su una tonalità (re minore), che costituisce l'interludio fra la quarta e la quinta scena dell'opera e che appare come un accorato lamento sulla sorte dei due sciagurati protagonisti. Nella quinta ed ultima scena il bambino di Marie e di Wozzeck gioca al sole con i suoi piccoli amici. Uno di questi reca la notizia che Marie è morta, ma il bambino non comprende e continua a dondolarsi sul suo cavalluccio di legno. La musica procede in una uniforme, quasi meccanica figurazione di crome, che sembra distendere un velo di indifferente oblio sul dramma conclusosi.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 14 ottobre 1984

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Ultimo aggiornamento 26 febbraio 2016
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