Glossario
Guida all'ascolto



Nocturne, op. 60

Testo delle parti vocali (nota 1)

I
Prometheus Unbound Prometeo liberato
On a poet's lips I slept
Dreaming like a love-adept
In the sound his breathing kept;
Nor seeks nor finds he mortal blisses.
But feeds on the aereal kisses
Of shapes that haunt thought's wildernesses.
He will watch from dawn to gloom
The lake-reflected sun illume
The yellow bees in the ivy-bloom.
Nor heed nor see, what things they be;
But from these create he can
Forms more real than living man
Nurslings of immortality!
Sulle labbra d'un poeta io dormiva
Sognando come un alunno d'amore
Nel suono che il suo respiro teneva;
Né cerca né trova egli beatitudini mortali,
Ma si nutre degli aerei baci
Delle forme che popolano i deserti del pensiero.
Egli osserva dall'alba alla tenebra
Il sole riflesso nel lago illuminare
Le api gialle tra i fiori dell'edera,
Né cura né vede che cosa esse siano;
Ma da questo creare egli sa
Forme più reali dell'uomo vivente,
Creature d'immortalità!
II
The Kraken Il Kraken
Below the thunders of the upper deep;
Far, far beneath in the absymal sea,
His ancient, dreamless, uninvaded sleep
The Kraken sleepeth: faintest sunlights flee
About his shadowy sides: above him swell
Huge sponges of millennial growth arid height;
And far away into the sickly light,
From many a wondrous grot and secret cell
Unnumber'd and enormous polypi
Winnow with giant arms the slumbering green.
There hath he lain for ages and will lie
Battening upon huge seaworms in his sleep.
Until the latter fire shall heat the deep;
Then once by men and angels to be seen,
In roaring he shall rise and on the surface die.
In fondo agli scroscianti baratri,
Molto al di sotto dell'abissale mare
Il Kraken dorme il suo sonno antico,
Indisturbato e senza sogni.
I tenui riflessi solari giungono fino ai suoi fianchi oscuri
E sopra a lui gonfie si ergono le spugne
Cresciute ad altezze millenarie;
Da grotte strane e da segreti antri
Anelando la tenue luce in alto
Innumerevoli e giganteschi polipi
Tendono le braccia mostruose
Abbracciando il verde silenzioso.
Lì egli giace da millenni e ancora
Giacerà nutrendosi nel suo sonno
Degli smisurati serpenti del mare
Fino a che un giorno il fuoco estremo riscalderà gli abissi.
Allora egli si mostrerà una volta sola agli uomini ed agli
[angeli,
Ruggendo salirà alla superficie ed ivi morirà.
III
The Wanderings of Cain Il vagabondaggio di Caino
Encinctured with a twine of leaves,
That leafy twine his only dress!
A lovely Boy was plucking fruits,
By moonlight, in a wilderness.
The moon was bright, the air was free,
And fruits and flowers together grew
On many a shrub and many a tree:
And all put on a gentle hue,
Hanging in the shadowy air
Like a picture rich and rare.
It was a climate where, they say,
The night is more beloved than day.
But who that beauteous Boy beguiled,
That beauteous Boy to linger here?
Alone, by night, a little child,
In place so silent and so wild—
Has he no friend, no loving mother near?
Cinto di foglie intrecciate
E facendo del serto frondoso sua unica veste
Un soave fanciullo si aggirava cogliendo frutti
Al lume della luna nella selva.
La luna splendeva e l'aria era chiara
E frutti e fiori crescevano insieme
Sugli alberi e i cespugli.
E tutto si ammantava di tinte geritili
Sospese nell'aria ombrosa
Come in un quadro ricco e raro.
Era un luogo in cui, si dice,
La notte aveva più incanto del giorno.
Ma chi ha indotto il bel fanciullo ad aggirarsi lì?
Solo, di notte, un fanciullino,
In un luogo tanto silenzioso e solitario...
Non gli è vicino un amico, o una madre amorosa?
IV
Blurt, Master Constable
Midnight's bell goes ting, ting, ting, ting, ting,
Then dogs do howl, and not a bird does sing
But the nightingale, and she cries twit, twit, twit;
Owls then on every bough do sit;
Ravens croak on chimneys' tops;
The cricket in the chamber hops;
The nibbling mouse is not asleep,
But he goes peep, peep, peep, peep, peep;
And the cats cry mew, mew, mew,
And still the .cats cry mew, mew, mew.
La campana di mezzanotte rintocca
Tin, tin, tin, tin, tin,
Poi abbaiano i cani, e non si ode canto d'uccello, L'usignolo soltanto si lamenta,
twit, twit, twit.
Posano le civette su ogni ramo,
Gracchiano i corvi su ogni camino,
Il grillo saltella per la stanza,
Il topo roditore è ancor desto
E veglia dicendo peep, peep, peep.
Ed i gatti fanno miau, miau, miau,
Ed i gatti fanno sempre miau, miau.
V
The Prelude (1805) Il preludio
But that night When on my bed I lay, I was most mov'd
And felt most deeply in what world I was;
With unextinguished taper I kept watch,
Reading at intervals; the fear gone by
Press'd on me almost like a fear to come;
I thought of those September Massacres,
Divided from me by a little month,
And felt and touch'd them, a substantial dread;
The rest was conjured up from tragic fictions,
And mournful Calendars of true history,
Remembrances and dim admonishments.
"The horse is taught his manage, and the wind
Of heaven wheels round and treads in his own steps,
Year follows year, the tide returns again,
Day follows day, all things have second birth;
The earthquake is not satisfied at once."
And in such way I wrought upon myself,
Until I seem'd to hear a voice that cried
To the whole City, "Sleep no more."
Ma quella notte
Giacendo sul mio letto ero turbato,
Avvertivo profondamente il mondo in cui vivevo;
Con la candela accesa vegliavo
Leggendo ad intervalli; e lo svanito timore
Pesava su di me come un futuro terrore ;
Pensavo a quei massacri di Settembre,
Da cui mi separava solo un breve mese,
E li sentivo, li toccavo, tangibile spavento,
Gli altri pensieri furono evocati da tragiche fantasie,
Luttuosi calendari della storia vera.
Rimembranze ed oscuri ammonimenti.
«Al cavallo si insegna a ritornare al suo maneggio
E il vento del cielo ricalca le proprie orme;
Un anno segue l'altro e sempre di nuovo ricorre la marea,
Il giorno segue il giorno e rinasce ogni cosa,
Al terremoto non basta una sola scossa.»
Ed in tal modo ragionavo con me stesso
Finché non mi parve udire una voce che gridava
A tutta la città: «destati!»
VI
The Kind Ghosts Gli Spiriti gentili
She sleeps on soft, last breaths; but no ghost looms
Out of the stillness of her palace wall,
Her wall of boys on boys and dooms on dooms.

