Glossario
Testi delle arie



Cléopâtre, scena lirica per soprano e orchestra, H 36

Musica: Hector Berlioz
Testo: Pierre-Ange Vieillard de Boismartin
  1. Allegro vivace con impeto
  2. Recitativo
  3. lento cantabile
  4. Recitativo
  5. Méditation. Largo misterioso
  6. Allegro assai agitato
  7. Recitativo misurato
Organico: soprano, 2 flauti (2 anche ottavino), 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trobe, 3 tromboni, timpani, archi
Composizione: 2 - 23 luglio 1829
Prima esecuzione: Parigi, Institut de France, 1 Agosto 1829 (riduzione per pianoforte)
Scritto per: le Prix de Rome

Struttura musicale
  1. Introduzione in si bemolle maggiore per orchestra
    • Allegro vivace con impeto
    Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani, archi

  2. C'en est donc fait!
    • recitativo per soprano e orchestra
    Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani, archi

  3. Ah! qu'ils sont loin ces jours
    • aria in mi bemolle maggiore per soprano e orchestra - Lento cantabile
    Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani, archi

  4. Au comble des revers
    • recitativo per soprano e orchestra
    Organico: soprano, archi

  5. Grands Pharaons
    • meditazione in fa minore per soprano e orchestra - Largo misterioso
    Organico: 2 ottavini, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, timpani, archi
    Riutilizzato nella Tempête H52, nel Choeur d'ombres irritées n. 2 di Lélio H55, e nel Benvenuto Cellini H76

  6. Non!... non, de vos demeures
    • aria in la bemolle per soprano e orchestra - Allegro assai agitato
    Organico: oboe, 2 clarinetti, fagotto, archi

  7. Grands Pharaons
    • meditazione in fa maggiore per soprano e orchestra - Largo misterioso
    Organico: 2 ottavini, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, timpani, archi

Guida all'ascolto (nota 1)

A ventisei anni, nel 1829, Berlioz volle concorrere per la terza volta al Prix de Rome e per la terza volta fu scartato. Sembrava che quell'anno il premio fosse suo, i colleghi ne erano sicuri, perfino i professori commissari davano la cosa per fatta (racconta tutto Berlioz stesso nel XXV capitolo dei suoi ammirevoli Mémoirs). La commissione era fatta da musicisti famosi e temibili, Cherubini, Paër, Lesueur, Berton, Boïeldieu, Catel, i quali pur ben disposti bocciarono anche quella volta il promettente candidato giudicando la sua musica disordinata e astrusa. Così pensarono che non assegnare quell'anno nessun primo premio fosse meglio che incoraggiare un ingegno che manifestava tendenze del genere, come fu detto. E Berlioz stesso riconosce, con ironia, di essersi permesso invenzioni troppo nuove e libere per l'orecchio dei suoi giudici («...ritmo di sorprendente originalità, modulazioni enarmoniche...»). Qualche giorno dopo lo sconfitto incontrò l'elegante, e allora famoso, François-Adrien Boïeldieu (Berlioz riferisce tutto il lungo, meraviglioso dialogo parola per parola): «Ma mio caro ragazzo, che avete combinato? Voi avevate il premio in tasca e l'avete gettato via», «Vi assicuro, signore, che ho fatto del mio meglio», «Proprio questo. Non avreste dovuto fare del vostro meglio, il vostro meglio è troppo buono. Come potevo approvare una musica del genere, se la musica che piace a me più di ogni altra è la musica piacevole», «Mi sembra piuttosto difficile scrivere musica piacevole per una regina egiziana che si è avvelenata e si spegne in una morte terribile, torturata dai rimorsi», «Oh! So che avete sempre mille scuse pronte, ma non fa differenza; è sempre possibile essere gradevole» (e la conversazione va avanti saporita).

Qualche ragione Boïeldieu, Cherubini, gli altri dotti, il famoso soprano Mme. Dabadie-Léroux (che molto aveva faticato a dare un senso a ciò che cantava) - qualche ragione, dunque, l'avevano, che né loro né altri avevano mai incontrato musica di tale originalità e arditezza, né il giovane Berlioz, non proprio alle prime armi, aveva ancora mai scritto una pagina così: essa è, all'improvviso, il Berlioz eccentrico, ambizioso, altero e triste, l'artista maturo, insomma.

Il poema su Cleopatra assegnato dalla Commissione del Conservatorio è letteratura mediocre, anche se echeggia modelli eccelsi (Plutarco, Shakespeare, e in un pensiero anche Orazio), ma Berlioz vi si è immedesimato con straordinaria eccitazione. Gli spiriti del furore e della malinconia, della sconfitta e dello sdegno, ben familiari al Berlioz anche giovane, corrono per tutta la Cantata e la infiammano. La forza delle immagini e delle emozioni è tale che Berlioz riesce a dare evidenza descrittiva e perfino teatrale non solo ad ognuna delle parti del poema ma anche a ogni pensiero di Cleopatra, ad ogni azione, gesto, parola: la visione delle Piramidi, per esempio, il ricordo delle onde del mare di Azio, gli squilli della battaglia, lo scatto dello sdegno («Et la fille des Ptolémées a subì l'affront des refus!»), il guizzo dell'aspide, l'affanno del soffocamento.

La Cantata è divisa in tre parti, propriamente tre Arie di Cleopatra («Ah! Qu'ils sont loin ces jours» 'Lento cantabile', «Grands Pharaons, nobles Lagides», Méditation, 'Largo misterioso', «Du destin qui m'accable» 'Allegro assai agitato'), separate da pagine di recitativo e di declamato drammatico. La funebre Méditation è il momento centrale e più alto, ed è uno degli oscuri sortilegi sonori di cui Berlioz sapeva il segreto: la pagina parve all'autore stesso così rara e preziosa che, credendo egli inutilizzabile la Cléopatre dopo la bocciatura, due anni dopo riadoperò una parte della Méditation per un coro del Lélio (ma nel suo posto originale questa musica fa un'impressione molto maggiore). Il Finale, l'ultimo declamato della morente, tutto singulti e brividi che si estinguono nel silenzio, è l'impressionante trasposizione musicale dell'oscuramento di una scena e di un sipario che scende.

Franco Serpa


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 10 maggio 2008

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