Glossario



Sinfonia n. 6 in la maggiore

Musica: Anton Bruckner
  1. Majestoso
  2. Adagio. Sehr feierlich (Molto solenne). Largo. Adagio
  3. Scherzo: Nicht schnell (Non rapido) - Trio. Langsam
  4. Finale: Bewegt, doch nicht zu schnell (Mosso, ma non troppo veloce)
Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, archi
Composizione: 1879 - 1881
Prima esecuzione: Vienna, Großer Musikvereinsaal, 26 febbraio 1899
Edizione: L. Doblinger, Vienna, 1899
Dedica: Anton Olzelt-Newin

Guida all'ascolto (nota 1)

Anche Bruckner, come Brahms, escluse l'opera teatrale dalla sua attività di compositore e scrisse prevalentemente sinfonie e lavori corali di carattere sacro e profano, con e senza accompagnamento. Le sue sinfonie sono nove, di cui la "Nona", che egli chiamò "Decima", sostenendo che l'unica Nona sinfonia era quella di Beethoven, rimase incompiuta. Altra sinfonia, iniziata prima di tutte le altre, è una Sinfonia n. O o in re minore, la "Nullte" a sua volta preceduta da una giovanile e incompleta Sinfonia in fa minore (1863). I pezzi polifonici sacri comprendono otto messe (una per coro a cappella), cinque salmi tra cui il Salmo CL del 1892, un Te Deum, un Magnificat, due Requiem e altre composizioni vocali minori. I brani vocali profani raggruppano molte cantate e alcuni Lieder con coro, spesso unito all'organo o ad altri strumenti. I brani strumentali da camera sono pochi, ma di notevole valore musicale, come il Quartetto in do minore (1862) e il Quintetto in fa (1879), ambedue per archi.

Tra le sinfonie più largamente e giustamente note, anche perché più distaccate dalle influenze schubertiane, mendelssohniane e schumanniane che invece sono ancora presenti dettagliatamente nella sinfonia "Nullte" (Zero) e nella "Seconda" in do minore, di cui l'autore lasciò addirittura quattro versioni, con una dedicata a Liszt, vanno segnalate la "Terza" in re minore chiamata anche la "Wagner-Symphonie", in quanto fu dedicata a Wagner, musicista idolatrato e venerato da Bruckner; la "Quarta" in mi bemolle, detta "Romantica", fatta conoscere in quattro versioni successive, di cui la seconda con un nuovo "Jagd-Scherzo" e la terza, diretta a Vienna da Hans Richter nel 1881 con un nuovo finale; la "Settima" in mi maggiore, dedicata a Luigi II di Baviera e il cui celebre Adagio in tempo di marcia funebre sarebbe stato scritto in parte nel presentimento della morte di Wagner e in parte dopo il doloroso avvenimento; e i tre tempi completi della "Nona" in re minore, non terminata nel finale: tre tempi eseguiti postumi a Vienna l'11 febbraio 1903 sotto la direzione di Felix Loewe, che ne fece anche la revisione.

Natura senza pretese intellettualistiche, ingenua e profondamente religiosa, Bruckner si riallaccia sotto il profilo sinfonico al pensiero e alla tradizione classica austriaca e non a caso quando si parla dei suoi componimenti sinfonici ci si riferisce spesso a Schubert, ma con una sensibilità di strumentazione più appariscente e robusta, dato che il musicista di Ansfelden assorbì da Wagner una tecnica armonica più ricca e colorita ed anche l'uso di strumenti, come la tuba bassa o il cornotuba, più adatti ad esprimere una forma architettonica improntata a grandiosità e magniloquenza. Per tale ragione i seguaci e gli ammiratori di Bruckner, guidati dal critico viennese Theodor Helm, contrapposero il compositore austriaco alla schiera ben più nutrita e influente dei brahmsiani, capeggiati dall'autorevole e cattedratico Herr Professor antiwagneriano Hanslich, arrecando più danni che favori al serafico e pacifico organista di Sankt Florian. Tanto è vero che una parte delle sinfonie di Bruckner cominciarono ad essere apprezzate soltanto verso la fine della vita del compositore, la cui fama di artista fu postuma, soprattutto per merito dei cenacoli bruckneriani diffusi e moltiplicatisi dentro e fuori i paesi di cultura germanica. Nell'ultimo periodo della sua esistenza, Bruckner fu compreso e sostenuto soltanto da una ristretta cerchia di musicisti e direttori d'orchestra di prestigio, come Mahler, Levi, Nikisch, Motti e Loewe che cercarono di imporlo al pubblico contemporaneo. Ma né i brahmsiani (Brahms ebbe per lui parole sprezzanti e anche offensive), né l'onnipotente Liszt e nemmeno il patriarca del mondo musicale tedesco Hans von Bülow mostrarono molta disponibilità per capire e far capire le sinfonie del compositore austriaco, il quale più di una volta espresse la sua amarezza per questo stato di cose e in un'occasione di particolare scoramento accarezzò perfino l'idea di suicidarsi.

