Glossario



Auf dem Kirchhofe (Sul retro della chiesa), op. 105 n. 4

lied per voce grave e pianoforte

Musica:
Johannes Brahms
Testo: Detlev von Liliencron
Organico: voce grave, pianoforte
Composizione: 1886
Prima esecuzione: Vienna, Singakademie von Gesellschaft der Musikfreunde, 30 novembre 1888
Edizione: Simrock, Berlino, 1889

Guida all'ascolto (nota 1)

Nella produzione liederistica assai vasta di Brahms (oltre 300 canti per voce sola con accompagnamento di pianoforte) si possono individuare alcune costanti fondamentali. Essenziale rimane sempre l'incidenza della voce, cui è affidata una linea espressiva melodica e ritmica di stretta adesione al testo. Assai varia appare poi l'inventiva che privilegia, tra le voci, i registri profondi, fornendo quindi un'altra testimonianza dello stretto nesso da sempre intercorso tra il compositore amburghese e la poetica dell'età barocca, durante la quale la voce del basso appunto aveva un rilievo dominante. Il culto della forma, pure sempre importante per Brahms, si è applicato anche al genere liederistico, nell'impegno prestato all'esemplare osservanza dell'unità organica delle melodie e all'elegante strenua articolazione dei differenti motivi. Infine ha assunto sempre un rilievo decisivo la simmetria nell'articolazione dei Lieder, con predilezione per i canti strofici in senso stretto o per le strofe più o meno variate.

Brahms era fermo assertore infatti del concetto che «la forma strettamente strofica era veramente la più elevata di tutte le forme del Lied». Egli era solito imparare a memoria i testi, anche delle raccolte più estese, e comporre poi le melodie all'aria aperta. Da una parte ebbe ad adottare melodie in sé definite, come nei motivi d'origine popolare, assegnando al pianoforte la parte del mero accompagnamento, da un'altra parte si curò di articolare il Lied ih forma dialogica, mutuandone lo sviluppo dalle Sonate per pianoforte e strumento ad arco; da un'altra parte ancora Brahms riuscì ad arricchire la parte del pianoforte di tutta la ricchezza armonica più audace e sontuosa, oltrepassando, qualche volta, in fatto di tecnica alla tastiera, i raggiungimenti schumanniani nei chiaroscuri emotivi. Parecchi Lieder, scritti in gioventù, preannunciano gli stilemi della maturità e, assieme alla vena malinconica o alla profonda tenerezza d'atmosfera, determinante è risultato sempre il rapporto con gli schemi del passato, sì che il notissimo giudizio di Wagner - «Quante cose si possono ancora dire nelle forme antiche, quando arriva qualcuno in grado di padroneggiarle a dovere» - vale anche per gran parte della produzione vocale di Brahms.

Auf dem Kirchhofe corrisponde al quarto dei Fünf Lieder scritti originariamente per voce bassa nel 1886 e pubblicati nel 1889. Trasparente in questa composizione appare la tendenza di Brahms, nell'ultimo suo periodo creativo, ad accrescere la passionalità della vena lirica, accostandola all'epica o permeandola d'accenti drammatici. La tonalità è del do minore, per concludersi in maggiore, con tempo Moderato in 3/4, e il Lied s'apre in stile recitativo e beneficia di un accompagnamento variato, perché è strettamente immanente la suggestione dell'antico grande corale protestante O Haupt voll Blut und Winden.

Luigi Bellingardi

Testo

AUF DEM KIRCHHOFE
 
Der Tag ging regenschwer und sturmbewegt,
Ich war an manch vergessnem Grab gewesen,
Verwittert Stein und Kreuz, die Kränze alt,
Die Namen überwachsen, kaum zu lesen.

Der Tag ging sturmbewegt und regenschwer,
Auf allen Gräbern fror das Wort: Gewesen.
Wie sturmestot die Särge schlummerten,
Auf allen Gräbern taute still: Genesen.
SUL RETRO DELLA CHIESA

Il giorno volgeva carico di pioggia e tempestoso,
avevo visitato alcune tombe dimenticate,
lapidi e croci segnate dalle intemperie,
ghirlande invecchiate,
i nomi nascosti dal fogliame, quasi illeggibili.

Il giorno volgeva, tempestoso e carico di pioggia,
su tutte le tombe si copriva di gelo una sola parola:
[Passato
Come vinte, le bare erano assopite,
su tutte le tombe una sola parola
si scioglieva dal gelo tranquillamente: Risorto!


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Sala Accademica di via dei Greci, 23 febbraio 1977

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Ultimo aggiornamento 3 dicembre 2015
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