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Aroldo in Italia, op. 16

Sinfonia in 4 parti per viola concertante e orchestra

Musica: Hector Berlioz
  1. Harold aux montagnes. Scènes de mélancolie, de bonheur et de joie
    • Adagio (sol maggiore). Allegro
  2. Marche de pèlerins chantant la prière du soir
    • Allegretto (mi maggiore)
  3. Sérénade d'un montagnard des Abruzzes à sa maîtresse
    • Allegro assai (do maggiore). Allegretto. Allegro assai. Allegretto
  4. Orgie de brigands. Souvenirs des scènes précédentes
    • Allegro frenetico (sol minore)
Organico: viola solista, 2 flauti (2 anche ottavino), 2 oboi (2 anche corno inglese), 2 clarinetti, 4 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 2 Cornette, 3 tromboni, tuba, timpani, triangolo, piatti, tamburino, 2 tamburelli, arpa, archi
Prima esecuzione: Parigi, Salle du Conservatoire, 23 Novembre 1834
Dedica: à Monsieur Humbert Ferrand

Guida all'ascolto 1

La Francia rivoluzionaria presa dai suoi problemi e dalla preferenza napoleonica per musiche più leggere, italianizzanti, aveva tralasciato di coltivare gli sviluppi della nuova musica sinfonica. In mancanza di autori geniali il paese si dota della migliore orchestra del mondo, la Società dei Concerti del Conservatorio, fondata da Antoine Habeneck nel 1828, con il preciso scopo di far conoscere le sinfonie di Beethoven.

In questo contesto compare Hector Berlioz. Figlio di un medico del Delfinato, era tanto dotato musicalmente che a dodici anni scriveva le prime composizioni. Inviato a Parigi per seguire gli studi di medicina, si dedica completamente alla musica frequentando il Conservatorio. Nel 1831 vinta la borsa di studio del “Prix de Rome”, trascorre l’anno a Roma ed ha l’occasione per visitare l’Italia centro meridionale. Rientrato a Parigi avvia un’attività di critico musicale ed intanto comincia ad organizzare concerti delle proprie composizioni.

Incompreso dal pubblico per il suo vasto senso dell’orchestra che lo porta a concepire opere con organici sempre più ampi ed a volte anche irrealizzabili con i mezzi dell’epoca, è apprezzato da musicisti quali Liszt, Wagner e Paganini coi quali entra in rapporto di amicizia.

Nel 1834 Paganini cercava un brano per lanciare il suo nuovo strumento Stradivari e chiese all’amico Belioz di comporgli un concerto per viola ed orchestra che ne esaltasse le proprietà virtuosistiche, ma i due uomini erano troppo diversi per trovare un terreno d’intesa.

Berlioz inventa una nuova forma di concertazione che descrive nelle sue Memorie: "Pensai di scrivere per l’orchestra una serie di scene nelle quali la viola solista si trovava mescolata come un personaggio più o meno attivo conservando sempre un suo carattere". Paganini non può accettare una partitura in cui ha così poco da suonare e la rifiuta anche se la sua ammirazione per il brano resta tale che quattro anni più tardi versa a Berlioz la somma di 20.000 franchi. L’opera viene quindi affidata al violista Chrétien Uhran che la presenta al pubblico del conservatorio di Parigi il 23 Novembre 1834 sotto la direzione di Narcisse Girard.

I ricordi dei 15 mesi trascorsi a Roma come "pensionnaire" a Villa Medici e del culto di Byron che era stato il suo idolo letterario di quei giorni, portano il compositore a scrivere un’ opera genericamente ispirata al Childe Harold’s Piligrimage (Pellegrinaggio del giovane Aroldo), in cui alla viola tocca il compito di impersonare l’artista malinconico e nobilmente distaccato dalle scene pittoresche che si svolgono dinanzi ai suoi occhi e nelle quali si compiace di rispecchiarsi. Ad Aroldo da infatti voce il timbro scuro e melanconico della viola che rimane sempre in disparte rispetto alla scena. Berlioz prescrive in partitura che lo strumento solista sempre accoppiato all’arpa, sia disposto molto avanti, vicino al pubblico ed isolato dall’orchestra.

