Glossario



Sestetto n. 1 in si bemolle maggiore per archi, op. 18

Musica: Johannes Brahms
  1. Allegro ma non troppo (si bemolle maggiore)
  2. Tema con variazoni. Andante, ma moderato (re minore)
  3. Scherzo. Allegro molto (fa maggiore). Trio: Animato (re minore)
  4. Rondò. Poco Allegretto e grazioso (si bemolle maggiore)
Organico: 2 violini, 2 viole, 2 violoncelli
Composizione: 1858 - 1860
Prima esecuzione: Hannover, Museumsaal, 20 ottobre 1860
Edizione: Simrock, Berlino, 1862

Guida all'ascolto (nota 1)

Solo in età relativamente avanzata Brahms si accostò, dopo molte esitazioni e con grande timore, a quelle forme di musica strumentale, il Quartetto e più ancora la Sinfonia, di cui Beethoven aveva dato esempi giganteschi. Invece, era ancora giovane quando scrisse senza tanti complessi i suoi due Sestetti per archi, poiché l'unico precedente d'un certo rilievo in questo campo era l'op. 140 di Spohr, del 1850, che non l'intimidiva troppo. In particolare il Sestetto n. 1 in si bemolle maggiore op. 18 è un lavoro importante nel percorso artistico di Brahms, perché da un lato può essere considerato come una tappa del suo avvicinamento obliquo e titubante alla Sinfonia, per le ampie dimensioni e per la grande densità armonica, mentre dall'altro lato è uno dei suoi primi capolavori nel genere cameristico.

Nonostante il respiro sinfonico, Brahms non forza in alcun modo l'organico cameristico prescelto e tutto resta nelle normali possibilità sonore e tecniche dei sei strumenti ad arco impiegati, con quel senso della misura che presiede anche all'equilibrata costruzione formale. Non è un caso che proprio nell'anno di composizione di questo Sestetto Brahms avesse proclamato la sua netta posizione a favore d'un ritorno al classicismo, sottoscrivendo un manifesto contro la "nuova scuola tedesca", che pretendeva di chiamare ispirazione l'incapacità di dare una forma finale perfetta a un flusso di idee senza guida, associate l'una all'altra soltanto nella mente del compositore. Il suo non era però un rifiuto totale della concezione romantica della musica: potremmo dire, rifacendoci ai tre immaginari personaggi in cui il suo mentore Schumann immaginava scissa la propria personalità artistica, che Brahms preferiva sottolineare vigorosamente il ruolo di Maestro Raro, che con la sua padronanza dei segreti più preziosi dell'arte doveva moderare l'intemperante irruenza di Florestano e i ripiegamenti sentimentali di Eusebio.

Questa meditata e motivata scelta di campo costò a Brahms l'avversione dei seguaci della "musica dell'avvenire", che cominciarono a considerarlo nient'altro che un pedante e un accademico: fra i suoi nemici si schierò anche Gustav Mahler, che però salvò imprevedibilmente proprio questo Sestetto, da lui definito "delizioso". Tutt'altro che imprevedibile fu invece il giudizio di Josef Joachim, al quale, come d'abitudine, il compositore aveva fatto avere la nuova partitura ancora fresca d'inchiostro, accompagnandola con una lettera in cui chiedeva di rimandargliela indietro senza scrupoli, qualora non gli fosse piaciuta: il grande violinista, amico sincero di Brahms ma all'occorrenza suo critico severissimo, espresse un parere totalmente favorevole ("già il motivo [d'apertura] colpisce per grazia e calore e tutto fluisce nobile e cattivante sull'ala della prima sensazione") e s'incaricò di presentare il Sestetto a Hannover, il 20 ottobre 1860, e poco dopo a Lipsia e Amburgo, con immediato e duraturo successo.

Il Sestetto op.18 è la prima grande partitura di musica da camera in cui Brahms si dimostrò pienamente padrone dei suoi mezzi (il Trio op. 8, che la precede, dovette essere profondamente rimaneggiato in seguito). Con grande abilità riuscì ad evitare il rìschio di monocromia insito in questa formazione, aggregando i sei strumenti in tutte le combinazioni possibili: tre gruppi di due strumenti o due gruppi di tre strumenti che si oppongono o si uniscono, un Quartetto formato dai due violoncelli e dalle due viole che si alterna a un trio costituito da due violini e una viola, passaggi contrappuntistici a sei parti reali, raddoppi del violino col violoncello con effetti di spessore e pastosità quasi orchestrali. Lo spirito è sorridente, disteso, fresco e amabile: è per questo che fu subito coniata la definizione di "Sestetto della primavera", poi giustamente accantonata, non perché fosse inadatta al tono di questa musica, ma perché Brahms fu sempre fieramente contrario ai programmi e ai riferimenti extramusicali.

Il primo movimento, Allegro ma non troppo, in forma di sonata a tre temi, sotto la fluente vena melodica e l'inesauribile ricchezza inventiva nasconde un magistrale e incessante lavoro contrappuntistico. Il primo tema, espressivo e molto legato, è introdotto dal primo violoncello e subito ripreso da primo violino e prima viola; il secondo, sempre espressivo ma più animato, è ancora affidato al violoncello: sono entrambi temi cantabili, impregnati di purissima serenità; il terzo tema è invece essenzialmente ritmico, ma ha in comune con i precedenti un fervente lirismo, che lo sviluppo (basato unicamente su primo e terzo tema) accentua ulteriormente. La ripresa è in tutto analoga alla prima parte e quest'ampia pagina si chiude con una magnifica coda, piena di slancio e di gioia.

L'Andante ma moderato è costituito da una serie di variazioni, genere prediletto da Brahms. Il tema, una sorta di marcia nobile e austera ma appassionata, sembra di origine popolare, mentre è originale di Brahms e rivela la sua capacità di reinventare la musica di tradizione popolare. Le sei Variazioni seguono i principi classici della Variazione, come si possono trovare in Haydn, Mozart e nel primo Beethoven: le prime tre modificano il tema principalmente sotto l'aspetto ritmico; la quarta, di nobile semplicità e molto espressivo, e la quinta, dolce, modulano in re maggiore; la sesta e ultima torna al re minore e al disegno melodico iniziale, con il primo violoncello che si stacca sul pizzicato dei due violini.

Lo Scherzo è in un danzante tempo di 3/4, la cui allegria e il cui vigore suonano molto beethoveniani. Al centro si apre un Trio dal carattere marcatamente melodico e lirico, quindi viene ripresa integralmente la parte iniziale, seguita però da un'inattesa lunga coda in tempo più animato.

Il finale, Poco allegretto e grazioso, è un ampio rondò, in cui prevalgono un andamento robusto e un sapore popolaresco, che richiamano la tradizione viennese d'informale e rustica amabilità, nella linea di Haydn e di Schubert. Una serie d'idee secondarie porteranno un carattere più massiccio e una progressiva intensificazione ritmica, finché un'estesa e gioiosa coda (animato, poco a poco più) conclude il Sestetto in una crescente frenesia motoria che ha il gusto dell'irrefrenabile vitalità e della prorompente allegria della giovinezza.

Poco prima di morire Brahms definirà questo Sestetto una delle sue cose migliori, in quanto segnava l'inizio di quell'ininterrotto lavoro di recupero della tradizione classica che sarebbe stato lo scopo di tutto il suo operare artistico.

Mauro Mariani


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 30 novembre 2001

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Ultimo aggiornamento 20 settembre 2012
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