Glossario
Guida all'ascolto



La dama di picche, op. 68

Opera in tre atti e sette quadri

Libretto dell'opera (nota 1)

Nota del traduttore
Al n. 1, l’Elisabetta menzionata dal coro è la figlia (1709-1761) di Pietro il Grande, imperatrice dei russi dal 1741. Al n. 5, il conte Saint-Germain menzionato nella ballata di Tomskij è il noto avventuriero (morto nel 1784), intimo di Luigi XV e della Pompadour; si dichiarava capace di trasformare la materia e di prolungare la vita dell’uomo. La «canzone dedicata al gioco», cantata alla fine del n. 23, riprende integralmente l’epigrafe al primo capitolo della Donna di picche puskiniana (si tratta di una poesia dello stesso Puskin); la traduzione che ne presentiamo qui è quella di Ettore Lo Gatto, Mursia, Milano, 1985.
Sui rapporti tra libretto e novella, e sul processo di amplificazione cui Modest Cajkovskij sottopose il testo di Puskin, si veda René Leibowitz, Les fantômes de l’opéra, Gallimard, Paris, 1972, pp. 231-242.

Luogo dell'azione: Pietroburgo alla fine del XVIII secolo.

ATTO PRIMO

Quadro primo

Primavera. Giardino d’inverno. Stanno sedute sulle panchine, o passeggiano su e giù, bambinaie, governanti e nutrici. Alcuni bambini giocano a rincorrersi; altri saltano la corda, giocano con la palla, ecc.

[N. 1. Coro di bambini, bambinaie, ecc.]
Bambini
Fuoco brucia, brucia allegro,
sempre acceso devi stare!
Un, due tre!
(Riso, esclamazioni, fuggi-fuggi.)
Bambinaie
Divertitevi, bambini:
splende il sole finalmente!
Fate pure i birichini;
ma un minuto di riposo
alle tate concedete.
Corri, salta, bimbo caro:
splende il sole finalmente!
Governanti
Grazie al cielo, un minutino possiamo
riposare, l’aria di primavera
respirare, guardarci un poco intorno,
e – senza dovere sempre strillare –
i rabbuffi, i castighi, le lezioni
possiam dimenticare.
Bambinaie
Corri, salta, bimbo caro:
splende il sole finalmente!
Nutrici
Ninna nanna!
Ninna nanna!
Ninna nanna!
Dormi caro, sù, riposa,
gli occhi belli non aprire.

(Fuori scena si odono un rullo di tamburo e il suono di trombe giocattolo.)
Bambinaie, governanti e nutrici
Ecco i nostri guerrieri,
i nostri soldatini,
come sono belli!
Fate largo! Fate largo! Fate largo!
U-nò, du-è! U-nò, du-è! U-nò, du-è!

(Entrano dei ragazzini armati di fucili e sciabole giocattolo; uno di loro sta davanti, e li comanda.)
Ragazzini
(marciando)
U-nò, du-è! U-nò, du-è!
Sinìstr, dèstr! Sinìstr, dèstr!
Tutti insieme, fratelli,
occhio a non sbagliare!

(Il loro comandante: «Front dèstr! U-nò, duè, alt!». I ragazzini si fermano. Il loro comandante: «Portàt-arm! Per la canna! Pièd arm!». I ragazzini eseguono i comandi.)
Ragazzini
Contro il nostro nemico
ci siamo noi riuniti.
Vigliacco, sta’ in guardia:
coi tuoi malvagi piani,
fuggi – oppure arrenditi!
Urrà! Urrà! Urrà!
La patria salveremo,
insiem combatteremo,
nemici innumerevoli
in schiavitù trarremo.
Urrà! Urrà! Urrà!
Evviva, evviva, evviva
la saggia imperatrice!
Di tutti noi è la madre,
l’orgoglio e la bellezza
di tutte queste terre.
Urrà! Urrà! Urrà!

(Il comandante: «Bravi, ragazzi!». I ragazzini: «Pronti a servire, Vostra signoria». Il loro comandante: «At-tènti! Portàt-arm! Fianco dèstr! Presentàt-arm! Marsch!». I ragazzini escono, suonando le trombe e i tamburi.)
Bambinaie, governanti e nutrici
Che bravi i nostri soldatini!
Ai nemici incuteran terrore.
Che bravi! Che belli!
Bravi! Bravi! Bravi!

(Dietro ai ragazzini escono altri bambini. Le bambinaie e le governanti si separano, lasciando il posto ad altra gente che passeggia. Entrano Cekalinskij e Surin.)

[N. 2. Scena e arioso di Hermann]

Cekalinskij
Com’è finita ieri la partita?
Surin
Naturalmente, ho perso in modo spaventoso!
Non ho fortuna.
Cekalinskij
Avete giocato anche questa volta fino al mattino?
Surin
Sì! Mi sono annoiato a morte... Al diavolo, almeno una volta potrei vincere!
Cekalinskij
C’era Hermann?
Surin
C’ era; come sempre, dalle otto di sera alle otto di mattina, inchiodato al tavolo da gioco; stava seduto, in silenzio, e tracannava vino!
Cekalinskij
E basta?
Surin 
Osservava gli altri giocare.
Cekalinskij
Che uomo strano!
Surin
Sembrerebbe che sulla sua coscienza pesino almeno tre delitti.
Cekalinskij
Ho sentito dire che è molto povero.
Surin
Sì, non è ricco.
(Entra Hermann, cupo e pensieroso; insieme a lui il conte Tomskij.)
Eccolo, guarda. È cupo come un demone dell’inferno ... è pallido ...

(Cekalinskij e Surin escono.)
Tomskij
Dimmi, Hermann, che ti succede?
Hermann
Che mi succede? Niente...
Tomskij
Sei malato?
Hermann
No, sto bene.
Tomskij
Sembri un altro ... insoddisfatto di qualcosa ... Ti sapevo cauto, riservato, ma almeno eri allegro; ora sei cupo, taciturno, e io non credo alle mie orecchie: preso da una nuova passione, come dicono, passi le notti intere davanti a un tavolo da gioco!
Hermann
È vero, il mio piede non muove più verso la meta con la sicurezza di prima,io stesso non so che cosa mi stia succedendo. Mi sono perduto; della mia debolezza mi vergogno, ma non sono più in grado di dominarmi ... Io amo! Amo!
Tomskij
Come! Tu, innamorato? E di chi?
Hermann
Non conosco il suo nome,
né conoscerlo io voglio:
a parole terrene
non la posso legare.
Ho passato in rassegna
tutti i paragoni, e non so a chi
paragonarla...,
In eterno, quale beatitudine
del paradiso, il mio amore io vorrei
custodire!
Ma il pensiero geloso
che ad altri ella possa appartenere,
mentre neppur l’impronta del suo piede
io so baciare,
mi affligge, e invano cerco
di mitigare questa mia passione.
Eppure, proprio allora,
bramo abbracciare il mio santo amore!
Non conosco il suo nome,
né conoscerlo io voglio.
Tomskij
Se è così, diamoci da fare! Scopriamo chi è costei, poi le fai una bella dichiarazione, e l’affare è fatto ...
Hermann
Oh no, ahimè! È una donna importante, e non può essere mia! Ecco perché la mia angoscia e la mia pena!
Tomskij
Ne troveremo un’altra ... Non c’è solo lei su questa terra!
Hermann
Tu non mi conosci! Non posso non amarla! Ah,Tomskij! Tu non mi capisci! Finché la passione, in me, dormiva, potevo vivere tranquillo, allora ero padrone di me stesso; ora invece che la mia anima è in potere di un sogno, addio mia pace, addio! È come se fossi intossicato, è come se fossi ubriaco, e soffro, soffro, soffro le pene dell’amore!
Tomskij
Ma sei proprio tu, Hermann? Riconosco che se qualcuno mi avesse detto che sei così capace d’amare, non gli avrei creduto!

