Glossario



Seconda Sonata in mi minore per violino e pianoforte op. 36a, KV 244

Musica: Ferruccio Busoni
  1. Langsam. Poco con moto, assai deciso
  2. Presto
  3. Andante, piuttosto grave. Andante con moto. Poco più andante. Alla marcia, vivace. Andante. Tranquillo assai. Allegro deciso, un poco maestoso. Più tranquillo, apoteotico. Adagio
Organico: violino, pianoforte
Composizione: maggio 1898
Prima esecuzione: Helsingfors, 30 settembre 1898
Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia, 1901
Dedica: Ottokar Nováček

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

La Seconda Sonata per violino e pianoforte di Ferruccio Busoni, composta nel 1898 e pubblicata nel 1901, venne definita dallo stessa,autore il suo "opus 1", ovvero il primo lavoro che avesse una sua precisa dignità estetica. Secondo il frontespizio di un abbozzo della Sonata, essa doveva intitolarsi originariamente "Sonata/quasi una fantasia", alludendo ovviamente a Beethoven (non tanto alle due Sonate op. 27 per pianoforte, quanto alle ultime, in particolare all'op. 109). Non si tratta certamente dell'unico omaggio presente nell'opera, il cui motto potrebbe essere proprio "In memoriam", a partire dal dedicatario, il compositore boemo Ottokar Novacek, morto poco prima della pubblicazione della Sonata, e fratello del violinista Victor, con cui Busoni stesso la eseguì per la prima volta a Helsinki nel 1898. L'altro atto di ossequio è nei confronti di J.S. Bach: nucleo ispiratore della Sonata è infatti la citazione del Choral-Lied "Wie wohl ist mir, O Freund der Seelen", che attesta la nascita ufficiale di quel fortissimo legame fra Bach e Busoni che sostanzierà il modus componendi del musicista toscano.

Dal punto di vista formale, la Seconda Sonata per violino è costituita da una serie di sezioni che fluiscono l'una nell'altra senza soluzione di continuità (Langsam, Presto, Andante, piuttosto grave, Andante con moto). In realtà la cornice esterna dell'opera riproduce, come già detto, quella della Sonata per pianoforte op. 109 di Beethoven, con il movimento iniziale costituito da un'alternanza di sezioni lente e più rapide, seguito da uno Scherzo in 6/8 e da un movimento conclusivo in forma di tema e variazioni. L'incipit della Sonata è affidato al pianoforte che espone un severo motivo in mi minore in stile di Corale che funge da motto introduttivo, sciogliendosi subito in una linea ascendente "dolce e sostenuta" ripresa immediatamente dal violino. La struttura dell'intero movimento è dominata da quest'idea iniziale, cui si affianca un secondo tema in si bemolle maggiore, affidato, questa volta, al violino. Il clima espressivo calmo e sereno viene interrotto da una transizione a mo' di cadenza del violino che conduce ad una sezione intermedia più rapida, e si conclude con una fugace apparizione del motto iniziale. Infine segue una sorta di ricapitolazione finale, in cui vengono ripresentati in forma condensata tutti i materiali motivici, sfociando in una coda "Adagio" che ripropone ancora una volta il tema iniziale in forma alterata. Nel Presto successivo, in forma di Scherzo, il clima espressivo richiama non solo il Prestissimo dell'op. 109, ma anche il finale di un altro capolavoro beethoveniano, la Sonata "a Kreutzer". In questo caso Busoni compone una vigorosa Tarantella, di incisiva severità all'inizio e alla fine, con momenti di profonda suggestione timbrica (schattenhaft, nebuloso, indistinto) nell'ambito di una prevalente esuberanza espressiva. A livello di elaborazione tematica, lo Scherzo deriva il proprio tema iniziale dal materiale motivico della sezione centrale del primo movimento, sottoposto ad una vera e propria metamorfosi, che lo rende riconoscibile solo ad un esame dello spartito. Procedimenti del genere, tesi a rielaborare uno spunto motivico originario fino a trasformarlo in un'idea musicale del tutto nuova, sono tipici di uno stile compositivo che Busoni aveva mutuato da Liszt, portandolo alle estreme conseguenze.

Il silenzio che segue l'ultimo accordo del Presto viene interrotto dall'entrata del violino che introduce, con due suoni a distanza di terza minore, una solenne sequenza in do diesis minore del pianoforte. Segue una sorta di reminiscenza, più lenta e distante, del tema principale della Tarantella, che si frantuma infine in tremoli e trilli. Una lenta scala discendente del violino conduce finalmente all'esposizione del tema dell'ultimo movimento, ovvero la citazione del Corale bachiano, che risuona dapprima al pianoforte, con una pienezza timbrica di stampo organistico, per poi essere ripreso e intensificato da entrambi gli strumenti. Lo schema formale seguito da Busoni nelle successive variazioni del tema del Corale rispecchia ancora una volta il modello beethoveniano dell'ultimo movimento dell'op. 109, con l'aggiunta di una sezione in tonalità minore nello stile di un Preludio-Corale, in cui il tema, profondamente trasformato, viene combinato ad un ulteriore motivo di tre note ripetute, esposto dal violino. Le variazioni raggiungono il loro culmine in una Fuga (Tranquillo assai) che, dopo un inizio semplice e sereno, assume presto dimensioni monumentali. Infine nella coda, indicata con più tranquillo, apoteotico, gli ultimi frammenti del Corale precipitano lentamente dal registro acuto a quello grave di entrambi gli strumenti per trovare quiete nelle battute finali, in cui ricompare la citazione bachiana (quasi sacro) che termina con una semplice cadenza perfetta, a suggello di tutta l'opera.

