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Sinfonia da Requiem, op. 20

Musica: Benjamin Britten
  1. Lacrymosa - Andante ben misurato
  2. Dies irae - Allegro con fuoco
  3. Requiem aeternam - Andante molto tranquillo
Organico: 3 flauti (3 anche ottavino e flauto contralto), 2 oboi, corno inglese, 2 clarinetti, clarinetto basso (anche clarinetto in mi bemolle), sassofono contralto, 2 fagotti, controfagotto, 6 corni, 3 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, xilofono, piatti, woodblock, grancassa, tamburo militare, tamburo basco, 2 arpe, pianoforte, archi
Composizione: 1940
Prima esecuzione: New York, Carnegie Hall, 30 marzo 1941
Edizione: Boosey & Hawkes, Londra
Dedica: in memoria dei genitori

Guida all'ascolto (nota 1)

Scritta nel 1940, a ventisette anni, la Sinfonia da Requiem non solo costituisce il vertice della produzione giovanile di Benjamin Britten ma è la più importante composizione strumentale di un autore che si sentiva attratto soprattutto dalle possibilità musicali ed espressive della parola.

Spesso la nascita di questa composizione è messa in relazione ad un equivoco, che varrà la pena di chiarire. Verso la fine del 1939 Britten, che si era da poco trasferito negli Usa per sfuggire alla guerra, ricevette attraverso il British Council la commissione di un pezzo per una grande occasione celebrativa di un paese straniero, di cui non gli fu precisata la natura: acettò, purché gli fosse lasciata totale libertà nella scelta dei mezzi e dello stile e non si fosse preteso da lui un pezzo di tono enfatico e nazionalista. Solo in seguito venne a sapere dal suo editore che si trattava del duemilaseicentesimo anniversario della dinastia imperiale giapponese e che altri compositori avevano ricevuto e accettato tale commissione, tra cui Richard Strauss e Jacques Ibert.

Ma la formalizzazione dell'incarico tardò e, quando infine arrivò il contratto, Britten si accorse che gli restavano soltanto sei settimane di tempo per consegnare il pezzo richiesto. Pensò quindi di inviare un lavoro già quasi ultimato, la Sinfonia da Requiem, che era quanto di più lontano da un pezzo celebrativo si potesse immaginare. Forse questo era anche un modo per non invischiarsi, lui che era obiettore di coscienza e pacifista, nella celebrazione di un regime che conduceva una politica aggressiva, che da tre anni era impegnato in una spietata guerra di conquista in Asia e che era alleato con la Germania nazista e l'Italia fascista. Il prevedibile risultato fu che Britten ricevette attraverso l'ambasciata giapponese in America questa lettera di Hidemaro Konoye, fratello del primo ministro nonché compositore e direttore d'orchestra, che era stato incaricato di occuparsi del coté musicale delle celebrazioni: "Temiamo che il compositore non abbia assolutamente compreso i nostri desideri... Oltre ad essere una musica puramente religiosa di tipo cristiano, ha nei suoi aspetti melodici e ritmici un tono malinconico che la rende inadatta ad essere eseguita in occasione di una simile nostra celebrazione nazionale". Britten rispose con fermezza e dignità, assicurando che la sua musica non aveva alcuna intenzione offensiva verso il Giappone e che non ci si doveva sorprendere che avesse scritto una musica di ispirazione cristiana, poiché egli stesso era cristiano. Con questo l'incidente fu chiuso e la prima esecuzione della Sinfonia da Requiem fu trasferita a New York, con John Barbirolli sul podio, il 30 marzo 1941.