(Hermann e Tomskij escono. Gente che passeggia riempie la scena.)

[N. 3. Coro di gente che passeggia e Scena]
Coro
Finalmente splende il sole!
Che aria buona, che bel cielo!
Sembra d’essere in maggio!
Che piacere, che delizia
tutto il giorno passeggiare!
Chissà quando torneranno
giornate così belle!
Vecchi
Da quanti anni non si aveva
una giornata così.
Eppure, una volta c’erano
spesso sì belle giornate.
Ai tempi di Elisabetta
– quei tempi meravigliosi –
più bella era l’estate,
più bello era l’autunno,
più bella primavera!
Molti anni sono passati
senza giorni così belli;
eppure, una volta c’erano
spesso sì belle giornate.
I tempi di Elisabetta,
che tempi meravigliosi!
Una volta, migliore era la vita,
più allegra, e da molti anni
non avevamo giorni così belli!
Vecchie
Una volta, la vita era migliore,
tutti gli anni giornate come queste
allietavan l’inizio
della primavera. Ora, spettacolo
raro è il sole al mattino.
Si vive peggio, è vero, molto peggio,
è ormai arrivata l’ora di morire!
Una volta, migliore era la vita,
più allegra, e il sole splendente nel cielo
non era cosa rara.
Una volta, migliore era la vita,
più allegra, e il sole splendente nel cielo
non era cosa rara!
Giovanotti
Il sole, il cielo, l’aria,
degli usignoli il canto,
e un acceso rossore
sulle gote delle belle fanciulle!
È questo il dono della primavera:
amore, che dolcemente sconvolge
il sangue giovanile!
Il sole, il cielo, l’aria,
degli usignoli il canto dolce e puro,
la gioia della vita,
e un acceso rossore
sulle gote delle belle fanciulle!
Questi i doni della meravigliosa
primavera, questi sono i suoi doni!
Giorno felice, giorno
stupendo! O noi beati,
cui primavera porta
felicità ed amore!
Signorine
O gioia, o felicità!
Che bella cosa è la vita!
Che piacere passeggiare
nel bel Giardino d’Inverno,
che delizia passeggiare
nel bel Giardino d’Inverno!
Sù, guardate, sù, guardate
quanti baldi giovanotti,
sia ufficiali sia borghesi,
lungo i viali passeggiar.
Osservate quanti sono,
sia ufficiali sia borghesi,
quanto son belli, eleganti,
sù, guardate, sù, guardate!
Tutti
Finalmente splende il sole!
Che aria buona, che bel cielo!
Sembra d’essere in maggio!
Che piacere, che delizia
tutto il giorno passeggiare!
Chissà quando torneranno
giornate così belle!
Chissà quando torneranno
giornate così belle!

(Entrano Hermann e Tomskij.)
Tomskij
Ma sei proprio convinto che non si sia accorta di te?
Scommetto che è innamorata e sospira per te ...
Hermann
Se l’ultima speranza io perdessi,
resistere saprei forse al dolore?
Lo vedi: io vivo, e soffro,
ma nel crudele istante in cui saprò
che il destino non vuole che sia mia,
altro non resterà
se non...
Tomskij
Cosa?
Hermann
...morire!

(Entra il principe Eleckij. Cekalinskij e Surin gli si accostano.)
Cekalinskij
(al principe)
Posso farti le mie congratulazioni?
Surin
È vero che ti sei fidanzato?
Il principe
Sì, signori, mi sposerò; un angelo luminoso ha acconsentito a unire per sempre il suo destino al mio!
Cekalinskij
Be’, buona fortuna!
Surin
Sono davvero contento. Sii felice, principe!
Tomskij
Eleckij, le mie congratulazioni.
Il principe
Grazie, amici!
(con sentimento)
Giorno felice, io ti sono grato!
Ogni cosa tripudia insieme a me.
Ovunque è la gioia
d’una vita celeste.
Tutto sorride e splende,
e nel mio cuore palpita la gioia
della vita, della paradisiaca
beatitudine chiaro segnale!
Giorno felice, io ti sono grato!
Hermann
Giorno infelice, io ti maledico!
Ogni cosa è in guerra contro me.
Ovunque è la gioia
ma non nell’anima mia sofferente.
Tutto sorride e splende,
e nel mio cuore palpita un dispetto
infernale, e null’altro se non pene
mi predice, null’altro se non pene!
Tomskij
Dimmi, con chi ti sei fidanzato?
Hermann
Principe, chi è la tua fidanzata?

(Entra la contessa insieme a Liza.)

Il principe
(indicando Liza)
È lei!
Hermann
Lei? È la sua fidanzata! Mio Dio! Mio Dio!
Liza e la contessa
È ancora qua!
Tomskij
Ecco dunque chi è la tua bella senza nome!

[N. 4. Quintetto e scena]
Liza
Io tremo! È ancora qua
lo sconosciuto oscuro e misterioso!
Negli occhi suoi, in luogo di quel fuoco
di una passione ardente ed insensata,
v’è ora un muto biasimo.
Chi è costui? A che scopo mi perseguita?
Io tremo, io tremo! Uno strano potere
ha su di me il sinistro
fuoco degli occhi suoi!
Io tremo, io tremo, io tremo!
La contessa
Io tremo! È ancora qua
lo sconosciuto oscuro e misterioso!
Fatidico fantasma,
in preda egli è a una passion selvaggia...
Cosa vuole costui, perseguitandomi?
Per qual ragione è ancora a me dinnanzi?
Io tremo, io tremo! Uno strano potere
ha su di me il sinistro
fuoco degli occhi suoi!
Io tremo, io tremo, io tremo!
Hermann
Io tremo! A me dinnanzi
– fatidico fantasma –
la vecchia oscura è apparsa...
Negli occhi suoi tremendi
la mia condanna io leggo – ed essa è muta.
Che cosa vuol da me, che cosa vuole?
Uno strano potere ha su di me
il sinistro fuoco degli occhi suoi!
Chi è, chi è costei?
Io tremo, io tremo, io tremo!
Il principe
Io tremo! Ella è sconvolta:
perché questa assai strana agitazione?
Nei suoi occhi io leggo un muto terrore!
Al bel tempo, in essi, son subentrate
d’un tratto le intemperie!
Che cos’ha? Perché non mi guarda? Io tremo
quasi fosse vicina una disgrazia
inattesa. Io tremo!
Tomskij
Ecco di chi parlava.
L’inattesa notizia l’ha sconvolto!
Nei suoi occhi or vedo un muto terrore,
in luogo di quel fuoco
di una folle passione.
E lei, e lei cos’ha?
Com’è pallida! Ah, io tremo per lei!

(Il conte Tomskij si accosta alla contessa, il principe a Liza. La contessa osserva Hermann fissamente.)
Tomskij
Contessa! Permettetemi di congratularmi...
La contessa
Dite, chi è quell’ufficiale?
Tomskij
Quale? Quello? È il mio amico Hermann.
La contessa
E da dove salta fuori? Mi fa paura.

(Tomskij la accompagna verso il fondo della scena.)
Il principe
(offrendo il braccio a Liza)
Dei cieli l’incanto e la malia,
primavera insieme col sussurro
degli zefiri leggeri, gente
allegra a noi d’intorno, il saluto
degli amici – questi son tutti presagi
d’una gran felicità!

(Escono.)
Hermann
Gioisci, amico! Dimentichi che dietro il sereno sta in agguato il temporale, che alla felicità vengono dietro le lacrime, e al bel tempo il tuono!

(Si ode un tuono lontano. Hermann, cupamente assorto, si siede su una panchina.)

