Glossario



Sinfonia n. 4 in mi bemolle maggiore "Romantica"

Musica: Anton Bruckner
  1. Bewegt, nicht zu schnell (Mosso, non troppo veloce) (mi bemolle maggiore)
  2. Andante, quasi allegretto (do minore)
  3. Scherzo. Bewegt (Mosso) - Trio: Nicht zu schnell(si bemolle maggiore)
  4. Finale: Bewegt, doch nicht zu schnell (Mosso, ma non troppo veloce) (mi bemolle maggiore)
Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, archi
Composizione: Prima versione: Vienna, 2 gennaio - 22 novembre 1874; Seconda versione: maggio - dicembre 1878; Terza versione: Vienna, 19 novembre 1879 - Vienna, 5 giugno 1880; Quarta versione: 1887 - 1889
Prima esecuzione: Vienna, Großer Musikvereinsaal, 5 dicembre 1878
Edizione: Albert J. Gutmann, Vienna, 1889
Dedica: principe Costantino di Hohenlohe-Schillingsfürst

Guida all'ascolto (nota 1)

Tra le undici Sinfonie portate a termine da Anton Bruckner, la Quarta (1874), oltre ad essere la più eseguita insieme alla Settima, è l'unica a portare un titolo di carattere descrittivo voluto dall'autore. La Quarta Sinfonia di Bruckner costituisce indubbiamente uno snodo fondamentale sia nella produzione musicale che nella stessa vita del compositore austriaco, incalzato a metà degli anni Settanta da incertezze e difficoltà. Ciononostante, proprio l'opera partorita in questo clima di angosciosa instabilità si rivelerà, dopo numerose traversie, il suo primo, seppur sostanzialmente fragile, successo in una esecuzione pubblica, contribuendo ad avviarlo verso un consolidamento della propria situazione professionale ed economica (cosa che avverrà solo con il successo della Settima Sinfonia, all'età di 60 anni). Il 22 novembre 1874 è la data riportata sulla partitura a conclusione della Sinfonia, il cui inizio risaliva al 2 gennaio del medesimo anno. Una prima esecuzione berlinese, programmata per la primavera del 1877, venne annullata; ciò diede modo al compositore di operare una prima significativa revisione, cedendo alle numerose pressioni di quanti insistevano perché rendesse le sue partiture più semplici sia all'esecuzione che all'ascolto. Questa costante richiesta di alleggerimenti, tagli e modifiche da parte di vari direttori, fra cui spiccava Johann Herbeck, veniva vissuta con un misto di dubbiosa amarezza e di operosa rassegnazione da Bruckner, che raramente seppe opporsi alle pressioni esterne. In una lettera del 1877 Bruckner giungeva infatti a qualificare, con la consueta febbre autocritica, alcuni passaggi violinistici dell'Adagio della Quarta come pressoché ineseguibili, e la strumentazione "troppo carica e inquieta".

La rielaborazione della partitura impegnò il compositore dal gennaio alla fine di settembre del 1878, mentre nel novembre dello stesso anno vide la luce il nuovo Scherzo - che rappresenta la caccia - destinato a divenire uno dei più celebri movimenti sinfonici del tardo Ottocento. Neppure questa nuova versione fu data alle stampe e nel 1879 l'autore volle approntare un'ulteriore versione del Finale. Conclusi gli aggiustamenti nel giugno 1880, la Sinfonia potè finalmente essere presentata nel Musikvereinsaal della capitale austriaca, il 20 febbraio 1881, in un concerto dei Filarmonici di Vienna diretto da Hans Richter. Il successo della prima non servì ad arrestare la complessa e intricata storia delle rielaborazioni della Sinfonia, che proseguì con altri ritocchi per esecuzioni successive dirette da Felix Motti (nel dicembre 1881 a Karlsruhe, prima esecuzione di un lavoro sinfonico di Bruckner in Germania) e da Anton Seidl. La prima edizione a stampa, curata da Ferdinand Löwe e ritoccata nella strumentazione con il consenso dell'autore, venne pubblicata nel 1889. Sostituita nell'uso dalla partitura approntata nel 1936 da Robert Haas, sulla base del materiale relativo alla prima esecuzione del 1881, è stata a sua volta soppiantata dalla nuova edizione critica di Leopold Nowak uscita nel 1975, oltre un secolo dopo la creazione della Sinfonia bruckneriana.

