Glossario



Lachrymae, op. 48

Reflections on a song of John Dowland per viola e pianoforte

Musica:
 Benjamin Britten
Organico: viola, pianoforte
Composizione: 16 maggio 1950
Prima esecuzione: Aldeburgh, Jubilee Hall, 20 giugno 1950
Edizione: Boosey & Hawkes, Londra, 1951
Dedica: William Primerose

Orchestrata per viola e archi nel 1976

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Lachrymae op. 48 per viola e pianoforte di Benjamin Britten getta un ponte lungo tre secoli e mezzo verso il passato musicale inglese, condiviso (nel catalogo di Britten) anche dal Nocturnal per chitarra. Il sottotitolo Riflessioni su una canzone di John Dowland svela anche la forma generale, quella del tema con variazioni, che però - come si vedrà - viene seguita solo a distanza. La "riflessione" qui coinvolge anche l'atteggiamento complessivo dell'operazione intellettuale: la natura riflessiva, introspettiva, enigmaticamente intima del brano ha la sua radice ideale già nello spunto di Dowland, che fu uno dei massimi compositori inglesi dell'età elisabettiana e perfetta personificazione di quella melancholy ("melanconia") metafisica ed espressiva della cultura inglese - e in parte europea - tra '500 e '600. Autodefinitosi emblematicamente "semper dolens", Dowland pubblicò nel 1604 un'intera raccolta di Lachrimae strumentali, contenente anche una delle versioni dell'omonimo "song-pavan" (il cui testo, "Flow my tears", ha un carattere quanto mai lugubre e dolente).

Tale raffinata e composta melanconia si riverbera coscientemente in Britten, il quale costruisce sul tema melodico di Dowland (mai citato per esteso, ma sempre nascosto all'interno di una trama alonata ed echeggiante brandelli del tema), una serie di dodici rivisitazioni: tutte relativamente brevi, caratterizzate in maniera molto diversa tra loro sia per impianto espressivo sia per approccio compositivo (il tema vi può essere ridotto in forma di genetica cellula intervallare), esse sembrano svolgere un discorso intimo, privato, quasi un diario sensibile al percorso psicologico dell'autore.

Scritto nel 1950, nel periodo in cui Britten lavorava al Billy Budd per il Covent Garden e, più in generale, in anni di continuo confronto con il palcoscenico, Lachrymae è dedicato al grande violista William Primrose, che ne fu - con l'autore - anche il primo interprete assoluto.

Alessandro Mastropietro

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Contrariamente alla produzione teatrale o vocale, il catalogo dei lavori cameristici di Britten è numericamente alquanto modesto, comprendendo, salvo errore, il Phantasy Quartet (1932), la Suite per piano e violino op. 6 (1935), Introduction and Rondo alla Burlesca op. 23 (1940), Mazurka Elegiaca (1941), il Primo Quartetto d'archi in re (1941), Serenade (1943), il Secondo Quartetto d'archi op. 36 (1945), Lachrymae (1950), Alpine Suite, Scherzo (1955), Fanfare (1959), la Sonata in do per cello e pianoforte op. 65 (1961), Gemini Variations op. 73 (1965), la Seconda Suite per cello op. 80 (1967), il Terzo Quartetto per archi (1975) ed alcuni lavori per arpa, organo, pianoforte, chitarra.

Salvo l'esistenza di inediti tra le carte del compositore britannico scomparso prematuramente nel dicembre scorso, Lachrymae appare dunque l'unico lavoro per viola e pianoforte. La sua composizione risale alla primavera del 1950, mentre Britten era già intento alla stesura di Billy Budd, e ha conosciuto la prima esecuzione assoluta alla terza edizione del Festival di Aldeburgh, cioè nel 1950, con William Primrose alla viola e l'autore al pianoforte. L'anno seguente la partitura è stata pubblicata da Boosey & Hawkes.

L'interesse di Britten e della scuola neomodale britannica del Novecento per l'antica musica inglese, dagli Elisabettiani a Purcell, è notissimo ed in questo contesto si colloca l'originale del presente lavoro, ispirato da un Song di John Dowland, autore di motivi malinconici con accompagnamento di liuto e a volte parti obbligate per viole che «devono forse qualcosa ai canti con accompagnamento d'archi di carattere polifonico, popolari alla corte di Elisabetta I, che giustificano pienamente la battuta 'semper Dowland, semper dolens' che gli valse una delle sue pavane... Tra le sue musiche per archi, raggiunsero nobiltà d'espressione, soprattutto nella vena poetica, le sue celebri Lachrymae...» (Nigel Fortune).