[5. Scena e ballata di Tomskij]
Surin
Che strega questa contessa!
Cekalinskij
Un mostro!
Tomskij
Non per niente la chiamano «La dama di picche»! Ma non riesco a capire perché non giochi più.
Surin
Chi? La vecchia?
Cekalinskij
La strega ottantenne? Ah, ah, ah!
Tomskij
Quindi non sapete nulla di lei?
Surin
No, davvero, nulla!
Cekalinskij
Nulla!
Tomskij
Allora ascoltate!
La contessa, da giovane, a Parigi,
con la bellezza sua tutti incantava.
«Venere moscovita» era chiamata
da tutti, e tutti impazzivan per lei.
Il conte Saint-Germain, bell’uomo ancora,
di lei s’innamorò, non corrisposto.
Tutta la notte al tavolo da gioco
passar ella soleva, ed all’amore
preferiva del faraone il gioco.
Fino all’ultima lira la contessa
perse una volta «au jeu de la Reine».
S’era a Versaglia, e c’era Saint-Germain,
il quale udì mormorar la sua bella:
«Mio Dio, mio Dio, mio Dio! Tutto il perduto
potrei recuperar, se solamente
tre carte, tre carte, io indovinassi!».
L’attimo giusto scelse Saint-Germain
– la contessa lasciata avea la sala,
ed era sola – e dolci parole,
più dolci d’una musica celeste,
sussurrò nel suo orecchio: «Le tre carte
vi dirò, mia contessa, per il prezzo
d’un solo rendez-vous». «Ma come osate?»,
s’adirò la contessa. Il giorno dopo,
quand’ella lì riapparve per giocare,
sapeva tuttavia quelle tre carte ...
e vinse sempre. O carte, o carte, o carte!
Delle carte il segreto a suo marito
un giorno confidò, e poi lo seppe
un giovin cavalier, ma nella notte
un fantasma le apparve, che le disse:
«La morte un terzo uomo ti darà,
che ardentemente, appassionatamente
amando, ti strapperà con la forza
delle tre carte, tre carte, il segreto».

[N. 6. Scena conclusiva (Temporale)]
Cekalinskij
Se non è vero, è ben trovato.
[In italiano nel testo. (n.d.t.)]

(S’ode un tuono di un temporale in arrivo.)
Surin
Divertente! Ma la contessa può dormire sonni tranquilli: non credo che ormai troverà qualcuno che s’innamori ardentemente di lei.
Cekalinskij
Ascolta, Hermann! Hai un’ottima occasione per giocare senza avere soldi.
(Tutti ridono.)
Pensaci, pensaci!
Cekalinskij e Surin
Un terzo uomo, che ardentemente, appassionatamente amando, ti strapperà con la forza delle tre carte, tre carte, il segreto!

(Escono. S’ode un tuono. Scoppia il temporale. La gente si affretta di qua e di là.)
Coro
Che temporale è scoppiato!
Chi l’avrebbe immaginato?
Disdetta! Tuono su tuono,
più pauroso ognor diviene!
Presto, scappiamo! Scappiamo!
Sotto i portoni, al più presto!
Corriamo a casa, alla svelta!
(di lontano)
A casa, presto! Disdetta!
Dio mio! Sù! Sotto i portoni!
Forza, affrettatevi qua!
Presto! Presto! Presto! Presto!

(S’ode un tuono.)
Hermann
(pensieroso)
«La morte un terzo uomo ti darà, che ardentemente, appassionatamente amando, tistrapperà con la forza il segreto delle tre carte, delle tre carte, delle tre carte!» Che m’importa di quelle carte, anche se la sapessi? Tutto è perduto ... Sono rimasto solo. Io non ho paura del temporale! In me, tutte le passioni si sono destate con una tale forza mortale che questi tuoni non sono niente al confronto! No, principe! Finché io sono vivo, non te la lascerò prendere; non so come, ma te la porterò via! Tuono, fulmine, vento! Davanti a voi solennemente io giuro: ella sarà mia, ella sarà mia, mia, mia, oppure morirò!
(Corre via.)

Sipario

Quadro secondo

Camera di Liza. Una porta da cui si accede a un balcone, che dà sul giardino.

[N. 7. Duetto]

(Liza al clavicembalo. Accanto a lei Polina. Altre amiche.)
Liza e Polina
È sera... s’offuscan
nel cielo le nubi,
e l’ultimo bagliore
si spegne nel fiume
– spegnendosi il cielo.
Tutto tace ... dormono i boschetti,
dappertutto regna la quiete.
Distesa sull’erba, sotto il curvo
salice, ascolto come sussurra
di arbusti autunnali la corrente
del fiume.
Com’è pieno l’aroma degli arbusti!
Com’è dolce lo sciabordio dell’acqua
che presso la riva rompe il silenzio!
Com’è sommesso il respiro dell’etere
sul fiume, e il palpito del lento salice!

[N. 8. Scena, romanza di Polina e canzone russa con coro]
Coro delle amiche
Ma che delizia, ma che bellezza!
Che meraviglia, un vero piacere!
Che brave, che brave!
Ancora, mesdames,
ancora una volta!
Liza
Polina, canta tu da sola!
Polina
Da sola? Ma che cosa?
Le amiche
Ma quello che vuoi,
ma chère, amor mio,
dài, canta qualcosa!
Polina
Vi canterò la mia romanza preferita.
(Si siede al clavicembalo.)
Aspettate... Com’era?
(Suona il preludio.)
Sì! Ricordo...
(con profondo sentimento)
Carissime mie amiche,
gioiose e spensierate
nei prati voi saltate
ballabili cantando.
All’alba di mia vita
anch’io fui nell’Arcadia
felice, anch’io godetti
in questi boschi e prati
momenti di letizia.
Amore in sogni d’oro
mi prediceva gioia:
ma in questi lieti luoghi
cos’è quel che mi aspetta?
La tomba, ahimè, la tomba!
(Sono tutte commosse.)
Ma perché poi ho voluto cantare una canzone così lacrimosa? Tu però eri triste anche prima, Liza, e proprio oggi, pensa un po’. Tu ti sei fidanzata, Liza. Ahi, ahi, ahi!
(alle amiche)
Be’, perché quelle facce? Cantiamo una canzone allegra, una canzone russa in onore del fidanzato e della fidanzata! Comincio io, e voi mi seguite!
Le amiche
Davvero, dài, cantiamo,
una canzone allegra,
(cominciano a battere le mani)
una canzone russa!

(Liza, che non partecipa alla generale allegria, rimane in piedi accanto alla porta che dà sul balcone.)
Polina
Orsù, Masen’ka mia cara,
danza, dài, facci il piacere!
Polina e coro
Ahi liùli liùli liùli,
facci il piacere!
Polina
Le tue candide manine
devi metter sopra i fianchi!
Polina e coro
Ahi liùli liùli liùli,
devi metter sopra i fianchi!
Polina
I tuoi rapidi piedini
per favor non risparmiare!
Polina e coro
Ahi liùli liùli liùli,
per favor non risparmiare!

(Polina e alcune amiche cominciano a ballare.)
Polina
Se mammina chiederà,
«Sono allegra!» allor rispondi!
Polina e coro
Ahi liùli liùli liùli,
«Sono allegra!» allor rispondi!
Polina
Se t’interroga papà,
«Ho bevuto!» devi dire!
Polina e coro
Ahi liùli liùli liùli,
«Ho bevuto!» devi dire!
Polina
E se vien da te un bel giovane,
«Via di qui! Io non ti voglio!».
Polina e coro
Ahi liùli liùli liùli,
«Via di qui! Io non ti voglio!».

[N. 9. Scena e arioso della governante]
La governante
Mesdemoiselles, cos’è questo baccano? La contessa è arrabbiata ... Ahi, ahi, ahi! Non vi vergognate di ballare alla russa? Fi, quel genre, mesdames!
A lor signorine conviene
conoscer la buona creanza!
L’un l’altra dovreste inculcarvi
le norme del viver mondano!
Lasciate che impazzin le serve;
non voi, tuttavia, mesmignonnes.
Si può certamente far festa,
ma senza obliare il bon ton!
A lor signorine conviene
conoscer la buona creanza!
L’un l’altra dovreste inculcarvi
le norme del viver mondano!

