Glossario
Testo del libretto



Billy Budd, op. 50

Opera in quattro atti

Musica:
 Benjamin Britten
Libretto: E. M. Forster e Eric Crozier, adattato da un romanzo di Herman Melville

Personaggi:

Organico: 4 flauti (2, 3 e 4 anche ottavini), 2 oboi, corno inglese, 3 clarinetti (2 anche clarinetto piccolo e clerinetto basso, 3 anche clarinetto basso), saffono contralto, 2 fagotti, controfagotto, 4 corni, 4 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, xilofono, glockenspiel, triangolo, woodblock, tamburo basco, tamburo militare, tamburo rullante, grancassa, frusta, piatti, gong, 4 tamburi (sulla scena), arpa, archi
Composizione: gennaio 1950 - 2 novembre 1951 (revisione in due atti 1960)
Prima rappresentazione: Londra, Covent Garden, 1 dicembre 1951 (revisione in due atti: Londra, Covent Garden, 9 gennaio 1964)
Edizione: Boosey & Hawkes, Londra, 1952

Sinossi (nota 1)

ATTO PRIMO

Prologo
Il vecchio Capitano Vere, ormai ritiratosi dall'attività, medita sugli eventi che lo avevano visto protagonista nel 1797, dubitando della giustizia delle proprie decisioni e chiedendosi se davvero bene e male siano, nella vita, separabili.

Ponte di coperta e cassero di poppa della nave di Sua Maestà Indomitable
Sotto i severi ordini degli ufficiali, i marinai puliscono, cantando, il ponte della nave; nel trambusto un giovane mozzo (il Novizio) urta il nostromo ed è duramente punito. Alla nave si avvicina una lancia di ronda, inviata verso una nave mercantile di passaggio, che conduce dei giovani marinai prelevati a forza dal mercantile per arruolarli e portarli a combattere nella guerra contro la Francia. Gli ufficiali lamentano che, con simili mezzi, raramente si trovano buoni elementi, ma ammettono che in tempo di guerra ci si deve accontentare di quel che si trova. I tre uomini scelti vengono condotti davanti al Maestro in armi John Claggart, che li interroga, trovando degno solo l'ultimo: il giovane Billy Budd, capace marinaio di bella presenza e pieno di buona volontà, entusiasta all'idea di arruolarsi, che viene assegnato alla coffa di trinchetto. Nel salutare i compagni della sua prima nave (dal significativo nome I diritti dell'uomo), Billy Budd suscita l'inquietudine degli ufficiali, che incitano l'equipaggio al lavoro affinché non ascolti le parole del giovane; prima ancora di iniziare la sua nuova vita, Billy viene etichettato come un pericolo potenziale.
Claggart, rimasto solo, esprìme la propria frustrazione per dover stare in quella detestabile nave insieme a degli indegni ufficiali; egli quindi dà istruzioni a Squeak, un delatore, di controllare Budd e di non lasciarsi sfuggire nessuna occasione per provocarlo. Uscito Squeak, un gruppo di marinai trascina il Novizio in precedenza sottoposto alla punizione della frusta, che esprime la sua disperazione; sopraggiunge allora Billy, che gli manifesta solidarietà e unisce la propria voce a quella di altri tre compagni per commentare la sua terribile punizione. Ritorna quindi l'ufficiale Claggart, che inizia a trattare ruvidamente Billy: gli ordina di togliersi un fazzoletto annodato intorno al collo e quindi lo ammonisce in modo minaccioso. Uno dei tre compagni, il vecchio Dansker, avverte Billy di evitare il più possibile Claggart. Il coro dei marinai elogia il Capitano Vere; Billy, sentitene le lodi dei compagni, si entusiasma all'idea di servirlo.