Anna Ficarella

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

La seconda Sonata per violino e pianoforte op. 36a venne scritta da Ferruccio Busoni circa dieci anni dopo la prima, fra il 1898 e il 1900, e venne dedicata al compositore ungherese Ottokar Novàcek, autore di un celebre Moto perpetuo per violino e orchestra. «In senso ideale ho trovato la strada mia propria, come compositore, soltanto con la seconda Sonata per violino op. 36a, che tra amici chiamo anche il mio op. 1» (F. Busoni, Lo sguardo lieto, Il Saggiatore 1977); con queste parole lo stesso autore sottolinea come la seconda Sonata sia da annoverare fra le sue massime creazioni.

Quattro accordi del pianoforte in tempo lento aprono il primo movimento, una sorta di mesto sipario che prepara il tema principale, esposto dal pianoforte e subito ripetuto dal violino; il suo carattere è profondamente triste e desolato, anche quando, nella parte centrale, cerca di "aprirsi" alla tonalità maggiore. Due battute di modulazione a si bemolle maggiore e ci troviamo immersi in un clima espressivo del tutto diverso, avvolto quasi da un'aura onirica: il secondo tema è un canto dolce e nostalgico, intonato dal violino nel suo registro medio-grave e sostenuto da delicati accordi in staccato del pianoforte. Il discorso si anima con l'introduzione al pianoforte di un ritmo in terzine dal piglio quasi militare, per poi ritornare sereno e quasi rapsodico nell'episodio seguente. La sezione centrale (Poco con moto, assai deciso) è tutta giocata sul ritmo marziale del pianoforte e sulle volate virtuosistiche del violino. Molto suggestiva è la ripresa del secondo tema in do maggiore, affidato agli accordi della mano sinistra del pianista sui quali si innalzano gli arpeggi (dolcemente ondulando) della mano destra. Un ultimo episodio, dove riemergono spunti motivici del tema principale, precede la dolcissima coda in mi maggiore.

Il Presto si apre impetuosamente, con un galoppante ritmo ternario (6/8) sul quale il violino stacca un motivo saltellante in mi minore. Il secondo tema, in mi maggiore, pur mantenendo l'impetuoso ritmo ternario del primo, è più giocoso e spensierato; lirico e delicato è invece il terzo tema presentato dal violino in mi maggiore e subito ripreso dal pianoforte in imitazione. Una brusca scaletta discendente del violino ci riporta alla tonalità di mi minore e al galoppante ritmo dell'inizio, sul quale Busoni costruisce un episodio di elaborazione motivica che culmina nell'appassionata ripresa del terzo tema seguita dalla cadenza conclusiva.

Il terzo movimento è il vero cuore pulsante dell'opera; la sua durata (superiore a quella degli altri due movimenti messi insieme), la densa scrittura contrappuntistica e la complessa articolazione agogica ne fanno un caposaldo della musica da camera di Busoni. L'Andante piuttosto grave si apre con un motivo discendente dal carattere inquieto presentato dal pianoforte in accordi e poi ripreso dal violino in forma fiorita. Una malinconica ripresa del terzo tema del Presto affidata al violino (wie eine Erinnerung, «come un ricordo» scrive Busoni in partitura) conduce a un misterioso episodio nel quale il pianoforte scandisce in ottava un ritmo puntato e il violino vaga inquieto fino a una breve cadenza (trillo con scaletta discendente). È la preparazione del tema del corale Wie wohl ist mir, o Freund der Seelen di J.S. Bach, annunciato con solennità dal pianoforte (dolce, ma solenne e non troppo piano) e ripreso dal violino (dolce. La prima variazione al Corale è in tempo Poco più andante ed è affidata al violino sopra il movimento ostinato in ottave spezzate del pianoforte; nella parte centrale spiccano intense imitazioni fra i due strumenti. La seconda variazione (Alla marcia, vivace), è una giocosa elaborazione basata sul saltellante ritmo scandito incessantemente dal pianoforte, mentre la terza ha il carattere di un virtuosistico moto perpetuo (veloci semicrome del violino sopra gli accordi staccato del pianoforte). Più meditativa la quarta variazione (Andante in mi minore), emotivamente coinvolgente nel canto desolato del violino che verso la fine si scioglie in dolorosi cromatismi; un breve epilogo, costituito da un mesto motivo ripetuto in progressioni discendenti conclude la variazione. Torniamo alla tonalità maggiore con la quinta variazione (Tranquillo assai), dal ritmo ternario e dalla rigogliosa scrittura contrappuntistica; la sesta variazione (Allegro deciso, un poco maestoso), mette alla frusta il pianista con una scrittura virtuosistica sopra la quale il violino ribadisce il tema di corale; un impetuoso crescendo porta a un appassionato passaggio di bravura che conclude la variazione. Il discorso musicale si placa poco a poco e conduce alla ripresa del motivo discendente iniziale, ora quasi trasfigurato nei delicati arpeggi acuti del pianoforte, L'ultima apparizione del Tema di corale è affidata al registro acuto del violino. Poche battute di Adagio concludono la Sonata in mi maggiore.

Alessandro De Bei


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 10 febbraio 2006
(2) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al n. 274 della rivista Amadeus

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Ultimo aggiornamento 14 febbraio 2014
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