[N. 10. Scena conclusiva]
La governante
È ora di separarsi. Mi hanno mandato a dirvi di prendere congedo ...

(Le ragazze si separano.)
Polina
(avvicinandosi a Liza)
Lise, perché sei così triste?
Liza
Io triste? Niente affatto. Guarda che notte, che bel sereno dopo la paurosa tempesta.
Polina
Ascolta. Mi lamenterò col principe, gli dirò che ti sei intristita proprio nel giorno del vostro fidanzamento ...
Liza
No, per amore di Dio, non dire niente!
Polina
Allora fammi un sorriso. Ecco, così! E ora addio!

(Si baciano.)
Liza
Ti accompagno.

(Escono. Entra la cameriera, che spegne tutte le luci, lasciando una sola candela. Quando sta per chiudere la porta che dà sul balcone, entra Liza.)
Liza
Non è necessario chiudere, lascia stare!
Masa
Prenderete freddo, signorina!
Liza
No, Masa, è una notte tiepida.
Masa
Vi aiuto a spogliarvi.
Liza
No, faccio da sola.Va’ pure a dormire.
Masa
È tardi, signorina ...
Liza
Lasciami, va’!
(Masa esce; Liza rimane profondamente assorta, quindi comincia a piangere in silenzio.)
Ma perché queste lacrime?
O bei sogni di quand’ero fanciulla,
voi mi avete tradita!
Ecco in che modo vi siete avverati!
Or la mia vita al principe ho affidato,
uomo eccellente d’anima e di cuore,
intelligente, bello, ricco, nobile,
di cui degna io non sono.
Chi tanto buono e bello?
Nessuno! Eppur d’angoscia e di terrore
son piena, tremo e piango!
Ma perché queste lacrime?
O bei sogni di quand’ero fanciulla,
voi mi avete tradita!
(piange)
Quale orribile peso!
Ad ingannar me stessa
non posso continuare.
Io qui son sola, tutto intorno dorme ...
(appassionatamente)
Ascolta, o notte! A te
sola io posso confidare il segreto
dell’anima mia, che come te, o notte,
è oscura. Essa è come lo sguardo mesto
di quegli occhi che la pace e la gioia
m’hanno portato via.
O notte! O regina! Egli è bello
come te. Egli è bello come un angelo
caduto, e nei suoi occhi
è il fuoco d’una bruciante passione.
Come in un sogno egli m’attira a sé,
e in suo potere è tutto l’esser mio!
O notte! O notte!

(Sulla porta del balcone compare Hermann. Liza retrocede in un muto terrore. Si guardano l’un l’altra in silenzio. Liza si muove per andarsene.)
Hermann
Fermatevi, vi prego!
Liza
Che cosa fate qui?
O folle, che volete?
Hermann
Soltanto dirvi addio!
(Liza vuole andarsene.)
Vi supplico, restate!
Ben presto me ne andrò,
e più non mi vedrete...
Che costa a voi un minuto?
Un uom che muore è quello che v’implora!
Liza
Che cosa fate qui?
Andate!
Hermann
No!
Liza
Io griderò!
Hermann
Gridate!
(Estrae una pistola.)
Chiamate chi volete!
Da solo o in compagnia, io morirò!
(Liza abbassa il capo e tace.)
Ma se pur una goccia
di compassione è in te,
allor rimani, non mi abbandonare!
Liza
O Dio! O Dio!
Hermann
È questa dunque l’ultima mia ora!
La mia condanna ho oggi conosciuto:
a un altro hai dato il cuore tuo, o crudele!
Concedi sol ch’io muoia
benedicendo il nome tuo.
Neppure un giorno viver poss’io,
se ad altri tu appartieni!
Vissi per te. Un solo sentimento
e un sol pensier tenace dominaron mia vita.
Io morirò. Ma prima
di dir l’ultimo addio,
un solo istante, un solo
istante a me concedi:
nell’incanto silente della notte,
soli restiamo, insieme, tu ed io,
e della tua bellezza
sopporta ch’io m’inebri!
Solo allora, alfin, potrò morire!
(Liza, immobile, osserva Hermann con tristezza.)
Ferma così. Oh quanto, o Dio, sei bella!
Liza
(con voce sempre più debole)
Andate via! Andate via!
Hermann
O mia bella! O mia dea! O mio angelo!
(Si butta in ginocchio.)
Creatura celeste,
perdono! La tua quiete ho turbato.
Ma la mia confessione appassionata
con fastidio respinger non potrai.
Una preghiera, morendo, ti reco:
ascoltala, ti supplico.
Dalle celesti altezze
del paradiso osserva
d’un’anima distrutta dall’amore
la lotta mortale. Abbine pietà.
Lo spirto mio riscalda
con la dolcezza, con la compassione,
con le lacrime tue.
(Liza piange.)
Piangi? Tu? Che cosa significano queste lacrime? Non mi scacci! Hai pietà di me!
(Le prende una mano, che essa non ritrae.)
Ti ringrazio! O mia bella! O mia dea! O mio angelo!
(Le bacia la mano.)

(S’odono dei passi; bussano alla porta.)

La contessa
(da dietro la porta)
Liza, apri!
Liza
(agitata)
La contessa! O mio Dio! Sono perduta! Fuggite!
(S’ode bussare più forte. Liza mostra a Hermann la porta del balcone. )
Troppo tardi ... di qua!

(Liza va alla porta e la apre. Entra la contessa in vestaglia, circondata da cameriere che recano candele.)
La contessa
Non dormi? Perché sei vestita? Cos’è questo baccano?
Liza
(confusa)
Io, babuska,andavo su e giù per la camera ...
non riuscivo a prendere sonno ...
La contessa
(ordinando con un gesto di chiudere la porta del balcone)
E perché la porta del balcone è aperta? Che fantasie sono queste? Bada! Non fare sciocchezze! E adesso a letto!
(Picchia col bastone.)
Intendi?
Liza
Sì, babuska, subito.
La contessa
Non riusciva a prendere sonno!... S’è mai sentita una cosa simile? Che tempi! Non riusciva a prendere sonno! Va’ subito a letto!
Liza
Ubbidisco! Scusate!
La contessa
(uscendo)
E intanto io sento dei rumori; mi vuoi proprio importunare! Andiamo! E che non ti venga in mente di fare qualche sciocchezza!
(Esce.)
Hermann
«Un terzo uomo, che appassionatamente amando, verrà per sapere da te le tre carte, le tre carte, le tre carte.» E intanto spira un freddo di tomba! Che terribile visione! O morte, io non ti voglio!
(Liza, chiusa la porta alle spalle della contessa, va verso quella che dà sul balcone, la apre e fa segno a Hermann di rientrare.)
Abbi pietà di me! Qualche minuto fa, la morte mi sembrava la sola salvezza, direi la sola felicità . Ma ora non più; essa mi fa paura! Tu m’hai dischiuso un’aurora di felicità; io voglio vivere e morire con te!
Liza
O folle, che cosa volete da me, che cosa posso io fare?
Hermann
Decidere il mio destino!
Liza
Pietà! Voi mi uccidete! Andate via, ve ne prego, ve lo ordino!...
Hermann
Tu dunque pronunci la mia condanna a morte!
Liza
Mio Dio! Io vengo meno...Vattene, ti prego!
Hermann
Di’ piuttosto: «Muori!».
Liza
O Dio mio buono!
Hermann
Addio!

(Fa per andarsene.)
Liza
No! Vivi!
Hermann
(la abbraccia; lei appoggia la testa sulla sua spalla)
O mia bella! O mia dea! O mio angelo!
Ti amo!
Liza
Sono tua!