Cabina del Capitano Vere, una settimana più tardi
Dedicandosi alla lettura di Plutarco, il Capitano Vere riflette sulla somiglianza fra i problemi del presente e quelli dei tempi antichi. Giungono gli ufficiali, convocati per un brindisi, indirizzato al Re. Gli ufficiali deprecano la Francia e addebitano alle idee messe in circolo dalla rivoluzione gli ammutinamenti di recente verificatisi in alcune navi britanniche. Anche il Capitano teme i venti di sedizione, ma non si dichiara d'accordo con gli ufficiali quando questi identificano in Billy Budd un potenziale sovversivo presente a bordo. Sul ponte i marinai intonano un canto. Gli ufficiali prendono congedo e Vere riprende la sua lettura.

Ponte d'ormeggio
Billy canta una canzone con alcuni compagni. Al coro non partecipa Dansker; Billy va in cerca d'un po' di tabacco da offrire all'amico, per sollevargli il morale, ma scopre Squeak che sta rovistando fra le sue cose. Ne nasce una colluttazione, interrotta dal sopravvento di Claggart: Squeak (che protesta di aver solo cercato di obbedire agli ordini ricevuti dallo stesso Claggart) viene allontanato dall'ufficiale, che poi si rivolge a Billy con affabilità e cortesia. Rimasto solo, Claggart rivela che proprio la bellezza e la bontà di Billy eccitano il suo sadico desiderio di condurlo alla rovina. Egli quindi coinvolge in un suo piano il Novizio: pur essendo pronto a tutto pur di evitare altre frustate, quest'ultimo accetta di parteciparvi solo con riluttanza. Passato infine all'azione, il Novizio cerca di corrompere Billy affinché si unisca ad un gruppo di cospiratori che intendono fomentare un ammutinamento. Pur attratto dall'oro offertogli, Billy resiste alla tentazione. Di seguito egli confida a Dansker l'accaduto; l'amico continua ad ammonirlo invitandolo a guardarsi da Claggart, ma Billy minimizza e dichiara di non credere all'esistenza d'un sentimento malevolo dell'ufficiale nei propri confronti. Mentre Dansker insiste nei suoi avvertimenti, Billy esterna il suo entusiasmo all'idea di ottenere una promozione alla coffa mezzana.

ATTO SECONDO

Ponte di coperta e cassero di poppa, alcuni giorni più tardi
La nave è immersa nella nebbia, il Capitano Vere e gli ufficiali sono sul ponte. Claggart riferisce a Vere del pericolo di un ammutinamento; nello stesso momento la nebbia si alza e appare una nave francese. Tutti si preparano velocemente all'assalto. Vere ordina di far fuoco con un cannone, ma il bersaglio è mancato: la nave francese è fuori portata, il vento è troppo leggero per poter sperare di avvicinarsi di più. Sconforto generale. Le nebbie si richiudono. Claggart avvicina nuovamente il Capitano e gli riferisce che Billy Budd avrebbe offerto dell'oro al Novizio per una sua associazione al gruppo dei cospiratori. Vere dichiara di non crederci, ma accetta di sottoporre Budd ad un interrogatorio in presenza dello stesso Claggart.

Cabina del Capitano Vere
Riflettendo, molto agitalo. Vere comprende la perfidia di Claggart e la bontà di Billy: il disegno di Claggart, egli confida, fallirà. Giunge Billy, ehe si aspetta l'agognata promozione ed esprime il desiderio di diventare sottufficiale, ma si accorge ben presto che non quello è l'oggetto della sua convocazione: davanti al Capitano Vere, Claggart lo accusa di ammutinamento. Vere invita Billy a difendersi, ma la sua unica reazione è un violentissimo pugno sferrato all'ufficiale, che stramazza al suolo privo di vita. Vere fa rinchiudere Billy e convoca gli ufficiali; rimasto solo lamenta la propria mancanza di avvedutezza per non aver saputo prevedere l'imminente catastrofe. Gli ufficiali, riuniti a collegio, interrogano Billy: egli non sa spiegare per qual motivo Claggart lo avrebbe ingiustamente accusato. Il Capitano, da parte sua, rifiuta di fornire una spiegazione. Billy è ricondotto nella sua cella e gli ufficiali risolvono per la condanna capitale. Vere, lasciato solo, dapprima sembra condividere la sentenza; ma poi la sua sicurezza vacilla profondamente. Quindi entra nella cabina ov'è rinchiuso Billy per comunicargli la sentenza.