Gli anni in cui nasce la Quarta Sinfonia coincidono anche con l'epoca in cui si sviluppa l'accesa querelle tra i paladini di Bruckner (e indirettamente di Wagner) e quelli di Brahms, vicenda nella quale il compositore austriaco si trovò in una posizione di sofferente soggetto passivo, la sua colpa consistendo esclusivamente nell'adesione pubblica alla poetica wagneriana. Questa professione di fede, culminata poi nella dedica della Terza Sinfonia e riflessa nelle profferte di stima e affetto dell'autore del Tristan, aveva reso Bruckner inviso a Eduard Hanslick, il più potente e autorevole fra i critici viennesi, che pure inizialmente gli aveva mostrato simpatia e dispensato incoraggiamenti.

Oltre a deriderne sarcasticamente le prime Sinfonie, fu lo stesso critico a ostacolare a più riprese la carriera del compositore, come quando nel 1875, appena terminata la Quarta Sinfonia, fece in modo che fosse respinta la richiesta di un incarico all'Università di Vienna, impiego che avrebbe puntellato una situazione economica piuttosto critica. Ci vollero altri due anni almeno perché Bruckner ottenesse un impiego stabile con uno stipendio adeguato; e solo nella recensione della Quarta Sinfonia Hanslick si espresse nei suoi confronti con cordiale benevolenza.

Continua a far discutere il significato della dicitura Romantische scelta come sottotitolo: un riferimento al contenuto stesso della composizione, che si riallaccia al concetto di musica a programma. Bruckner aveva, in effetti, stilato una serie di didascalie, non scrivendole però in partitura (e pertanto non vincolanti esteticamente); didascalie, che, insieme ad alcuni richiami naturalistici (ad es. la cinciallegra per il secondo tema del primo movimento), tracciano una trama di associazioni descrittive di ispirazione storico-letteraria, con richiami che spaziano da Tieck e Hoffmann fino ai cavalieri erranti e ai quadri di von Schwind, da Novalis al Medioevo delle grandi cattedrali gotiche, al Lohengrìn di Wagner. Tuttavia, tutto questo fiabesco mondo medievale suggerito dalle didascalie non equivale ai programmi elaborati per i poemi sinfonici, ad esempio quelli di Liszt, che intendevano saldarsi alla materia letteraria. La sostanza romantica della Quarta non viene filtrata dalla mitologia vetero-germanica, in quanto la commistione fra poesia e musica risulta estranea all'orizzonte estetico e culturale di Bruckner; al contrario si può sostenere che anche Bruckner superasse la dicotomia fra "musica assoluta" e "musica a programma", realizzando lavori sinfonici di concezione autonoma, senza venir meno al verbo romantico.

Il primo movimento, "Mosso, non troppo veloce" (Bewegt, nicht zu schnell), dalla limpida quanto poderosa architettura, si apre con l'esposizione del magnifico richiamo del corno - su intervalli di quinta e di sesta - che spazia sopra l'inquieto tremolo degli archi (un gesto tipicamente bruckneriano). Dopo un'articolata elaborazione, compare il secondo gruppo motivico affidato agli ottoni e siglato dal tema della cinciallegra (che il compositore chiama Zizi-Be), che si apre sull'affettuosa frase delle viole accompagnata da un disegno reiterato dei violini, destinato a farsi sempre più imperioso, con l'intervento della tromba e dei corni. A un breve passaggio in pianissimo segue il rullo dei timpani e un sinuoso dialogo tra flauto e clarinetto, che introduce la ripresa dei vari motivi, per giungere infine alla Coda, in cui il fortissimo dei corni esalta nuovamente il corale strofico del motivo iniziale.