Con il sottotitolo «Reflections on a song of Dowland», l'op. 48 di Britten si articola in un Lento introduttivo e in Dieci Variazioni ed è improntata non solo a un fondamentale clima patetico e di raccolta rassegnazione, nell'evidente riferimento a Dowland, ma alla sensibilizzazione, sempre acuta in Britten, per le qualità esecutive di un virtuoso che fosse anche un musicista di razza: è accaduto innanzi tutto con Peter Pears, ma poi con Primrose, Rostropovich, Osian Ellis ecc.

In pianissimo, nella tonalità del do minore, viene presentata nel Lento introduttivo la melodia che costituisce il tema, eseguita dai due strumenti che si alternano con reciprocità, rispettivamente la viola con sordina e il pianoforte con pedale, con ripetuti tremoli; il tempo è in 3/4, e quando i tremoli passano alla viola, il pianoforte suona in legato ma distinto. La melodia iniziale infine sfuma in pianissimo, diminuendo e poi morendo. La prima variazione, Allegretto molto commodo, sempre in 3/4, scioglie la melodia nella parte della viola con effetti di rubato e accenti ora rallentati, ora a tempo animato, mentre nell'accompagnamento si distinguono interventi punteggiati del pianoforte, poi più serrati in rallentando e diminuendo. In tempo di 12/16 è la seconda variazione, Animato, affidata alla viola con pizzicati ed effetti di rubato, con qualche accordo del pianoforte in tempo svelto che poi rallenta in pianissimo. In 2/4 la terza variazione, Tranquillo, in cui è in evidenza un episodio centrale, crescendo ed animando, del pianoforte, intercalato da passaggi cadenzali della viola ad libitum, sempre a tempo pianissimo. La quarta variazione, Allegro con moto, è in 3/4, con viola senza sordina, ed esibisce lunghe note tenute del pianoforte: pur restando sempre nell'ambito tonale, Britten caratterizza questo episodio con una più incisiva modernità lessicale. Nella quinta variazione, Largamente, in 2/2, agli accordi del pianoforte, ora in crescendo, ora in diminuendo, la viola alterna i suoi accenti con varia gamma di suoni armonici. Con alternanza di 2/4 e 3/4, la sesta variazione, Appassionato, presenta un accompagnamento quasi continuo a terzine del pianoforte, su cui la viola si effonde con una cantabilità larga ed avvincente. In 3/4 è la settima variazione, Alla Valse Moderato, ed è sempre la viola ad intessere le aeree volute melodiche su accordi in staccato del pianoforte. Ma il clima espressivo, poco più tranquillo, tende di nuovo al diminuendo. In 4/4 è l'ottava variazione, Allegro marcia, con improvviso attacco del pianoforte, che dà poi successivo, libero sfogo al virtuosismo della viola, in una serie di effetti di bravura, nelle indicazioni di a punta, quasi ponticello, pizzicato, arco ecc. In 3/2 è la nona variazione, Lento, in cui assumono rilievo gli accordi lunghi e marcati del pianoforte, su cui si staglia il gioco della viola con brillanti suoni armonici. Anche la decima variazione, L'istesso tempo, dà evidenza agli accordi marcati del piano, poco a poco crescenti e sempre più pesanti, al di sopra dei quali si scatena virtuosisticamente la viola, dal piano a poco a poco crescendo e più animato e sempre più espressivo, riprendendo il tema ed ornandolo con merlettature di bravura. Poi subentra il pianoforte con frasi concitate, interrotte da accordi, e Lachrymae si avvia alla conclusione, nell'Insensibilimente con più moto, più sostenuto e a tempo semplice, e poi ritardando molto e diminuendo, sì da ricomporsi nel clima autenticamente elisabettiano e patetico dell'inizio, siglando la composizione con l'ultimo accordo in do maggiore.

Luigi Bellingardi


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 15 maggio 2003
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di santa Cecilia,
Roma, Sala Accademica di dei Greci, 4 marzo 1977

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Ultimo aggiornamento 22 ottobre 2014
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