Angolo del ponte approntato per l'esecuzione, poco prima dell'alba
Billy contempla con calma la propria morte imminente. Dansker gli porta delle vivande, insieme alla notìzia che l'intera nave è pronta all'ammutinamento per scongiurare la sua esecuzione. Billy dice a Dansker di fermare i compagni: ciò che sta per accadere è fatale, cosi come lo sono stati la morte di Claggart e la passività di Vere. La sciato solo, Billy canta in un addio la propria accettazione del destino.

Ponte di coperta e cassero di poppa, alba
Si dà inizio al rituale dell'esecuzione: Billy viene condotto sul ponte e un ufficiale legge la sentenza di morte. Billy rivolge il suo estremo saluto e benedice il Capitano Vere. Al momento dell'esecuzione scoppia una rivolta; il Capitano resta immobile, il tumulto è sedato dagli ufficiali.

Epilogo
Il vecchio Capitano Vere ricorda come, dopo l'esecuzione di Billy Budd e la sua sepoltura in mare, la nave abbia tolto gli ormeggi e sia salpata. Riconosce che avrebbe potuto salvare Billy, ma non prova a spiegarsi perché mai non l'abbia fatto; riconosce, invece, che è stato Billy a salvare lui.

Guida all'ascolto (nota 2)

Il grande successo che, nel 1945, aveva arriso a Peter Grimes sembrava avere esaurito in Benjamin Britten il desiderio di cimentarsi ancora con opere di vaste proporzioni per grande orchestra. Ma verso il 1951, su richiesta del Covent Garden, il compositore ritentò l’impresa con un altro dramma marinaresco incentrato sulle vicende del marinaio Billy Budd, protagonista dell’omonimo romanzo scritto nel 1891 da Herman Melville. Romanzo postumo, pubblicato dopo la morte dell’autore di Moby Dick, Billy Budd trovò la via del palcoscenico attraverso la versione librettistica che ne diedero Forster (l’autore di Maurice e di Passaggio in India) e Crozier.

La vicenda, ambientata nel 1797 e ispirata a fatti storici realmente accaduti (i continui casi di ammutinamento che allora si verificavano nella marina militare inglese a causa delle terribili condizioni di vita) è inquadrata da un prologo e da un epilogo (una delle poche infedeltà dei librettisti al romanzo di Melville) e affidata alle memorie del capitano Vere, imbarcato in quegli anni sul vascello da guerra ‘Indomitable’. Nel prologo il capitano, assalito dai dubbi, medita sul suo passato. Ricorda quell’estate del 1797 quando, durante la guerra con la Francia, a bordo dell’‘Indomitable’ un vento di idee rivoluzionarie turbava l’equipaggio. Con i primi due atti la vicenda ritorna agli avvenimenti accaduti a bordo del vascello durante quegli anni. I marinai sono scontenti per la durezza del regime di bordo. Un giovane novizio viene condannato, per futili motivi, a essere frustato. Una barca ritorna da una spedizione di arruolamento forzato: tre nuove reclute salgono a bordo. Claggart, il maestro d’armi, procede all’interrogatorio. Fra i tre il solo Billy Budd si dichiara contento di essere arruolato. Preso dall’entusiasmo lancia il suo addio alla vecchia nave mercantile sulla quale lavorava: ‘Rights o’ Man’ (I diritti dell’uomo). L’esclamazione viene fraintesa dall’ufficiale, il quale inizia a sospettare che sotto l’aspetto del bel marinaio si celi un agitatore politico. Il sospetto cresce. Claggart, deciso a tutto pur di distruggere Billy, che odia in modo irrazionale e parossistico, corrompe il novizio e lo incarica di coinvolgere Budd in un tentativo di ammutinamento. Billy lo scaccia sdegnato. L’azione distruttiva di Claggart prosegue: durante l’inseguimento di una nave nemica denuncia per ammutinamento Billy al capitano Vere. Questi chiede un confronto tra i due e Billy Budd, incapace di parlare perché assalito da improvvisa balbuzie, colpisce con un pugno Claggart uccidendolo. Vere è costretto a portare Billy di fronte a una corte marziale straordinaria, che lo condanna all’impiccagione. Nell’epilogo Vere è torturato dai rimorsi per non aver salvato il giovane marinaio, che in cuor suo sapeva innocente. Tuttavia, quale atto di estrema fedeltà, Billy morendo lo ha benedetto e Vere in tal modo sente di essere stato ‘redento’.