Il primo tempo "Aroldo tra le Montagne" (Adagio) che porta il sottotitolo di "Scene di malinconia, di felicità e di gioia" inizia con un Adagio in cui il progressivo arricchimento dell’orchestra ci apre una serie di scenari montani tra valli e dirupi sui quali aleggiano le melodie dei pastori. L’entrata della viola presenta il tema ricorrente dell’opera, una melodia di grande evidenza espressiva ben rappresentativa dell’indole di Aroldo-Berlioz e del suo stato d’animo nella solitudine montana di fronte alle "scene di malinconia" cui allude il sottotitolo. Le visioni di gioia dominano invece l’Allegro e scorrono su un ritmo quasi di salterello, in linea con l’immagine di gaiezza meridionale solita agli album di viaggio di ogni buon compositore europeo di ritorno dall’ Italia, da Mendelsshon in poi. Questa sorta di salterello viene completamente ripetuto ed al suo termine inizia un progressivo arricchimento orchestrale che alterna vasti squarci di gioia inframmezzati da ritorni di melanconia finché "Il movimento è diventato, poco a poco, circa il doppio più animato dell’inizio dell’Allegro" (nota di Berlioz). Dopo un breve intermezzo della viola che riespone il suo tema, inizia il gran finale.

Nel secondo movimento "Corteo di pellegrini che cantano la preghiera della sera" (Allegretto) l’intensità del suono determina la struttura del pezzo presentando una sorta di spazio teatrale che rende visibile la scena dei pellegrini che prima si avvicinano e poi si allontanano. Il brano inizia con un pianissimo che va gradatamente aumentando fino al forte centrale per perdersi poi gradatamente nella seconda parte. Alcuni rintocchi di campana ottenuti dalla combinazione di corni ed arpa, introducono il canto dei pellegrini in cui ad una frase melodica fa eco il mormorio di risposta della folla. A questo salmodiare si sovrappone la voce di Aroldo che ripropone il tema dell’Adagio iniziale. Raggiunto il suo culmine verso la metà del pezzo il brano comincia gradualmente a decrescere. Al corale centrale "Canto religioso" sostento dagli arpeggi della viola fa seguito la ripresa della processione salmodiante che si allontana lentamente. La ripetizione dei rintocchi della campana questa volta sostenuti dal pizzicato degli archi gravi ci accompagna verso il pianissimo finale.

Anche il terzo movimento "Serenata di un montanaro Abruzzese alla sua bella" (allegro assai) ha un impatto scenico con un tema di salterello affidato all’oboe ed all’ottavino che creano l’effetto di una zampogna. Al termine del salterello entra un Allegretto nel quale Berlioz ci fa ascoltare una serenata affidata alla voce del corno inglese. La voce di Aroldo si fa risentire con il ricordo del suo tema che si intreccia poi con le melodie pastorali dei montanari Abruzzesi. Dopo il ritorno dell’allegro assai col suo tema di salterello, nell’Allegretto la voce di Aroldo finalmente più disteso nei suoi pensieri, ci conduce al pianissimo finale.

Nell’ultimo movimento "L’orgia dei briganti" (Allegro frenetico) un susseguirsi di ricordi e di pensieri che ci introduco nell’atmosfera tumultuosa dell’orgia. Dopo il veloce inizio nell’Adagio la viola-Aroldo ricorda le visioni delle montagne "Ricordo dell’introduzione". Dopo un nuovo inserto dell’Allegro torna la visione della processione dei pellegrini seguita dal ricordo della serenata del montanaro, del sentimento di gioia provato nell’Allegro del primo tempo e da una reminiscenza dell’Adagio del tema di Aroldo. A questo punto il movimento si fa frenetico ed entriamo nell’atmosfera dell’orgia che si sviluppa tumultuosa. La voce di Aroldo tace quasi spettatore attonito di fronte a tanto tumulto, solo verso la fine in una pausa di calma torna il suo tema e la viola fa udire nuovamente la sua melodia, ma la sarabanda riprende frenetica e conclude il brano.