She dreams of golden gardens and sweet glooms,
Not marvelling why her roses never fall 
Nor what red mouths were torn to make their blooms.


The shades keep down which well might roam her hall. Quiet their blood lies in her crimson rooms
And she is not afraid of their footfall.


They move not from her tapestries, their pall,
Nor pace her terraces, their hecatombs,
Lest aught she be disturbed, or grieved at all.
Essa dorme con dolce respiro, ma nessuno spettro
Esce dai muri silenziosi del suo palazzo,
Muri fatti di vittime su vittime.

Sogna i giardini .dorati e i dolci crepuscoli
E non si meraviglia che le sue rose non appassiscano mai,
E non si chiede a quali labbra fu strappata la porpora per
[fare la loro corolla.

Le ombre che potrebbero girare per le sale si
[nascondono;
In silenzio il loro sangue' è sparso nelle sue stanze rosse ed ella non teme il suono del loro passo.

Non si staccano dai suoi arazzi, che sono il loro sudario, La loro ecatombe non aleggia per le terrazze,
Affinché essa non si rattristi e non si turbi.
VII
Sleep and Poetry Suono e poesia
What is more gentle than a wind in summer?
What is more soothing than the pretty hummer
That stays one moment in an open flower,
And buzzes cheerily from bower to bower?
What is more tranquil than a musk-rose blowing
In a green island, far from all men's knowing?
More healthful than the leafiness of dales?
More secret than a nest of nightingales?
More serene than Cordelia's countenance?
More full of visions than a high romance?
What, but thee, Sleep? Soft closer of our eyes!
Low murmurer of tender lullabies!
Light hoverer around our happy pillows!
Wreather of poppy buds, and weeping willows!
Silent entangler of a beauty's tresses!
Most happy listener! when the morning blesses
Thee for enlivening all the cheerful eyes
That glance so brightly at the new sun-rise.
Che cosa vi è di più dolce del vento estivo?
Che cosa di più consolante di un grazioso colibrì
Che si posa un attimo sul fiore aperto
E se ne va di calice in calice?
Che cosa vi è di più tranquillo di una rosa muschiata,
Fiorita su di un'isola verde lungi dagli sguardi degli uomini?
Che cosa vi è di più salubre di una frondosa valle?
Di più segreto di un nido d'usignoli?
Di più sereno del volto di Cordelia?
Di più fantasioso d'una fiaba dorata
Se non tu, sonno? Dolce suggello dei nostri occhi,
Sommesso mormorio di ninna nanna!
Aleggi lieve intorno ai nostri guanciali,
Avvolgi i boccioli dei papaveri e il salice piangente,
Intrecci silenzioso le chiome della bellezza
E ascolti, oh fortunato, la mattina che ti benedice
Per aver dato nuova vita a tanti occhi lieti
Che guardano raggianti al nuovo sole.
VIII
Sonnet 43 Sonetto n. 43
When most I wink, then do mine eyes best see,
For all the day they view things unrespected;
But when I sleep, in dreams they look on thee,
And darkly bright, are bright in dark directed.
Then thou, whose shadow shadows doth make bright,
How would thy shadow's form form happy show
To the clear days with thy much clearer light,
When to unseeing eyes thy shade shines so!
How would, I say, mine eyes be blessed made
By looking on thee in the living day,
When in dead night thy fair imperfect shade
Through heavy sleep on sightless eyes doth stay!
All days are nights to see till I see thee,
and nights bright days when dreams do show thee me.
Più chiudo gli occhi e meglio essi vedono,
Che tutto il di scorgono cose senza valore,
Ma quando dormo, nel sogno vedono te
E sono, chiari nell'oscurita, raggianti al buio.
Oh tu, la cui ombra rischiara anche le ombre,
Oh come I'ombra delle tue forme sarebbe
Pure nel giorno chiaro una felice apparizione
Con la sua luce ancor più chiara,
Se gia ai miei occhi chiusi la tua ombra
Cosi risplende! Come vorrei dire allora
Che i miei occhi son beati guardando te
Nella viva luce del giorno, quando invece nella tetra notte
La cara ombra tua imperfetta si imprime gli occhi miei
Chiusi dai veli del sonno!
Ogni giorno per me è notte, fino a che non ti vedo
E le notti son giorni luminosi quando ti vedo nel sogno.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Sala Accademica di via dei Greci, 15 dicembre 1961

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Ultimo aggiornamento 27 giugno 2014
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