È probabile che Britten, accingendosi a comporre la musica per quest’opera, prima ancora che dalla drammaticità della vicenda fosse affascinato proprio dal personaggio di Billy, manifestazione di quell’innocenza fatalmente destinata a soccombere sotto gli assalti del Male. Fin dalle battute iniziali dell’opera, Britten traduce musicalmente questa lotta attraverso l’opposizione di due accordi (si bemolle maggiore e si minore) fisicamente vicini ma armonicamente inconciliabili. Le implicazioni omosessuali, seppur dissimulate, sono chiaramente percepibili negli oscuri meccanismi che spingono Claggart a distruggere Billy Budd. Ma chi credesse di scorgere nella partitura di Britten torbide atmosfere alla Jean Genet si ingannerebbe. L’uso sottolineato degli strumenti a fiato anzi, soprattutto trombe e tromboni, se aiuta a definire la tinta ‘maschile’ del soggetto (è questo uno dei rarissimi esempi di opera creata per un cast di soli uomini) getta anche una luce eroica, addirittura epica, sulla tormentata vicenda. Come «un’onda che cresce» (così Melville nel romanzo) il susseguirsi degli avvenimenti precipita di scena in scena verso il catartico finale ove il grido rauco e inarticolato degli astanti, che assistono all’impiccagione di Billy, è un corrispettivo musicale di fulminante pregnanza della medesima situazione descritta nel romanzo. Veramente prodigiosa è la capacità di Britten di trascolorare da una scena all’altra senza soluzione di continuità con una tecnica che, cinematograficamente, definiremmo di ‘dissolvenza incrociata’. Billy è l’eroe integro e buono, persino naïf nelle sue manifestazioni emotive, su cui il destino ha imposto una ‘macchia’ (la balbuzie) che non gli permetterà di difendersi dalle accuse di Claggart e che sarà la sua rovina. Non un uomo-bambino angelicato, come hanno voluto vederlo alcuni (peraltro smentiti dalla scelta del timbro baritonale, il più prosaico e il meno stilizzato che esista), ma piuttosto una vittima sacrificale di un rito che non gli appartiene. E davvero qualcosa di mistico ha la partitura quando Britten, per descrivere il momento in cui, fuori scena, il capitano Vere informa Billy del suo destino e questi lo accetta con rassegnazione, sceglie di affidarsi al concatenarsi di 34 lenti e misteriosi accordi orchestrali, vero arcobaleno sonoro gettato fra due momenti musicali di grande impatto emotivo: l’aria di Vere “I accept their verdict” e quella di Billy incatenato. Nella versione originale del 1951, l’opera comportava una suddivisione in quattro atti. Nel 1960 però Britten revisionò la partitura e, accettando una prassi che si era andata diffondendo nel frattempo, la unificò in due sole parti accentuandone così la continuità drammatica. Quest’ultima versione è quella scelta dal compositore per la sua storica incisione dell’opera effettuata nel 1967.

Giancarlo Arnaboldi


(1) Testo tratto dal programma di sala della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia,
Venezia, PalaFenice al Tronchetto, 23 giugno 2000
(2) Dizionario dell'Opera 2008, a cura di Piero Gelli, edito da Baldini Castoldi Dalai editore, Firenze

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Ultimo aggiornamento 15 maggio 2017
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