Glossario



Sonata in fa minore per due pianoforti, op. 34 bis

Musica: Johannes Brahms
  1. Allegro non troppo (fa minore)
  2. Andante, un poco Adagio (la bemolle maggiore)
  3. Scherzo. Allegro (do minore) e Trio (la minore)
  4. Finale. Poco sostenuto (fa minore). Allegro non troppo
Organico: 2 pianoforti
Prima esecuzione: Vienna, Großer Musikvereinsaal, 17 aprile 1874
Edizione: Rieter-Biedermann, Lipsia e Winterthur, 1872
Dedica: principessa Anna d'Assia

Confronta al n. 34 la versione per quintetto con pianoforte

Guida all'ascolto (nota 1)

Brahms iniziò a comporre nel 1861 ad Amburgo un Quintetto per strumenti ad arco e due violoncelli; nel mese di settembre dello stesso anno lo annunciò al suo amico Dietrich e chiese il parere su questo lavoro alle persone che gli erano più vicine spiritualmente, il violinista Joachim e Clara Schumann. Costei gli scrisse un biglietto con queste parole: «Non ti so dire la gioia che mi ha dato il tuo Quintetto per archi», mentre Joachim espresse un giudizio più riservato, dicendo: «E' difficile e temo che senza una interpretazione vigorosa questo Quintetto non risulti abbastanza chiaro». Lo ascoltò nel 1863 e confermò il suo giudizio; Brahms accettò il consiglio dell'amico violinista e trascrisse la composizione per due pianoforti e in duo con Karol Tausig presentò l'opera a Vienna il 17 aprile 1864. L'accoglienza non fu entusiasta e l'anno successivo a Baden ebbe luogo una seconda esecuzione alla presenza della principessa Anna di Hesse, alla quale la sonata era stata dedicata, e di Clara Schumann, che poco dopo manifestò a Brahms la sua approvazione, scrivendo: «E' un'opera così ricca di idee che richiede l'intervento di tutta l'orchestra. Te ne prego: rivedila ancora una volta». Dal canto suo il direttore d'orchestra Hermann Levi si permise di consigliare al musicista di modificare la sonata in un Quintetto con pianoforte; il che fu fatto con piena soddisfazione del Levi, il quale disse «Il Quintetto è bello, al di là di ogni specifica definizione... Non contiene una sola nota che possa far pensare ad un adattamento».

Da allora il Quintetto in fa minore per pianoforte ed archi op. 34 ha avuto larga diffusione ed è entrato stabilmente nel repertorio dei complessi da camera, mentre la Sonata in fa minore op. 34 bis per due pianoforti è stata messa un po' in ombra, anche se costituisce l'originale del Quintetto e mantiene intatto il suo valore musicale. L'Allegro non troppo si apre con un tema vigoroso e solenne, cui segue una frase più leggera e melodica in do diesis, molto frastagliata nello sviluppo delle modulazioni, secondo un gusto compositivo tipicamente brahmsiano. Dopo un'esposizione ampia e ricca di varietà ritmica si affaccia un terzo tema affine al primo, quasi a concludere il discorso in un clima di equilibrato classicismo. L'Andante un poco adagio ha un tono meditativo e di delicata poesia, articolato in due temi, in la bemolle e in mi maggiore, che si sorreggono e si integrano fra di loro in un gioco timbrico e polifonico particolarmente espressivo. Lo Scherzo è dominato da un andamento ritmico sincopato, energico e possente, che passa dal 6/8 al 2/4, per esplodere in una gioiosa fanfara di suoni. Si avverte un'ansia drammatica di taglio romantico, spezzata verso la fine e prima della ripresa aggressiva dell'allegro dalla dolce cantabilità melodica del Trio, inteso come momento di riposo e di riflessione.

Il tempo conclusivo si apre con una frase lenta e distesa (Poco sostenuto) che sfocia in un tema di marcia di impianto ritmico, da cui si diparte una complessa ed elaborata successione di idee, fino al Presto non troppo, dove si realizza una specie di sintesi tra la forma-sonata, il rondò e la variazione, trattati con tecnica magistrale e straordinaria inventiva di soluzioni sonore, anche audaci per l'epoca in cui la composizione per due pianoforti fu scritta e pubblicata.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Sala Accademica di via dei Greci, 27 aprile 1979

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Ultimo aggiornamento 20 luglio 2012
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