Sipario

ATTO SECONDO

Quadro terzo

Ballo mascherato a casa di un ricco dignitario. Grande sala. Ai lati, tra colonne, sono sistemati dei palchi. Giovani nobili, maschi e femmine, in diversi costumi, ballano la quadriglia. Cantori.

[N. 11. Introduzione e coro]
Coro
In questo bel giorno
riunitevi, amici!
Bisogna far festa!
Al bando i pretesti:
saltate, ballate!
Saltate, ballate:
al bando i pretesti!
Battete le mani,
schioccate le dita!
Mettete le mani,
spavaldi, sui fianchi!
Librandovi in aria,
battete coi piedi!
Il padron con la sua sposa
i suoi ospiti saluta!

(Entra il cerimoniere.)

[N. 12. Scena e aria del principe]
Il cerimoniere
Il signore invita i suoi cari ospiti ad ammirare le luminarie.

(Tutti gli ospiti si dirigono verso la terrazza che dà sul giardino.)
Cekalinskij
Il nostro Hermann ha di nuovo la faccia scura .Ve lo garantisco io: è innamorato. Era triste, e poi è di ventato allegro!
Surin
No, signori , quello che lo affascina è, come dire, la speranza di conoscere quelle tre carte.
Cekalinskij
Che uomo strano!
Tomskij
Non ci credo. Bisogna essere stupidi per credere a queste cose, e lui non lo è.
Surin
È stato lui stesso a dirmelo.
Tomskij
Scherzava!
Cekalinskij
(a Surin)
Dài, andiamo a prenderlo in giro!

(Escono.)
Tomskij
Del resto, egli è uno di quelli che, quando si mettono qualcosa in testa, devono ottenerla ad ogni costo. Poveretto! Poveretto!
(Esce.)

(La sala si svuota.Dei servi entrano a preparare il centro della scena per l’intermezzo. Entrano il principe e Liza.)

Il principe
Siete così triste, mia cara, sembra che soffriate per qualcosa ... Confidatevi con me!
Liza
No, più tardi, principe, un’altra volta ... vi scongiuro!
(Fa per andarsene.)
Il principe
Aspettate! Un solo istante!
Io vi devo, vi devo parlare.
D’immenso amor io v’amo
ed un sol giorno senza voi io viver
non potrei. Qualunque impresa per voi
io compirei. Ma questo
sapere voi dovete:
la vostra libertà,
la libertà del cuore,
non voglio in nessun modo limitare;
son pronto anche a sparire,
e a soffocare in me
l’ardente gelosia.
D’ogni cosa per voi sono capace!
D’esser per voi un util servitore
sarei stato contento;
non che consorte, amico,
vostro consolatore
esser avrei voluto!
Ma chiaramente vedo,
ma chiaramente sento
l’inganno e il sogno mio:
quanto poco in me voi confidate,
quanto vi sono estraneo, e lontano!
Ahi! m’addolora questa lontananza
con tutta l’anima soffro con voi:
è mia la vostra pena,
son mie le vostre lacrime!
Ahi! m’addolora questa lontananza,
con tutta l’anima soffro con voi.
D’immenso amor io v’amo
ed un sol giorno senza voi io viver
non potrei. Qualunque impresa per voi
io compirei. O cara,
abbiate fede in me!

(Escono.)

[N. 13. Scena]

(Entra Hermann in costume ma senza maschera, con un biglietto in mano.)
Hermann
(legge)
«Dopo la rappresentazione aspettatemi nella sala. Vi devo vedere.» Prima la vedo, prima mi libererò di questo pensiero ...
(Si siede.)
L e tre carte! ... Saprò le carte, e sarò ricco! ... e insieme a lei potrò fuggire lontano dagli altri ... Maledizione! ... Quest’idea mi fa impazzire!

(Alcuni ospiti rientrano nella sala; tra questi, Cekalinskij e Surin. Indicano Hermann e, chinandosi sopra di lui, bisbigliano.)
Surin
Non sarai forse tu quel terzo uomo...
Cekalinskij
Non sarai forse tu quel terzo uomo...
Surin
che appassionatamente amando...
Cekalinskij
che appassionatamente amando...
Surin e Cekalinskij
verrà a strapparle il segreto delle tre carte, delle tre carte, delle tre carte?

(Si nascondono. Hermann si alza spaventato, non riuscendo a capire che cosa stia succedendo. Quando comincia a guardarsi attorno, Cekalinskij e Surin si sono già nascosti tra la folla.)
Surin, Cekalinskij e una parte del coro
Le tre carte, le tre carte, le tre carte!

(Ridono. Si confondono con la folla di ospiti che un po’ alla volta è entrata nella sala.)
Hermann
Che è questo? Deliro, o si stanno prendendo gioco di me? No! E se ...
(Si copre il volto con le mani.)
Sono pazzo, sono pazzo! ...
(Rimane assorto nei suoi pensieri.)
Il cerimoniere
Il signore invita i suoi cari ospiti ad assistere alla pastorale intitolata «La sincerità della pastorella».

[N. 14. Intermezzo: «La sincerità della pastorella»]
a) Coro di pastori e pastorelle

(Gli ospiti prendono posto per assistere allo spettacolo. Donne illustri e bellissime, ragazzi e fanciulle, tutti vestiti in abiti pastorali, si danno, ciascuno secondo la propria condizione, a danze e giochi, in un praticello. Danzano e fanno girotondi, mentre il coro canta. Solo Prilepa non prende parte alle danze, intreccia una ghirlanda, tristemente assorta.)
Coro
Nell’ombra più fitta,
sul placido rio,
ci siamo riuniti
per darci buon tempo,
per fare gran festa,
canzoni cantare
e far girotondi,
goder la natura,
ghirlande intrecciar!
Nell’ombra più fitta,
sul placido rio,
ci siamo riuniti
per dare il buon tempo,
ci siamo riuniti
insieme a goder!
b) Danza di pastori e pastorelle. Sarabanda
c) Duetto di Prilepa e Bellosguardo
Prilepa
Mio caro amico bello,
mio dolce pastorello,
cui vanno i miei sospiri,
e tutti i miei desiri,
perché non sei venuto?
Bellosguardo
(entra)
Son qui, ma triste e languido,
ed anche assai smagrito;
io più non sarò timido,
non celerò il mio amor!
Prilepa
Mio caro amico bello,
mio dolce pastorello,
io senza te sospiro;
è tanto il mio dolore
che non lo posso dire!
Oh sapessi, oh sapessi
il perché!
Bellosguardo
Non nuovo ormai è il mio amore;
senza di te, il dolore
è grande nel mio cuore.
Tu non lo sai. Eppure
ti celi al guardo mio!
Oh sapessi, oh sapessi
il perché!
d) Finale

(Il seguito di Montedoro, danzando, porta doni preziosi. Entra Montedoro.)
Montedoro
Com’è bella, com’è cara!
Dimmi orsù: tra me e costui
chi ad amar sei tu disposta
di un amor santo ed eterno?
Bellosguardo
Sol colei ch’al cuor mio piace,
sol colei che il cuor mio brama:
nessun’altra potrò amare.
Questa legge per me è santa.
Montedoro
Montagne d’oro posseggo;
pietre preziose: altrettanto.
Tutta abbellirti prometto
con esse. E d’oro e d’argento
e d’ogni bene posseggo
smisurate quantità.
Montagne d’oro posseggo;
pietre preziose: altrettanto.
D’oro e d’argento posseggo
e di tutti gli altri beni
smisurate quantità!
Bellosguardo
Altro ben io non posseggo
che d’amor la vampa ardente.
Se tu in don l’accetterai,
tua in eterno essa sarà.
Uccellini e fiorellini,
con bei nastri e con ghirlande:
sarà questa la tua veste,
più preziosa assai d’ogn’altra,
che in regal da me tu avrai.
Prilepa
Non voglio le ricchezze,
né men le pietre rare,
ma solo una capanna
e in più l’amato mio!
Signor, solo «Buon viaggio»
è quel che posso dirvi.
(a Bellosguardo)
E tu, vivi felice!
Ormai noi siamo uniti.
La tua riconoscenza
mi spetta tuttavia.
Ma non avrai più debiti
se fior mi donerai.
Prilepa e Bellosguardo
Finite son le pene:
dell’estasi d’amore
è giunta l’ora ormai.
Uniscici, o Amore!
Coro
Finite son le pene;
e della loro gioia
gli sposi sono degni.
Uniscili, o Amore!

