Glossario



Ouverture in sol minore

Musica: Anton Bruckner
Organico: ottavino, flauto, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, 3 tromboni, timpani, archi
Composizione: 18 novembre 1862 - 22 gennaio 1863
Prima esecuzione: Klosterneuburg, Philharmonie-Saal,  8 settembre 1921
Edizione: Universal Edition, Vienna, 1921

Guida all'ascolto (nota 1)

Le prime opere strumentali e sinfoniche di Bruckner sono, a parte tre Marcie per banda militare, Tre pezzi per orchestra in mi bemolle maggiore, in mi minore e in fa maggiore, l'Ouverture in sol minore e la Sinfonia in fa minore non numerata. Sono lavori scritti tra il 1862 e il 1863 (precisamente l'Ouverture in sol minore fu terminata di comporre il 22 gennaio 1863, ma fu eseguita postuma per la prima volta a Klosterneuburg l'8 settembre del 1921 diretta da F. Moissl) nei quali si avverte il complesso definito da Adorno della "fede nell'autorità", in quanto più spiccatamente Bruckner mostra le sue preferenze per Mozart, Beethoven e Schubert, i tre compositori su cui si concentrò maggiormente il suo studio in campo sinfonico. Le Marcie militari e i Tre pezzi per orchestra racchiudono già quella propulsione ritmica che è l'elemento primario nella organizzazine sinfonica bruckneriana. Naturalmente il ritmo in Bruckner non acquista sin d'allora un carattere drammatico è dialettico come in Mahler, ma è piuttosto un elemento di accumulazione sonora, mirante ad evocare il clima della musica popolare e dei Laendler austriaci. Nei Tre pezzi per orchestra, in particolare, si svolge un disegno più vivace e nervoso, anche se non mancano quei morbidi impasti strumentali - ad esempio, tra corno e oboe - che riaffiorano spesso nella tematica di questo musicista.

Non diversamente l'Ouverture in sol minore presenta in forma timida le stesse caratteristiche del sinfonismo primordiale bruckneriano, con lo sguardo rivolto alla triade delle divinità musicali preferite dal compositore austriaco e indicate più sopra. L'Adagio introduttivo risente dello schema dell'ouverture lulliana, nobile e solenne, mentre nell'Allegro bitematico si sentono reminiscenze della "Jupiter" di Mozart, nel rispetto delle regole tradizionali della forma-sonata. La tensione si accresce e si intensifica, ma non acquista mai quel rilievo dinamico e ritmico che troverà la sua compiutezza espressiva nelle nove Sinfonie, dove si possono cogliere in molti Scherzi alcune delle idee strumentali più brillanti e fosforescenti dell'inventiva bruckneriana. Non bisogna dimenticare che proprio tra il 1862 e il 1863 il musicista, impostosi allora come organista e compositore di brani religiosi, studiò strumentazione e orchestrazione con Otto Kitzler, direttore d'orchestra del teatro di Linz e sostenitore della "musica del futuro" rappresentata da Berlioz, Liszt e Wagner. Fu Kitzler ad avvicinare Bruckner al teatro di Wagner, il cui Tristano e Isotta, eseguito tre anni dopo a Monaco (1865), provocò un'impressione sconvolgente sull'animo semplice e devoto del grande organista di Sankt Florian che da quel momento divenne un estimatore sincero e profondo dell'autore dell'Anello del Nibelungo, fino ad inginocchiarglisi davanti emozionato e con le lacrime agli occhi, dopo aver ascoltato nel luglio del 1882 a Bayreuth la prima esecuzione del Parsifal e presago della imminente fine del più degno successore di Beethoven.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 21 aprile 1985

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Ultimo aggiornamento 19 dicembre 2012
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