Glossario
Testo delle melodie


Les nuits d'été, raccolta di sei melodie per voce e orchestra, op. 7

Musica: Hector Berlioz
Testo: Théophile Gautier
  1. Villanelle: Quand viendra la saison nouvelle - Allegretto
    Organico: mezzosoprano o tenore, 2 flauti, oboe, 2 clarinetti, fagotto, archi
  2. Le spectre de la rose: Soulève ta paupière close - Adagio un poco lento e dolce assai; Poco animato; Allargando; Adagio un poco lento e dolce assai
    Organico: contralto, 2 flauti, oboe, 2 clarinetti, 2 corni, arpa, archi
  3. Sur les lagunes. Lamento: Ma belle amie est morte - Andantino
    Organico: mezzosoprano, contralto o baritono, 2 flauti, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, archi
  4. Absence: Reviens, ma bien-aimée! - Adagio
    Organico: mezzosoprano, 2 flauti, oboe, 2 clarinetti, 2 corni, archi
    Prima esecuzione: Dresda, 17 Febbraio 1843
  5. Au cimetière (clair de lune): Connaissez-vous la blanche tombe - Andantino non troppo lento
    Organico: tenore, 2 flauti, 2 clarinetti, archi
  6. L'île inconnue: Dites, la jeune belle - Allegro spiritoso
    Organico: mezzosoprano o tenore, 2 flauti, oboe, 2 clarinetti, 2 fagotti, 3 corni, archi

Guida all'ascolto (nota 1)

Con la loro delicata e misteriosa bellezza Les Nuits d'été sono un prodotto del tutto atipico d'un musicista iper-romantico per definizione: è sorprendente che queste sei liriche siano uscite dalla penna di Hector Berlioz, abituata a tracciare sui pentagrammi una musica aspra, colma di forti contrasti e di audaci effetti. Ma, se è vero che quest'uomo dai lineamenti marcati coronati da un ispido cespuglio di capelli descritto da Heine come "un bosco sull'orlo d'un dirupo" era un musicista programmaticamente rivoluzionario, originale e smisurato, è anche vero che una vena sotterranea di classicismo affiorava talvolta a moderarne la sregolatezza e ad equilibrarne gli eccessi, più frequentemente nella musica vocale, perché la sua passione per la voce umana non era inferiore a quella per l'orchestra, ma, mentre l'orchestra gli si presentava come il campo ideale per sfrenate galoppate alla scoperta di timbri ed effetti mai uditi, la voce doveva essere rispettata e i suoi limiti naturali dovevano essere osservati. E, sebbene Berlioz sia generalmente considerato soprattutto in relazione ai suoi prodigi orchestrali, la voce ha un ruolo tutt'altro che secondario nella sua musica: la s'incontra infatti non soltanto nelle opere e nella musica sacra, ma anche in lavori anomali, che non rientrano in nessuno dei generi musicali canonici, come Lélio, Romèo et Juliette e La damnation de Faust, e in una congerie seminesplorata di cantate, di mélodies e di pezzi vari per voci soliste o per coro, con accompagnamento di pianoforte o d'organici strumentali più ampi.

Tra le mélodies di Berlioz spiccano quelle raccolte sotto il titolo Les Nuits d'été, le uniche a essere concepite come un ciclo coerente, con un unico tema, con una calcolata successione d'atmosfere e con un'alternanza equilibrata di tempi e tonalità: quest'unità interna è più forte nella versione originale per voce di mezzosoprano o tenore e pianoforte ma sussiste anche nella successiva versione per orchestra, nonostante i cambiamenti di tonalità e l'assegnazione d'ogni lirica a un tipo diverso di voce. La prima stesura delle Nuits d'été è stata composta in un periodo non determinabile esattamente, compreso tra il 1838, anno della pubblicazione de La corneale de la mort di Théophile Gautier da cui sono tratte le poesie, e il 1841, anno della pubblicazione della versione musicale di Berlioz. Si sarebbe tentati di vedere un'eco dei sentimenti personali di Berlioz intorno al 1840 (in quel periodo il suo matrimonio con Harriet Smithson stava giungendo alla fine) nella scelta da lui fatta tra le cinquantasei poesie della raccolta di Gautier, in cui si può leggere una parabola sulla natura effimera dell'amore, ma l'assenza di qualsiasi indicazione che ci permetta di penetrare le ragioni che l'hanno spinto alla composizione di questo ciclo ci obbliga a considerare Les Nuits d'été null'altro che il risultato della sua sensibilità romantica per le atmosfere notturne, melanconiche, lugubri.