Il secondo movimento, Andante, quasi Allegretto, in forma di Rondò e in tonalità di do minore, viene spesso accostato dai commentatori a un'accorata "marcia funebre". Il carattere malinconico del movimento rivela piuttosto reminiscenze romantiche, segnatamente schubertiane, in particolar modo per la semplicità con cui vengono esposti i due motivi che lo animano. Lo stesso Bruckner, in una lettera a Hermann Levi, accenna a un movimento in forma di Lied, segnando la possibile strada per una via intermedia rispetto alla troppo insistita dicotomia fra musica assoluta e musica a programma. Nel primo nucleo motivico, tratto da un corale protestante, spicca un lungo disegno melodico dei violoncelli, che ricompare nei successivi sviluppi. Il secondo motivo, esposto dalla viola, trascorre poi negli archi con interpunzioni dei corni, in un ampio ventaglio di tonalità. Nello Sviluppo, costanti modulazioni - con il ritorno del primo elemento motivico - trascorrono verso la Coda che passa dal do minore a un trionfale do maggiore, per concludersi infine in un decrescendo da cui si staglia la voce del clarinetto.

Il più celebre movimento della Sinfonia, lo Jagdscherzo del 1878, è anche il più vicino al genere della musica a programma. Nello Scherzo in si bemolle maggiore, Mosso (Bewegt), in cui Max Auer avvertiva "zone crepuscolari e brividi che ci aprono ben altri abissi dell'anima", si delinea una fantastica scena di caccia con il clamore della muta, le fanfare degli ottoni e i richiami dei cacciatori. I corni danno il segnale su un tremolo degli archi, che dall'iniziale pianissimo si gonfia in un crescendo, culminante in un fortissimo in cui ai corni si uniscono tromboni e tuba. Alla risposta delle trombe, quasi in eco, segue un nuovo crescendo in tonalità di fa maggiore. Mezzo tono più in alto il Trio, marcato Non troppo veloce: si tratta di un Ländler dalle venature rustiche e liete, più prossimo forse alle danze slave che agli omonimi schubertiani.

L'ampio Finale, dall'indicazione Mosso, ma non troppo veloce (Bewegt, dock nichtzu schnell) si apre con un nebuloso preambolo che ricorda il clima del Finale della Terza Sinfonia, in cui però l'afflato eroico appare sostituito da un clima misterioso. Lentamente questa atmosfera sospesa cresce d'intensità chiarificandosi e sfociando in un unisono in fortissimo dell'intera orchestra. Segue un richiamo al motivo iniziale del primo movimento (una prassi, quella dell'architettura sinfonica su base ciclica, col ritorno nell'ultimo tempo di temi proposti in precedenza, dedotta da Beethoven, Berlioz o Liszt), cui segue uno Sviluppo di proporzioni vastissime: un processo deduttivo che parte dalle singole cellule motiviche per ripresentarle nelle fogge più varie (ivi incluse inversioni e capovolgimenti dell'impianto intervallare), con un alternarsi di esplosioni sonore, suadenti figurazioni dei violini e ardite sospensioni della tonalità. Dopo la ricomparsa del tema dell'Andante, al quale si intrecciano un poderoso corale e un grazioso motivo di carattere popolare, si giunge alla Coda conclusiva. Alla tromba e alla tuba è affidata la perorazione basata sul nucleo generatore della partitura, in una conclusione che appare come solenne esaltazione della forza visionaria connaturata al sinfonismo di Bruckner

Andrea Penna


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorium Parco della Musica, 19 maggio 2007

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Ultimo aggiornamento 7 luglio 2012
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