(Amore e Imeneo entrano, col loro seguito, per incoronare i giovani innamorati. Prilepa e Bellosguardo danzano tenendosi per mano. I pastori e le pastorelle li imitano, formano girotondi, e poi tutti, a coppie, si allontanano. )
Coro
Nel cielo splende il sole,
gli zeffiretti spirano;
Prilepa, col tuo giovane
gioisci: è tanto bello!
Finite son le pene;
e della loro gioia
gli sposi sono degni.
Uniscili, o Amore!
Nel cielo splende il sole,
gli zeffiretti spirano.
Prilepa, sei bellissima!
Prilepa, orsù gioisci!
Finite son le pene;
e della loro gioia
gli sposi sono degni.
Uniscili, o Amore!

(Escono, a coppie.)

[N. 15. Scena conclusiva]

(Al termine dell’intermezzo alcuni degli ospiti si alzano, altri discutono animatamente rimanendo ai loro posti. Hermann si avvicina al proscenio.)
Hermann
(pensieroso)
«Colui che ardentemente, appassionatamente amando ...» E allora? Forse che io non amo? Certamente ... Sì!

(Si volta,e davanti a sé vede la contessa. Entrambi sussultano, e si guardano fissamente.)
Surin
(mascherato)
Guarda: la tua innamorata!
(Ride e si nasconde.)
Hermann
Di nuovo ... di nuovo ... È terribile! La stessa voce ... Ma chi è? È una donna o un uomo? Perché mi perseguitano? Maledizione! Oh, come sono squallido e ridicolo!

(Entra Liza, mascherata.)
Liza
Ascolta, Hermann!
Hermann
Tu, finalmente! Come sono felice che tu sia arrivata! Ti amo! ...Ti amo!
Liza
Non è il momento ... Non è per questo che ti ho chiamato. Ascolta ... Questa è la chiave della porta segreta del giardino ... Lì c’è una s c a l a ... Salendovi, entrerai nella camera da letto della contessa ...
Hermann
Come? Nella sua camera?
Liza
Lei non ci sarà ... Vicino a un suo ritratto, troverai una porta che dà in camera mia ... Ti aspetterò. A te, a te solo io voglio appartenere! Dobbiamo decidere ogni cosa! A domani, mio caro, amore mio!
Hermann
No, non domani, no, verrò oggi!
Liza
(spaventata)
Ma, caro...
Hermann
Lo voglio!
Liza
E allora sia! Sono la tua schiava! Addio!
(Esce.)
Hermann
Non sono io, è il destino che vuole così ... Scoprirò il segreto delle tre carte!
(Corre via.)
Il cerimoniere
(emozionato, d’un fiato)
Sua Altezza s’è degnata di venire!

(Grande animazione nel coro. Il cerimoniere divide la folla in modo di lasciare nel mezzo un passaggio per la zarina.)
Coro
Sua Altezza, l’Imperatrice!
Sta arrivando, proprio lei!
Per il nostro caro ospite
quale onore, quale gioia!
Che fortuna contemplare
la zarina da vicino!
E c’è un principe prussiano!
E l’ambasciator francese!
Questi no, non ha potuto...
Ma c’è pure Sua Eccellenza!
Ma che festa, che gran gioia!
Il cerimoniere
(ai cantori)
Intonate «Gloria a te»!
Coro
Oh che festa, oh che gran gioia!
«Gloria a te» orsù intoniamo!
Ecco arriva, sta arrivando!
Sta arrivando la zarina!

(Tutti si volgono dalla parte dell’ingresso centrale. Il cerimoniere fa segno ai cantori di cominciare.)
Coro
Gloria a te, o Caterina!
Gloria, o nostra dolce madre!
(profondo inchino cortigiano da parte degli uomini)
Viva! Viva! Viva! Viva!

Sipario

Quadro quarto

Camera della contessa, illuminata da lampade.

[N. 16. Scena e coro]

(Attraverso una porta segreta entra Hermann. Esamina la stanza.)
Hermann
È tutto come mi aveva detto ... E allora? Forse ho paura? No! È deciso: carpirò il segreto della vecchia!
(Riflette.)
E se non ci fosse nessun segreto? Se fosse tutto un vacuo delirio della mia mente malata?
(Si dirige verso la porta della camera di Liza. Ma davanti al ritratto della contessa si ferma. Suona la mezzanotte.)
Eccola, la «Venere moscovita»! Una forza fatale e misteriosa mi lega a lei. Non so se tu o io, ma sento che uno di noi due perirà a causa dell’altro! Io ti guardo, e ti odio, eppure non riesco a staccare lo sguardo da te! Vorrei correre via, ma non ne ho la forza ... Non posso liberarmi di questo volto terribile e portentoso! No, non potremo separarci senza un incontro fatale!
Dei passi! Sta arrivando qualcuno! Sì! Ah, accada quel che deve accadere!
(Si nasconde dietro la tenda del boudoir.)

(Entra di corsa una cameriera, che si affretta ad accendere le candele. Dietro di lei accorrono altre cameriere e dame del seguito della contessa . Entra la contessa, circondata da donne che le si affaccendano intorno.)

Coro di dame del seguito della contessa e cameriere
La benefattrice nostra
s’è voluta divertire;
ora vuol, sembra, dormire.
S’è stancata, a quanto pare.
Chi reggeva al paragone?
Di più giovani ce n’erano,
(accompagnando la contessa nel boudoir)
ma nessuna era più bella!
(fuori scena)
La benefattrice nostra
s’è stancata, a quanto pare;
ora vuol, sembra, dormire.

(Entra Liza, seguita da Masa.)
Liza
No, Masa, non venire con me!
Masa
Che cosa avete, signorina? Siete pallida!
Liza
No, non ho niente...
Masa
(avendo capito)
Ah, Dio Mio! Veramente...?
Liza
Sì! Egli verrà ... Non parlare! Forse è già arrivato, e sta aspettando ... Aiutami, Masa! Siimi amica!
Masa
Ah, temo che avremo a pentircene!
Liza
È questa la sua volontà.Egli sarà il mio sposo ... Sono diventata la schiava obbediente e fedele dell’uomo che il destino mi ha mandato!

(Escono. Le dame del seguito e le cameriere introducono la contessa. Indossa la vestaglia e un berretto da notte. La mettono a letto.)
Coro
La benefattrice nostra
s’è stancata, a quanto pare;
ora vuol, sembra, dormire.
O bellissima, va’ a letto;
dell’aurora assai più bella
tu doman risorgerai!
O bellissima, va’ a letto,
e riposa ... e riposa ... e riposa ...
La contessa
Basta con le chiacchiere! Mi avete stancata! Sono stanca! Non ho più forze ... Non voglio dormire nel letto!
(La fanno sedere in poltrona, sistemandole attorno dei cuscini.)
Ah, odio questa gente! Che tempi! Non sanno proprio divertirsi. Che maniere! Che tono! Dava fastidio solo guardare ... Non sanno né ballare né cantare! Chi ballava? Chi cantava? Delle ragazzette! E una volta, chi erano i ballerini? Chi erano i cantanti? Le duc d’Orléans, le duc d’Ayen, le duc de Coigny, la comtesse d’Estrades, la duchesse de Brancas ... Che nomi! E addirittura, a volte, la stessa marchesa Pompadour! Cantavo al loro cospetto ... e le duc de la Vallière mi lodava! Una volta ricordo, a Chantilly, a casa del prince de Condé anche il re m’ascoltò! Rivedo ogni cosa come allora...

