Glossario
Testo dei lieder



Liebeslieder-Walzer per coro e pianoforte a quattro mani, op. 52

Musica: Johannes Brahms
Testo: Georg Friedrich Daumer (da Polydora)
  1. Rede, Mädchen - Im Ländler-Tempo (mi maggiore)
    Testo: popolare russo
  2. Am Gesteine rauscht die Flut - ... (la minore)
    Testo: Canto popolare russo - polacco
  3. O die Frauen - ... (si bemolle maggiore)
    Testo: Canto popolare russo - polacco
  4. Wie des Abends schöne Röte - ... (fa maggiore)
    Testo: Canto popolare russo - polacco
  5. Die grüne Hopfenranke - ... (la minore)
    Testo: russo
  6. Ein kleiner, hübscher Vögel - Grazioso (la maggiore)
    Testo: ungherese
  7. Wohl schön bewandt war es - ... (do minore)
    Testo: polacco
  8. Wenn so lind dein Auge mir - ... (la bemolle maggiore)
    Testo: polacco
  9. Am Donaustrande - ... (mi maggiore)
    Testo: ungherese
  10. O wie sanft die Quelle - ... (sol maggiore)
    Testo: Canzone da ballo russo - polacca
  11. Nein, es ist nicht auszukommen - ... (do minore)
    Testo: polacco
  12. Schlosser auf - ... (do minore)
    Testo: Canzone da ballo russo - polacca
  13. Vogelein durchrauscht die Luft - ... (la bemolle maggiore)
    Testo: Canzone da ballo russo - polacca
  14. Sieh! wie ist die Welle klar - ... (Mi bemolle maggiore)
    Testo: Canzone da ballo russo - polacca
  15. Nachtigall - ... (la bemolle maggiore)
    Testo: Canzone da ballo russo - polacca
  16. Ein dunkeler Schacbt ist Liebe - Lebhaft [Animato] (fa minore)
    Testo: ungherese
  17. Nicht wandle mein Licht - Mit Ausdruck [Con espressione] (re bemolle maggiore)
    Testo: ungherese
  18. Es bebet das Gesträuche - Lebhaft [Animato] (si bemolle minore)
    Testo: ungherese
Organico: coro misto, pianoforte
Composizione: 1868 - 1869
Prima esecuzione: Karlsruhe, Museumsaal, 6 Ottobre 1869
Edizione: Simrock, Berlino, 1869

Guida all'ascolto (nota 1)

Anche se la sua fama è affidata oggi principalmente alla musica strumentale e da camera, non va dimenticato che Brahms fu un finissimo autore di Lieder e ne scrisse oltre duecento, tra cui alcuni di essi meritano l'appellativo di capolavori per la freschezza dell'invenzione musicale e la purezza della linea melodica. In questo campo Brahms si riallaccia all'esempio di Schubert e di Schumann, che sono stati tra i più profondi e ispirati creatori del Lied, inteso come momento intimistico dell'espressione artistica. Forse in Brahms c'è un maggiore interesse per il canto popolare (Volkslied), valorizzato dalla letteratura romantica in quanto manifestazione autentica e sincera del sentimento del popolo. In questo senso la sua opinione in proposito è racchiusa in una lettera indirizzata a Clara Schumann in cui parla di un coro femminile da lui costituito ad Amburgo unicamente per il divertimento di tutti i suoi componenti e senza l'intenzione di svolgere un'attività pubblica e per il quale Brahms rielaborò diversi Lieder. «Ora ci riuniamo amichevolmente una sera alla settimana - dice il musicista - e credo che le belle canzoni popolari mi intratterranno assai piacevolmente. Penso perfino che imparerò molte cose, perché devo pur sempre esaminare e ascoltare i Lieder con serietà. Voglio veramente impadronirmi del loro segreto. Non basta cantarli una volta con entusiasmo nell'atmosfera adatta. Il Lied naviga al momento attuale seguendo una rotta sbagliata, e non è possibile inculcare a se stessi un ideale. Ed è ciò che il Volkslied rappresenta per me».

