Glossario
Testo del libretto



A Midsummer Night's Dream, op. 64

Opera in tre atti

Musica:
 Benjamin Britten
Libretto: Benjamin Britten e Peter Pears da William Shakespeare

Personaggi:

Organico: 2 faluti (anche ottavini), oboe (anche corno inglese), 2 clarinetti, fagotto, 2 corni, tromba, trombone, timpani, triangolo, piatti, tamburo basco, gong, woodblock, vibrafono, glockenspiel, xilofono, tamburo militare, tamburo rullante, grancassa, 2 campane, 2 arpe, celesta, archi
Composizione: ottobre 1959 - maggio 1960
Prima rappresentazione: Aldeburgh, Jubilee Hall, 11 giugno 1960
Edizione: Boosey & Hawkes, Londra, 1960
Dedica: Stephen Reiss

Sinossi (nota 1)

Atto primo.
Nella magica foresta s’ode il coro delle fate: sopraggiunge Puck e annuncia l’arrivo di Oberon. Il re degli elfi, che è in lite con Tytania, istiga Puck a cercare la favolosa erba degli incanti d’amore. Giungono le due coppie di amanti ateniesi: Hermia e Lysander, Helena e Demetrius. Appena gli amanti se ne vanno torna Oberon, al quale Puck consegna i portentosi fiori. Dopo il passaggio di alcuni artigiani, che stanno organizzando una recita per festeggiare le nozze del duca Theseus, fa il suo ingresso Tytania, che chiede alle fate di intonare per lei un canto che la faccia dormire. Oberon spreme il succo dell’erba sui suoi occhi: Tytania si innamorerà della prima creatura che vedrà al risveglio.

Atto secondo.
Mentre gli artigiani iniziano le prove del loro spettacolo, Puck decide di tramutare il tessitore Bottom in un essere con la testa d’asino. Tutti fuggono e Tytania, risvegliandosi, si innamora del mostro. Oberon, dapprima divertito dello scherzo di Puck, finisce per incollerirsi quando scopre che il folletto ha creato una gran confusione amorosa anche tra le coppie degli amanti ateniesi. Per rimediare al pasticcio, le fate fanno addormentare gli innamorati e Puck, durante il loro sonno, riesce a riappacificarli.

Atto terzo.
Oberon libera infine Tytania dall’incantesimo e fa sparire la testa d’asino di Bottom. Al suono di una sarabanda, Oberon e Tytania si recano al palazzo del duca, dove vengono celebrate le triplici nozze, allietate dallo spettacolo organizzato dagli artigiani.

Guida all'ascolto (nota 1)

Il soggetto shakespeariano fu, prima di Britten, fonte di ispirazione per molti altri compositori; tra gli inglesi ricordiamo Henry Purcell (The Fairy Queen). Nel 1960 Britten decise a sua volta di tentare una traduzione musicale della commedia di Shakespeare, per il quale da sempre nutriva una sorta di venerazione. Nei drammi e nelle commedie del poeta inglese, del resto, la musica riveste un ruolo fondamentale, sia come presenza scenica irrinunciabile sia come dimensione dello spirito. L’omaggio del maggiore compositore inglese del Novecento al più grande poeta della sua patria era quindi un gesto quasi doveroso. Il libretto venne redatto con la collaborazione di Peter Pears, ed è, nelle linee generali, molto fedele all’originale.

Nell’opera Oberon riveste un ruolo di assoluto primo piano, vero deus ex machina di tutta la vicenda. Composta per un teatro di piccole dimensioni, la partitura è affidata a un organico formato da archi, sei legni, quattro ottoni, due arpe, clavicembalo, celesta e percussioni. È assai sorprendente come, con mezzi così ridotti, Britten riesca a caratterizzare in modo molto preciso i tre livelli sui quali si sviluppa l’azione: il regno delle fate, quello della corte di Teseo e il mondo degli artigiani. Al folletto Puck, interpretato da un cantante-acrobata, è affidato il compito di metterli in relazione trasvolando dall’uno all’altro. Il peculiare registro delle voci infantili definisce invece il mondo delle fate e degli elfi, il cui re Oberon viene da Britten affidato alla ‘innaturale’ voce del controtenore, all’epoca il celebre Alfred Deller. Tytania, moglie di Oberon, è forse il personaggio meglio caratterizzato di tutta la partitura: a lei Britten affida le pagine più toccanti, quasi sensuali nel loro patetismo. L’opera consentì inoltre al compositore di sfoggiare capacità ironiche fuori dal comune, come quando, durante la rappresentazione di Piramo e Tisbe (tipico esempio dell’antica tradizione del ‘teatro nel teatro’), inscenata dagli artigiani in onore delle triplici nozze, Britten intesse un’amabile parodia dell’opera italiana dell’Ottocento.

Giancarlo Arnaboldi


(1) Dizionario dell'Opera 2008, a cura di Piero Gelli, edito da Baldini Castoldi Dalai editore, Firenze

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Ultimo aggiornamento 5 dicembre 2016
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