[La seguente canzoncina è ripresa dall’opera Richard Coeur-de-Lion di Grétry. (nota di P. I. Cajkovski)]

Je crains de lui parler la nuit,
j’écoute trop tout ce qu’il dit...
Il me dit: Je vous aime,
et je sens malgré moi,
je sens mon coeur qui bat, qui bat,
je ne sais pas pourquoi!
(Come risvegliandosi, si guarda intorno.)
Che fate voi qua? Andatevene!
(Le cameriere e le dame del seguito, in punta di piedi, si allontanano. La contessa si appisola. Canta nel sonno.)
Je crains de lui parler la nuit, ecc.

[N. 17. Scena conclusiva]

(Entra Hermann, che si mette davanti alla contessa. Essa si sveglia e, in un muto terrore, muove le labbra senza emettere alcun suono. )
Hermann
Non temete. Per Dio, non temete! Non vi farò del male! Sono venuto a pregarvi di una cortesia!
(La contessa, in silenzio, continua a fissarlo allo stesso modo.)
Voi potete fare la felicità di tutta una vita! E non vi costerà nulla! Voi sapete tre carte ...
(La contessa si leva in piedi.)
A che scopo tenere nascosto il vostro segreto?...
(Si getta in ginocchio.)
Se l’amore voi avete conosciuto,
e se dell’entusiasmo giovanile
nel sangue vostro vive la memoria;
s’anche una sola volta
avete voi sorriso
agli sguardi d’un giovane amoroso;
e se nel petto vostro
un dì batté l’amore,
ascoltate, vi prego, la mia supplica:
per quel che nella vita
– amante, moglie, madre –
avete voi di sacro,
il vostro segreto a me rivelate!
Nasconderlo a che serve?
Ad un misfatto atroce
esso forse si lega:
un demoniaco patto,
ovvero la rinuncia
ad essere felice.
Contessa, riflettete:
voi siete vecchia, più da viver molto
a voi non resta. Ed io
a prender su di me la vostra colpa
sono disposto. Orsù,
me le dovete dire!
(La contessa, in piedi, guarda Hermann in modo minaccioso.)
Vecchia strega! Ti costringerò io a darmi una risposta!
(Estrae una pistola. La contessa crolla il capo e solleva le braccia, come per difendersi dal colpo; e muore. Hermann si china sul cadavere, le prende una mano.)
Basta scherzare! Volete dirmi le tre carte? ... Sì o no? ... È morta! È accaduto! E non ho scoperto il suo segreto!
(rimanendo come pietrificato)
Morta! E non ho scoperto il suo segreto ... Morta! Morta!

(Entra Liza con una candela in mano.)
Liza
Che cos’è questo rumore?
(vedendo Hermann)
Tu, tu qui?
Hermann
(gettandosi su di lei, atterrito)
Taci! ... Taci! ... È morta, e non ho scoperto il suo segreto! ...
Liza
Chi è morta? Di chi parli?
Hermann
(indicando il cadavere)
È accaduto! È morta, e non ho scoperto il suo segreto! ...
Liza
(gettandosi sul cadavere della contessa)
Sì! È morta! Oddio! Sei stato tu?
(Scoppia in singhiozzi.)
Hermann
Non volevo che morisse, volevo solo sapere le tre carte!...
Liza
Ecco perché sei venuto qui! Non per me! Volevi sapere le tre carte! Non io ti ero necessaria, ma le tre carte! ... O Dio, Dio mio! E io gli volevo bene, e per lui mi sono perduta! Mostro! Assassino! Scellerato!
(Hermann vuole parlare, ma Liza con un gesto imperativo gli indica la porta segreta.)
Via! Via, malfattore! Via!
Hermann
È morta!
Liza
Via!

(Hermann corre via. Liza, in singhiozzi, si china sul cadavere della contessa.)

Sipario

ATTO TERZO

Quadro quinto

Caserma. Stanza di Hermann. Tarda sera. La luce della luna ora illumina la stanza attraverso la finestra, ora scompare. Sibila il vento.

[N. 18. Introduzione e scena]

(Hermann è seduto al tavolo, vicino a una candela. Legge una lettera.)
Hermann
«Io non credo che tu abbia voluto la morte della contessa ... Mi affligge il dubbio di essere colpevole nei tuoi confronti! Tranquillizzami! Ti aspetto oggi sul lungofiume, quando nessuno là ci potrà vedere. Se non arriverai entro la mezzanotte, allora dovrò concludere che quell’orribile sospetto, che sto scacciando lontano da me, corrisponde invece alla realtà. Scusami, scusami, sto soffrendo tanto!» Poveretta! In quale abisso l’ho trascinata insieme a me! Ah, potessi dormire!
(Si siede su una poltrona, profondamente assorto, e quasi si addormenta.)
Coro fuori scena
(forte, ma da molto lontano)
Ti supplico, Signore,
cancella i miei peccati.
Ho conosciuto il male,
dell’inferno ho terrore;
ed alle pene guarda
del tuo schiavo, o Signore.
Hermann
(si alza, spaventato)
Sempre gli stessi pensieri, sempre lo stesso terribile sogno e le stesse cupe immagini di un funerale: mi si presentano innanzi come se fossero vere ...
(Si mette in ascolto.)
E questo cos’è? Un canto, o il soffio del vento? Non riesco a capire ...Ma è proprio come nel sogno ... Sì, sì, stanno cantando! Ecco la chiesa, e la folla, e le candele, e gli incensieri, la gente che piange ... ecco il catafalco, ecco la bara ... e nella bara la vecchia, immobile, senza respiro ... Attratto da una forza misteriosa, io salgo i neri scalini! È terribile, ma non ho la forza di tornare indietro!
Osservo il volto della morta ... e d’un tratto, socchiudendo gli occhi, essa mi ammicca, deridendomi.
Via, terribile visione, via!
(Si siede nuovamente, coprendosi il volto con le mani.)
Coro fuori scena
L’eterno riposo
dona a lei, o Signore.

[N. 19. Scena]

(S’ode un colpo alla finestra. Hermann solleva il capo e si mette in ascolto. Sibila il vento. Alla finestra appare qualcuno per un istante, poi scompare. Nuovamente si sente picchiare alla finestra. Una folata di vento la apre, ma anche questa volta non c’è nessuno. La candela si spegne.)
Hermann
(in piedi, come pietrificato dal terrore)
Ho paura! Ho paura! Lì ... lì ... dei passi ... Aprono la porta ... No, no, non lo sopporto!

(Corre alla finestra, ma lo ferma il fantasma della contessa. Hermann retrocede, il fantasma avanza.)
Il fantasma della contessa
Contro voglia son venuta
– ma così m’hanno ordinato –
la tua supplica a esaudire.
Sposa Liza, e le tre carte,
le tre carte, le tre carte,
usciran tutte di fila.
Ricorda: Tre, sette, asso!
Tre ... sette ... asso...
(Sparisce.)
Hermann
(come un folle)
Tre, sette, asso...Tre... sette... asso...

Sipario

Quadro sesto

Notte. Canale d’Inverno. Sul fondo della scena, il lungofiume e la fortezza di Pietro e Paolo, illuminata dalla luna.

[N. 20. Scena e arioso di Liza]

(Sotto un arco, in un angolo buio, sta Liza, tutta vestita di nero.)
Liza
Ormai la mezzanotte è vicina, e Hermann non viene, non viene. Sono sicura: verrà, dissolverà il mio sospetto. Egli è vittima del caso, non è in grado di commettere un delitto!
Ah, io muoio dal dolore! ...
Io muoio dal dolore;
di notte, di giorno, a lui solo penso
– pensiero tormentoso!
Passata è la gioia, e dove è finita?
Ah, senza forze io sono!
Solo gioia la vita prometteva,
ma il cielo fu oscurato da una nube,
e tutto quel che amavo
– la gioia, le speranze –
venne distrutto in un istante solo!
Io muoio dal dolore!
Di notte, di giorno, a lui solo penso
– pensiero tormentoso!
Passata è la gioia, e dove è finita?
Il cielo fu oscurato da una nube,
e venne il temporale:
la gioia, le speranze
furon distrutte in un istante solo!
Io muoio dal dolore,
l’angoscia mi divora!