Terenzio Sacchi Lodispoto

Guida all'ascolto 2 (nota 1)

Nei primi mesi del 1834, nel corso di un incontro con Berlioz, verso cui manifestò più volte stima e ammirazione, Paganini, l'affascinante virtuoso di violino universalmente idolatrato ai suoi tempi, chiese al musicista di scrivergli un pezzo per viola di particolare brillantezza solistica. Berlioz compose, ma senza finirla, una fantasia drammatica per orchestra, cori e viola solista, intitolandola Les derniers moments de Marie Stuart e la sottopose all'attenzione di Paganini. Costui la giudicò subito "poco solistica" e non la prese in considerazione per una eventuale esecuzione in pubblico. Berlioz non si preoccupò eccessivamente del giudizio del suo amico violinista e conquistato da una nuova idea poetica suggeritagli dalla lettura del "Child Harold's Pilgrimage" di lord Byron in pochi mesi rielaborò il pezzo, dando vita alla sinfonia con viola solista Harold en Italie op. 16, finita di comporre il 22 giugno 1834 in una casetta a rue Saint-Denis, a Montmartre.

La prima esecuzione di quest'ultima composizione autobiografica di Berlioz ebbe luogo a Parigi il 23 novembre 1834 alla presenza di un pubblico quanto mai qualificato, tra cui spiccavano artisti e scrittori molto importatiti, come Eugéne Sue, Victor Hugo, Saint-Beuve, Lamennais, Heine, Alfred de Vigny, Alexandre Dumas e Liszt. Il direttore fu Narcisse Girard, mentre la parte solistica fu affidata al violista Urban.

La cronaca della serata, abbastanza lusinghiera per il musicista, fu raccontata dallo stesso Berlioz nei suoi "Mémoirs" con queste parole: «II primo brano non ebbe molti applausi per colpa di Girard, che non riuscì a trascinare abbastanza l'orchestra nella coda. La marcia dei pellegrini scatenò le richieste del bis... Nella seconda esecuzione, nel momento in cui, dopo una breve interruzione, si sentono di nuovo le campane del convento, l'arpista contò male le sue pause e si perdette. Allora Girard pensò bene di gridare all'orchestra: all'ultimo accordo, e tutti si ritrovarono sull'accordo, finale, saltando le cinquanta e più battute che lo precedono. Il resto filò via in maniera soddisfacente e tra l'interesse generale». Il lavoro rispecchia le regole e le caratteristiche della cosiddetta musica a programma, in cui attorno all'idea poetica centrale (l'idèe fixe come nucleo estetico fondamentale) ruotano diversi motivi che si richiamano direttamente e indirettamente al soggetto principale. Naturalmente non c'è alcun rapporto di interdipendenza tra il poema di Byron, dove si racconta di un viaggio immaginario del poeta inglese attraverso il Portogallo, la Spagna, la Grecia, la Svizzera e l'Italia, e la musica di Berlioz, che nel giovane Aroldo identifica se stesso per riandare con la memoria ad alcuni episodi del suo soggiorno a Roma e tra i monti dell'Abruzzo (1830-'31). Inoltre Berlioz sceglie la viola come strumento solista, perché ritiene che essa possa esprimere con la sua voce dal timbro scuro e dall'accento malinconico i tormenti romantici del suo animo.