Da questa esperienza musicale con il coro femminile amburghese e con il coro misto diretto successivamente a Detmold, Brahms ricavò insegnamenti per le composizioni a più voci, con accompagnamento per pochi strumenti. Nacquero così i poetici Dodici Lieder e le delicatissime Romanze op. 44 per voci femminili, i sentimentali Quattro Canti op. 17 per coro femminile con due corni e arpa, i romantici Marienlieder op. 22 e i Mottetti op. 29. Tali lavori consentirono fra l'altro al musicista di prepararsi alla grande prova dell'opera corale di ampie dimensioni, quale fu il Deutsches Requiem, che dopo la sua prima esecuzione nel duomo di Brema nel 1868 fu accolto in pochi anni da tutte le associazioni corali tedesche.

Ma anche se alle prese con importanti composizioni sinfoniche e corali, Brahms non trascura la musica popolare e il filone del Lied, filtrato attraverso il gusto dell'amabile cordialità viennese e all'insegna dell'ammirazione per Schubert e per Johann Strauss, considerato dall'amburghese e da Wagner il più grosso cranio musicale nell'Europa del suo tempo. In questo ambito si collocano le ventuno Danze ungheresi per pianoforte a quattro mani (1858-1869) e i Liebeslieder-Walzer op. 52 (1868), insieme ai Neue Liebeslieder-Walzer op. 65 (1874) per quartetto di voci ad libitum e pianoforte a quattro mani. Le Danze ungheresi recano il segno dell'interesse sempre vivissimo di Brahms per la musica tzigana, conosciuta tramite l'estroso violinista Eduard Remenyi, con il quale fece, nel ruolo di pianista, una tournée in vari paesi del centro-Europa. E' una musica dal ritmo vivace e spigliato, con venature ironiche e soprattutto intrisa di una inesauribile gioia di vivere. Di tono deliziosamente cameristico e lungo la linea della colta tradizione della Hausmusik di lingua tedesca sono i Liebeslieder-Walzer op. 52, concepiti come un omaggio al valzer e al laendler austriaci. Sono diciotto brani musicali su poesie della raccolta «Polydora» di G.F. Daumer (1800-1875), scrittore di vari poemi di accesa fantasia romantica e aventi come tema l'idealizzazione della donna; le sue liriche più note hanno il titolo «Frauenbilder und Huldigungen». Si tratta di componimenti di penetrante fascino melodico e armonico e ricchi di crepuscolare tenerezza, pur nella piacevole festosità tipicamente viennese che li contraddistingue dal principio alla fine (lo stesso autore, riferendosi a questo lavoro, disse ad un amico: «Rischio di essere qualificato un asino se i miei Liebeslieder non arrecano un sentimento di gioia a chi lì ascolta». Essi appartengono indubbiamente ad una civiltà musicale di alto livello e che un tempo veniva assaporata e gustata in solitudine tra le pareti domestiche, in una beatificante pace spirituale, perché, come dice il Faust goethiano, «il mondo non è muto per chi sa intendere».


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Sala Accademica di via dei Greci, 10 aprile 1981

I testi riportati in questa pagina sono tratti, prevalentemente, da programmi di sala di concerti e sono di proprietà delle Istituzioni o degli Editori riportati in calce alle note.
Ogni successiva diffusione può essere fatta solo previa autorizzazione da richiedere direttamente agli aventi diritto.

Ultimo aggiornamento 15 ottobre 2011
html validator  css validator


Questo testo è stato prelevato sul sito http://www.flaminioonline.it ed è utilizzabile esclusivamente per fini di consultazione e di studio.
Le guide all'ascolto sono di proprietà delle Istituzioni o degli Editori riportati in calce alle note e quindi ogni successiva diffusione può essere fatta solo previa autorizzazione da richiedere direttamente agli aventi diritto.