Dunque Britten aveva iniziato e quasi portato a termine questa ampia partitura orchestrale senza assolutamente pensare di utilizzarla per soddisfare la commissione giuntagli dal Giappone e dedicandola invece alla memoria dei suoi genitori, la cui morte risaliva ad alcuni anni prima ma restava una perdita incolmabile per Britten, che annotò nel suo diario: "La mancanza di Mum e Pop, invece di diminuire, mi sembra diventare ogni giorno più forte. A malapena sopportabile". Un altro evento luttuoso si era aggiunto a questo, lo scoppio della guerra, con il suo orribile carico di morte e distruzione. Quei tragici avvenimenti, che sconvolgevano non soltanto il suo paese ma l'intera umanità, non mancarono di lasciare un forte segno sulla Sinfonia da Requiem, come Britten stesso rivelò in un'intervista rilasciata mentre la stava componendo: "Quello che sto facendo è contro la guerra quanto più mi è possibile... Non credo che si possano esprimere in musica teorie sociali o politiche o economiche ma, unendo una nuova musica a frasi ben note, penso sia possibile esprimere certe idee... Tutto quello di cui sono sicuro sono le mie convinzioni contro la guerra mentre sto scrivendo questa musica".

Musicalmente la Sinfonia da Requiem guarda a Gustav Mahler, la cui musica Britten aveva avuto modo di conoscere sia a Vienna, quando aveva inutilmente tentato di essere preso come allievo da un ammiratore di Mahler qual era Alban Berg, sia a New York, grazie alle esecuzioni di un sommo interprete mahleriano come Bruno Walter. Si ricollegano a Mahler l'idea complessiva della Sinfonia come dramma esistenziale di forte e coinvolgente espressività e anche particolarità tecniche come gli scontri di tonalità e la giustapposizione di passaggi per pochi strumenti alla potenza della grande orchestra. Vi sono stati riconosciuti anche elementi che rimandano a Igor Stravinskij e a Ralph Vaughan-Williams, il più importante compositore inglese dell'epoca: quel che stupisce non è che Britten abbia sentito tali influenze, inevitabili, ma che sia riuscito, nonostante la giovane età, a fonderle completamente in un proprio personale linguaggio.

Il primo dei tre movimenti, che si succedono senza interruzione di continuità, è il Lacrymosa (Andante ben misurato), introdotto da forti colpi dei timpani su un cupo e rabbioso mormorio orchestrale, da cui emerge un tema spigoloso e dissonante annunciato dai violoncelli e ripreso dal fagotto e progressivamente dagli altri strumenti a fiato, che porta a un angosciato urto tra re minore e re maggiore. Il carico di lamento e protesta che pervade tutto il Lacrymosa è espresso in modo inequivocabile dall'andamento ritmico trascinato e dagli aspri e gementi accordi alternati di flauti e tromboni, sottolineati dal pianoforte.

Inizia quindi un lungo e potente crescendo, basato sul tema iniziale dei violoncelli, al cui culmine si ode nuovamente il drammatico battito iniziale dei timpani, prima che tutto si spenga in una tragica quiete, da cui prende le mosse il Dies irae, un motum perpetuum dal carattere di danza macabra, interrotto da sparsi momenti dal ritmo di marcia lenta. Il motivo dominante di questo Allegro con fuoco è quello annunciato all'inizio dai flauti; altri motivi sono una terzina delle trombe su una stessa nota ripetuta, una melodia lenta e tranquilla del sassofono e una più vivace e sincopata degli ottoni. Si raggiungono climax sempre più potenti, finché la musica si sgretola e ne emerge l'Andante molto tranquillo del Requiem aeternam, il cui tema principale, calmo e sereno, è annunciato dai tre flauti su uno sfondo di archi e arpa. Questa delicata ninnananna, che da una parte suggerisce la tranquillità paradisiaca della pace eterna ma dall'altra non ha nulla di consolatorio, ritorna, dopo il fluente tema, affidata agli archi della sezione centrale, per avviare alla conclusione il movimento, che si spegne infine gradualmente, come se la musica si disintegrasse nel nulla.

Mauro Mariani


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 14 dicembre 2013

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Ultimo aggiornamento 23 dicembre 2013
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