La composizione si articola in quattro episodi che formano come quattro pannelli dello stesso affresco, dipinto dal musicista con quella ricchezza e varietà di orchestrazione che gli è congeniale e suscita alle volte ancora oggi un sentimento di stupefatta attenzione. La prima parte, Harold aux montagnes, si apre con un Adagio introdotto da un preludio orchestrale improntato a tristezza e ad un senso di solitudine. La viola espone il tema fondamentale, pieno di cantabilità dolente e allusivo alla personalità di Aroldo-Berlioz; viene quindi l'Allegro che modifica l'atmosfera della scena, resa più vivace e brillante dal ritmo spigliato dell'orchestra, in un fosforescente contrappunto con lo strumento solista. Il secondo brano, Marche des pélerins chantants la priére du soir, è un Allegretto di pungente effetto musicale: il suono della campana di un convento annunciante l'Angelus evoca lontani cori di penitenti che muovono in processione verso la chiesa del villaggio. La voce della viola si lega intimamente alle armonie degli altri strumenti, a cominciare da quelle degli archi e dei corni. Un Allegro è il terzo movimento, Sérénade d'un montagnard des Abruzzes a sa maitresse, in cui Berlioz dispiega tutta la sua abilità descrittiva e di pittore paesaggista. Le figurazioni ritmiche del flauto, dell'oboe e delle viole intessono giochi di gustose sonorità con i fiati e il corno inglese: sono zampogne e pifferi di una antica scena popolaresca. La voce solista commenta la serenata in chiave liricamente nostalgica. Il finale Orgie des brigands è un Allegro frenetico, dove la fantasia berlioziana si scatena per costruire una di quelle cattedrali di suoni che piacevano tanto all'autore de La Damnation de Faust. In esso si avverte l'eco amplificata delle tre scene precedenti, come una grandiosa conclusione orchestrale svolta sui temi già utilizzati e sviluppati nel corso della pittoresca composizione. La pagina, al di là di qualsiasi riferimento realistico, ha un prepotente piglio sinfonico che dilaga impetuoso e violento; il protagonista sembra silenziosamente sopraffatto e riesce ad emergere con il capo in mezzo a tanta orgia di suoni soltanto per poco prima della stretta conclusiva. Evidentemente la passione per l'orchestra prende la mano a Berlioz, che si dimentica di affidare una parte di adeguato rilievo alla timida viola, come se Aroldo si limitasse a guardare la scena a distanza, tutto preso dai suoi sogni e dalle sue fantasticherie.

Struttura musicale

  1. Harold aux montagnes. Scènes de mélancolie, de bonheur et de joie
    • Adagio (sol maggiore); Allegro
    Organico: ottavino, flauto, 2 oboi, clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 2 Cornette, 3 tromboni, timpani, triangolo, arpa, viola solista, archi
    Proviene da Intrada di Rob-Ray MacGregor (H54)

  2. Marche de pèlerins chantant la prière du soir
    • Allegretto (mi maggiore)
    Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, arpa, viola solista, archi
    • Canto religioso (do maggiore / mi maggiore)
    Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 4 fagotti, 4 corni, arpa, viola solista, archi

  3. Sérénade d'un montagnard des Abruzzes à sa maîtresse
    • Allegro assai (do maggiore); Allegretto; Allegro assai; Allegretto
    Organico: ottavino, flauto, oboe (anche corno inglese), 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, arpa, viola solista, archi

  4. Orgie de brigands. Souvenirs des scènes précédentes
    • Allegro frenetico (sol minore)
    Organico. ottavino, flauto, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 2 Cornette, 3 tromboni, timpani, piatti, 2 tamburelli, archi
    Souvenir de l'introduction
    • Adagio (sol minore); Allegro
    Organico: ottavino, flauto, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 2 Cornette, 3 tromboni, viola solista, archi
    Souvenir de la marche des pélerins
    • L'istesso tempo (fa diesis maggiore)
    Organico: ottavino, flauto, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 2 Cornette, 3 tromboni, viola solista, archi
    Souvenir de la sérénade du montagnard
    • L'istesso tempo (sol maggiore)
    Organico: ottavino, flauto, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 2 Cornette, 3 tromboni, timpani, piatti, tamburino, viola solista, archi
    Souvenir du 1er allegro
    • L'istesso tempo (do maggiore)
    Organico: ottavino, flauto, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 2 Cornette, 3 tromboni, viola solista, archi
    Souvenir de l'adagio
    • L'istesso tempo (do maggiore)
    Organico: ottavino, flauto, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 2 Cornette, 3 tromboni, tuba, timpani, viola solista, archi
    • Allegro frenetico (sol minore / sol maggiore)
    Organico: ottavino, flauto, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 2 Cornette, 3 tromboni, tuba, timpani, triangolo, tamburelli, viola solista, archi


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 15 Novembre 1987

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