La prima delle sei liriche ad essere orchestrata fu Absence, nel febbraio del 1843, in vista d'un concerto di beneficenza al Gewandhaus di Lipsia a cui Mendelssohn aveva invitato Berlioz a collaborare. In quell'occasione Mendelssohn si complimentò con il collega francese per certe finezze della strumentazione e Berlioz stesso s'accorse che la lirica «fa così dieci volte più effetto che col pianoforte»: eppure soltanto alla fine del 1855 o nel gennaio del 1856 si decise a strumentare una seconda lirica (Le spectre de la rose), aggiungendovi otto battute orchestrali d'introduzione e trasportandola da re maggiore a si maggiore per andare incontro alla tessitura della cantante prevista per l'esecuzione. A questo punto, su richiesta d'un editore tedesco che era rimasto conquistato da questa versione orchestrale, Berlioz si decise a mettere mano anche alle restanti quattro liriche, e la strumentazione fu rapidamente completata nel marzo del 1856. Les Nuits d'été devono gran parte della loro atmosfera sensuale, meditativa ed elegiaca proprio a questa delicata ma abilissima orchestrazione, lontanissima da quel gigantismo che comunemente - ma spesso a torto - viene associato al nome di Berlioz.

Villanelle, prima delle sei mélodies delle Nuits d'été, è un'introduzione amabile e gaia alle ben diverse atmosfere delle successive liriche. Berlioz, come certe volte Schubert nei suoi Lieder, non disdegna toni popolari e scrive una canzone primaverile, con una melodia fresca e leggera che si ripete con leggerissime varianti in tutte e tre le strofe, di cui l'ultima esce dal solco soltanto per far ritorno ben presto alla prevista conclusione: ma è una semplicità apparente, perché la delicata raffinatezza dell'orchestrazione, le imprevedibili soluzioni armoniche, i bizzarri giri di frase non hanno nulla di naïf e sono tipicamente berlioziani.

Le spectre de la rose offre al compositore l'occasione per una grande scena drammatica, tra vertici di passione e ripiegamenti nostalgici. Berlioz ha inventato qui una di quelle sue lunghissime frasi dall'andamento originale e imprevedibile: è una melodia d'ampio respiro, che più volte sale con ampi intervalli e ogni volta rapidamente ricade. La voce è trattata come uno strumento capace di "legare" e vibrare in modo superbo, servendosi delle parole come meri supporti della melodia più che come protagoniste, un po' secondo la concezione italiana.

In Sur les lagunes la voce sottolinea invece il valore espressivo delle parole e segue l'andamento prosodico del verso, talvolta in modo simile a un recitativo, talvolta con un più ampio slancio melodico che nei momenti più patetici la fa salire al registro acuto o sprofondare in cupe meditazioni (la lunga scala discendente della voce alle parole "Ah, sans amour m'en aller sur la mer"), non seguendo però pedissequamente il testo ma prendendosi le sue libertà, soprattutto quando Gautier tende a una resa realistica di sentimenti ed azioni: Berlioz mira piuttosto a un lamento disperato che sublimi il dato contingente

Absence è comunemente ritenuta la più nota (se si può parlare di notorietà a proposito di questa raccolta ingiustamente piuttosto trascurata) e la più bella delle sei liriche di Nuits d'été: la desolata solitudine di chi è lontano dalla persona amata è espressa con totale semplicità, senza ricerca dell'effetto, ma con una concezione e una realizzazione di notevole originalità. Uno squisito gioco armonico da il tono poetico di Au cimetière: in tutta la prima parte l'armonia oscilla tra due accordi e la melodia si muove su quattro note contigue, determinando un'atmosfera immobile e sospesa, ambigua e angosciosa, che grava sull'ascoltatore fino alla fine.

Rispetto alle liriche precedenti L'ile inconnue costituisce un anticlimax, che serve a chiudere il ciclo con un tono più leggero, quasi frivolo, almeno apparentemente, perché i contorni di quest'isola alla Watteau, in cui regnano il vero amore e l'eterna felicità, diventano alla fine incerti e vaghi, rivelando che si tratta soltanto d'un miraggio irreale.

Mauro Mariani


(1) Programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 2 giugno 2002

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