Glossario



Allegro vivace in si bemolle maggiore

per quartetto d'archi

Musica:
Petr Ilic Cajkovskij
Organico: 2 violini, viola, violoncello
Composizione: 1863 o 1864
Edizione: Muzyka, Mosca, 1967

Lavoro scolastico

Guida all'ascolto (nota 1)

«Dalla tua lettera a papà, arrivata oggi, vedo che ti interessi della mia situazione ed anche che guardi con alquanta diffidenza alla strada che ho intrapreso... Non vorrai certo negare che io abbia un certo talento musicale e neppure ch'esso sia il solo di cui la sorte m'abbia dotato. Se così è, risulta evidente che io debba coltivare questo dono di Dio. Fino ad ora mi è stato possibile continuare il servizio al Ministero. Adesso, però, i miei studi diventano sempre più difficili e mi prendono sempre maggior tempo. Mi vedo dunque costretto a decidere per una cosa o per l'altra. Ecco: ho lasciato l'impiego... Una cosa so di sicuro: diventerò un buon musicista, e guadagnerò il mio pane quotidiano... Una volta terminati gli studi, sogno di venire nella tua casa per passarvi un anno intero e per comporre lì, in quell'ambiente di pace, una grande opera. Poi... via per il mondo!».

Così scrive alla sorella Alexandra, sposata Davidov, e residente nella tenuta di Kamenka (governatorato di Kiev), il ventitreenne Ciaikovsky, da quattro anni impiegato al Ministero della Giustizia a Pietroburgo e da uno studente nel Conservatorio di quella città; Conservatorio fondato proprio nel 1862 da Anton Rubinstein e dalla granduchessa Helena per dare, attraverso una scuola e un diploma, una qualifica sociale ai musicisti che, nella Russia di allora, non avevano, in fondo, alcun riconoscimento o attestato ufficiale.

Il giovane Ciaikovsky si immerge entusiasta negli studi musicali, progetta di scrivere un'opera in tre atti, «L'Uragano», e trascura di conseguenza i propri doveri di funzionario ministeriale, carriera alla quale era stato destinato perché di nobile origine. Nel 1863, come abbiamo visto, Piotr Iljic salta il fosso e decide di vivere da allora in poi «di musica e per la musica».

Sono questi, 1862-64, gli anni in cui nascono, nel campo della musica da camera, una serie di brevi composizioni: in genere, un movimento per formazioni di pochi strumenti.

Sono in genere, queste composizioni non numerate, testimonianza non soltanto della facile vena melodica del musicista ma anche del suo temperamento portato alla immediatezza e alla spontaneità di impressioni, per quanto non ancora pronto ai discorsi e alle costruzioni di largo respiro. Il Quartetto in si bemolle, del 1865, venne eseguito in Conservatorio dagli stessi studenti, ma di esso è rimasto soltanto l'«Allegro vivace».

Il Movimento inizia con un suggestivo tema, pacato, di carattere religioso, che si sviluppa su un tono di calda e concitata perorazione. Gli sviluppi successivi sono a forma di variazioni con interventi solistici dei quattro strumenti, subito ripresi in un gioco d'insieme. Il breve brano si chiude con una elaborata riesposizione del tema iniziale.

Salvatore Caprì


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 26 gennaio 1983

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Ultimo aggiornamento 27 febbraio 2016
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