Glossario



Vineta, gesäng per coro a cappella, op. 42 n. 2

Musica: Johannes Brahms
Testo: Wilhelm Müller
Organico: coro misto senza accompagnamento
Composizione: 1859 - 1861
Prima esecuzione: Vienna, Musikvereinsaal "Zum roten Ingel", 17 aprile 1864
Edizione: A. Cranz, Amburgo, 1868

Testo (nota 1)

VINETA

Aus des Meeres tiefem, tiefem Grunde
klingen Abendglocken dumpf und matt,
und zu geben wunderbare künde
von der schönen, alten Wunderstadt.

In der Fluten Schoss hinab gesunken,
blieben unten ihre Trümmer stehn;
ihre Zinnen lassen goldne Funken
wiederschienend auf dem Spiegel sehn.

Unde der Schiffer, der den Zauberschimmer
einmal sah im hellen Abendrot,
nach derselben Stelle schifft er immer,
ob auch rings umher die Klippe droht.

Aus des Herzens tiefem, teifem Grunde
klingt es mir wie Glocken dumpf und matt.
Ach sie geben wunderbare Kunde
von der Liebe die geliebt es hat.

Eine schöne Welt ist da versunken,
ihre Trümmer blieben unten stehn;
lassen sich als goldne Himmelsfunken
oft in Spiegel meine Traume sehn.

Und dann möcht ich tachen in die Tiefen,
mich versenken in den Wundershein,
und mir ist, als ob mich Engel riefen
in die alte Wunderstadt herein.
VINETA

Dal profondo, profondo del mare
risuonano le campane sonore e con suono spento.
E raccontano meravigliosamente
della bella città antica delle meraviglie.

Giù nel grembo delle acque,
se ne sono conservate le rovine.
I suoi merli lasciano risplendere raggi dorati
che si riflettono sullo specchio dell'acqua.

E il barcaiolo che vide una volta il riflesso magico
nella luce chiara del crepuscolo,
tornava sempre lì con la sua barca,
seppur d'intorno c'erano scogli minacciosi.

Dal profondo, profondo del mio cuore,
risuonano per me campane sonore con suono spento.
E mi danno meravigliose notizie
dell'amore vissuto.

Un mondo meraviglioso è sprofondato qui,
le sue rovine rimangono laggiù,
e si intravedono come raggi dorati del cielo
nello specchio dei miei sogni.

Vorrei tuffarmi nette acque profonde,
immergermi in questo luogo di meraviglie,
e mi sembra di essere chiamato dagli angeli
in questa città di meraviglie.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 20 ottobre 2000

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Ultimo aggiornamento 1 marzo 2013
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