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Le corsaire (Il corsaro), ouverture in do maggiore per orchestra, op. 21

Musica: Hector Berlioz
  1. Allegro assai (do maggiore)
    Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 2 Cornette, timpani, archi
  2. Adagio sostenuto (la bemolle maggiore)
    Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, fagotto, archi
  3. Allegro assai (do maggiore)
    Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 2 Cornette, 3 tromboni, tuba, timpani, archi
Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 2 cornette, 3 tromboni, basso tuba, timpani, archi
Composizione: 1846 - 1851
Prima esecuzione: Brunswick, Staatstheater, 8 aprile 1854
Dedica: James Davison

La versione originale del brano aveva il titolo "La tour de Nice" ed ha avuto una prima esecuzione a Parigi, Cirque Olympique, il 19 gennaio 1845

Guida all'ascolto (nota 1)

Quando Berlioz morì l'8 marzo 1869, all'età di 66 anni, ebbe funerali grandiosi e riconoscimenti fin troppo entusiastici sul suo valore, quali non era riuscito ad ottenere mentre era in vita. Tra i vari elogi funebri ci fu anche quello del compositore e musicologo Antoine Aimable Elie Elwart, che parlò a nome del Conservatorio di Parigi e al quale lo stesso musicista, poco prima di cadere nel letargico sonno preagonico, aveva detto chiaro e tondo: «Ricordati che se tu volessi tenere un discorso preferirei non morire». Non mancarono scritti e articoli su giornali e riviste e tra essi vale la pena di ricordare quello che scrisse l'amico Théophile Gautier: «Ogni giorno la sua tristezza diventava più cupa e amara; l'afflizione segnava sempre più profondamente quella bella testa di aquila irritata... Se egli sia stato un genio si può discutere ancora, ma nessuno oserebbe negare che egli sia stato una grande personalità». Su questo giudizio sono ormai concordi anche gli avversari e i detrattori di Berlioz, il quale resta uno degli ingegni più originali del romanticismo musicale con il suo temperamento di fuoco, anticonformista e ribelle ad ogni convenzione tradizionalista, e con la sua fantasia sempre accesa di idee rinnovatrici e proiettata verso un sogno d'arte ricco di ambiziose tensioni egocentriche. Così pure tutti sono d'accordo nel riconoscere a Berlioz una straordinaria abilità di strumentatore, di cui egli ha lasciato eloquente testimonianza sia nel monumentale «Grand traité d'instrumentation et d'orchestration modernes», pubblicato a Parigi nel 1844 con le interessanti appendici su «L'art du chef d'orchestre» e su «Les nouveaux instruments», e sia soprattutto nelle sue opere e nei suoi pezzi sinfonici e corali.

Anche se non è tra le composizioni più eseguite e conosciute di Berlioz, non c'è dubbio che nella musica dell'ouverture del Corsaro, composta nel 1844 e pubblicata nel 1855, è presente nelle sue linee generali la sigla espressiva dell'artista, che questa volta prende lo spunto per costruire il suo breve poemetto sonoro (dura poco più di 8 minuti) dall'omonimo romanzo di Byron, già ispiratore di Pacini e di Verdi. Byron, altro simbolo vistoso della poetica romantica e punto di riferimento quasi obbligato per musicisti e uomini di teatro del suo tempo, narra nel Corsaro, ambientato nei primi anni del secolo XIX nell'isola dell'Egeo, delle imprese di Corrado contro il pascià Seid, figura di violento prevaricatore dei diritti umani. Corrado si separa dalla sua amante Medora e si introduce, travestito da derviscio, nell'harem di Seid; viene scoperto e condannato al supplizio. A questo punto interviene un'altra donna, Gunara, che si offre di salvare la vita a Corrado e senza perdere tempo uccide il pascià Seid. Medora, intanto, si è avvelenata angosciata dal pensiero di non rivedere Corrado e questi, preso dalla disperazione e dopo essere passato attraverso numerose avventure di guerra, si suicida gettandosi in mare.

Nell'ouverture di Berlioz si possono cogliere quattro momenti psicologici e non necessariamente descrittivi del poema byroniano: il brillantissimo e travolgente tema iniziale degli archi, indicativo del personaggio generoso e appassionato, alla Robin Hood, di Corrado; il successivo Adagio sostenuto, in cui è possibile intravedere il profilo delicatamente femmineo di Medora (in questa pagina aleggia l'ombra dell'Adagio della Nona Sinfonia beethoveniana, una delle composizioni più esaltate da Berlioz); un secondo tema vivace e inquieto nel movimento dinamico, quasi a rappresentare la figura ardente e combattiva di Guanara; alla fine una riesposizione del tema iniziale, che esplode tra nervose perorazioni ascensionali e sincopi staccate degli ottoni in un festoso clima dì liberazione e di vittoria.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 7 aprile 1982

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