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Ancora oggi la Sesta Sinfonia in la maggiore non è tra le più conosciute ed eseguite di Bruckner, forse perché non risponde in pieno a quella idea di grandiosità e di potenza strumentale cui è affidata l'immagine più rilevante di questo autore. Non è che nella sinfonia manchino momenti di densa polifonia e di solida disposizione contrappuntistica; soltanto che il tono generale appare più controllato e dimesso e si avverte una intelaiatura strutturale più frastagliata e spezzettata rispetto alla Quarta e alla Quinta Sinfonia, con molti ripiegamenti e ripensamenti intimistici e a volte dispersivi. La Sinfonia in la maggiore, con lo stesso massiccio organico della Quarta, ebbe una gestazione a più riprese: il primo tempo fu composto tra il 27 settembre 1879 e il 9 giugno 1880; il secondo venne terminato il 22 novembre 1880; il terzo fu scritto tra il 17 dicembre 1880 e il 17 gennaio 1881; il quarto tempo fu composto tra il 28 giugno e il 3 settembre 1881. La prima esecuzione parziale (il secondo e il terzo tempo) ebbe luogo a Vienna l'11 febbraio 1883 sotto la direzione di Wilhelm Jahn: tra il pubblico c'erano Brahms, che si unì agli applausi di molti ascoltatori, e Hanslick, che rimase muto e freddo come una sfinge, secondo il racconto di un allievo di Bruckner.

Un insistente e prolungato battito ritmico caratterizza il primo movimento (Majestoso), in cui il tema iniziale molto vigoroso si sovrappone al moto uniforme di una insistente reiterazione. Ogni pesantezza viene fugata in virtù di un disegno ritmico vivace e nervoso, anche quando la pienezza fonica si dilata nella riesposizione della frase iniziale, toccando momenti di straordinaria energia sonora. Il secondo tema, liricamente delicato, si insinua tra le varie sezioni strumentali e determina una linea espressiva più affannosa, interrotta da un breve corale di stampo organistico, prima di sfociare nel terzo tema, energico ed imperioso. A questo punto il discorso musicale si allarga e si anima progressivamente e i vari temi sembrano travolti dalla figurazione ritmica di attacco, riemergente da una solenne riproposta del primo soggetto, esaltato in modo entusiasmante nella coda finale.

L'Adagio ha un tono affettuosamente riflessivo è si articola in tre gruppi tematici: il primo tema in si bemolle minore ha un andamento pensoso e dolente; il secondo tema in mi maggiore è più effusivo e liederistico, mentre il terzo tema si presenta come una marcia funebre anticipatrice del grande Adagio della Settima sinfonia. Secondo alcuni studiosi tale marcia lascia presagire alcuni squarci sinfonici mahleriani: non per nulla il nome di Mahler è legato alla prima esecuzione integrale della Sesta Sinfonia che il musicista diresse a Vienna il 26 febbraio 1899. Dopo laripresa degli altri temi il secondo tempo si conclude in un rarefatto clima sonoro.

Lo Scherzo evoca nel suo incantato fantasticare sensazioni e immagini derivanti dalla mitologia nordica del tipo Notte di Valpurga. Infatti, secondo Sergio Martinetti, il brano sembra accostarsi ad una concezione romantica che da Mendelssohn giunge sino ad un modo di sentire di Berlioz per certe annotazioni strumentali e per i timbri espressivamente cangianti. Il Trio è il classico Ländler bruckneriano con le pastose armonie dei corni immerse in un clima di trasognata e lunare contemplazione.

Nel Finale vivo e tempestoso Bruckner ricapitola situazioni tematiche e atteggiamenti psicologici esposti in precedenza. La tensione, resa più acuta e tagliente dall'intervento concitato degli ottoni, si impone all'ascolto per gli sbalzi dinamici e le impennate sonore che interrompono il fluente discorso orchestrale su una materia densamente contrappuntistica. Improntata ad esultante festosità giunge la conclusione della Sesta Sinfonia, definita da Bruckner la più impertinente («Die Sechste ist die Kechste») tra quelle da lui composte nell'intero arco creativo.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorium Parco della Musica, 14 dicembre 1985

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Ultimo aggiornamento 8 novembre 2012
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