[N. 21. Scena e duetto]
Liza
E s’egli non verrà? se proverà
d’essere un assassino, un seduttore?
Ho paura, ho paura!
(Suonano le ore alla torre della fortezza.)
O tempo, aspetta! Più non tarderà...
(disperatamente)
O caro, vieni, abbi di me pietà!
Mio consorte e sovrano!
(Dodicesimo rintocco.)
È vero, dunque! A un malfattore, a un mostro
legato ho il mio destino!
A un assassino, a un vile
l’anima mia appartiene!
Una mano omicida
è quella che ha ghermito
la mia vita e il mio onore,
e per la volontà fatal del cielo
insieme a un assassino
maledetta son io!
(Fa per correre via, ma entra Hermann.)
Sei qui! Sei qui! Non sei uno scellerato!
Sei qui! Le pene son finite ed io
di nuovo sono tua!
Bando alle lacrime ed ai sospetti!
Sei mio di nuovo, ed io appartengo a te!
(Lo abbraccia.)
Hermann
Sì, sono qua, mia cara!
(La bacia.)
Liza
Oh sì, le pene son finite, ed io
di nuovo son con te, mio dolce amico!
Hermann
Di nuovo son con te, mia dolce amica!
Liza
Che gioia rivedersi!
Hermann
Che gioia rivedersi!
Liza
Le nostre acerbe pene son finite!
Hermann
Le nostre acerbe pene son finite!
Liza
Oh sì, le pene son finite,
ed io di nuovo son con te!
Hermann
Fu un sogno doloroso,
e di vacue visioni fu l’inganno.
Liza
E di vacue visioni fu l’inganno.
Hermann
Le lacrime e i lamenti
son già dimenticati!
Liza
Le lacrime e i lamenti
son già dimenticati!
Hermann
Di nuovo son con te!
Le nostre acerbe pene son finite,
che gioia rivedersi!
Angelo mio, di nuovo son con te!
Liza
Amore mio, di nuovo son con te!
Le nostre eterne pene son finite!
Amore mio, di nuovo son con te!
Hermann
Mia cara, non possiamo però indugiare, il tempo corre ... Sei pronta? Andiamo!
Liza
Dove? Con te anche in capo al mondo!
Hermann
Dove? Dove? Alla sala da gioco!
Liza
O Dio! Che dici, Hermann?
Hermann
Là ci sono interi mucchi d’oro, che aspettano soltanto me!
Liza
Ahimè! Hermann, che cosa stai dicendo?
Torna in te!
Hermann
Ah, dimenticavo, tu ancora non sai. Le tre carte! Ricordi che le volevo sapere dalla vecchia strega?
Liza
Mio Dio! È pazzo!
Hermann
La testarda! Non me le voleva dire! Ma è tornata da me, e senza che gliele chiedessi me le ha dette.
Liza
Dunque, tu l’hai uccisa?
Hermann
Oh no! A che scopo? Le ho solo mostrato la pistola, e la vecchia befana d’un tratto è stramazzata!
(ride)
Liza
È vero, dunque, è vero!
È vero, dunque! A un malfattore, a un mostro
legato ho il mio destino!
A un assassino, a un vile
in eterno l’anima mia appartiene!
Una mano omicida
è quella che ha ghermito
la mia vita e il mio onore,
e per la volontà fatal del cielo
insieme a un assassino
maledetta son io!
Hermann
Sì, sì, è vero! Le tre carte io so!
Al suo assassino volle
le carte rivelare!
Così piacque al destino:
senza un misfatto non avrei potuto
delle tre carte scoprire il segreto!
A questo orribil prezzo solamente
quelle carte è possibile sapere.
Liza
No, non può essere! Torna in te, Hermann!
Hermann
(in estasi)
Sì, sono io quel terzo uomo, che appassionatamente
amando, è venuto a strapparti con
la forza il segreto del tre, del sette, dell’asso!
Liza
Chiunque tu sia, io sono tua! Fuggiamo, vieni
con me, ti salverò!
Hermann
Sì! Io ho saputo da te il segreto del tre, del
sette, dell’asso!
(Ride, e respinge Liza.)
Lasciami! Chi sei? Non ti conosco! Via! Via!
(Corre via.)
Liza
È perduto, è perduto! E anch’io insieme a lui!
(Corre verso il fiume e vi si butta dentro.)

Sipario

Quadro settimo

Sala da gioco. Cena. Alcune persone giocano a carte.

[N. 22. Coro e scena]
Coro dei giocatori
Qui si beve e si fa festa,
giocherem tutta la notte!
Giovinezza passa in fretta;
la vecchiaia, amici miei,
non si fa troppo aspettar!
Sù, beviamo, facciam festa;
la vecchiaia, amici miei,
non si fa troppo aspettar!
Giovinezza nostra anneghi
nel piacere, nelle carte,
nei bicchieri di buon vino!
Gioia al mondo si ritrova
solamente in queste cose,
mentre via corre la vita,
come in sogno, in un baleno!
Surin
(al tavolo da gioco)
Vince!
Caplickij
Raddoppio!
Narumov
Perde!
Caplickij
Quadruplico!
Cekalinskij
(dando le carte)
Si punta?
Narumov
Attendez!
Cekalinskij
Un asso!
Surin
Passo!
Tomskij
(al principe)
E tu come sei finito qua? Non ti avevo mai visto prima in una sala da gioco.
Il principe
Sì! È la prima volta che vengo qui. Lo conosci il proverbio: sfortunato in amore, fortunato al gioco ...
Tomskij
Che cosa vorresti dire?
Il principe
Non mi sposo più. Non fare domande! Soffro troppo, amico mio! Sono qui per vendicarmi! Chi è fortunato in amore, è sfortunato al gioco...
Tomskij
Ma spiegami, che cosa significa tutto ciò?
Il principe
Lo vedrai tu stesso!
Coro
Qui si beve e si fa festa,
giocherem tutta la notte!
Giovinezza passa in fretta,
la vecchiaia, amici miei,
non si fa troppo aspettar!
(I giocatori si uniscono a quelli che stanno cenando.)
Cekalinskij
Signori! Tomskij ci canterà qualcosa!
Coro
Canta,Tomskij, canta, dài,
e sia allegra la canzone,
e ci faccia divertire!
Tomskij
Non ho voglia di cantare...
Cekalinskij
Ehi, non dire sciocchezze! Bevi, e la voglia ti verrà! Alla salute di Tomskij, amici! Urrà!
Coro
Alla salute di Tomskij! Urrà! Urrà! Urrà!

[N. 23. Canzone di Tomskij e coro dei giocatori]
Tomskij
Se le donne, quelle belle,
come uccelli,
sol sapessero volare,
per posarsi poi sui rami,
sui rametti,
l’alberin esser vorrei
sui cui rami, a centinaia,
le ragazze, quelle belle,
si venissero a posare!
Coro
Bravo! Bravo! Dài, canta ancora!
Tomskij
Sui miei rami canterebbero,
sui miei rami fischierebbero,
ci farebbero i lor nidi,
con amor ci crescerebbero
gli uccellini!
Io giammai mi fletterei,
in eterno innamorato,
ed ognor sarei felice!
Coro
Bravo! Bravo! Questa sì che è una canzone!
Bellissima! Complimenti!
«Io giammai mi fletterei,
in eterno innamorato,
ed ognor sarei felice!»
Cekalinskij
Ed ora, amici, secondo il nostro costume, cantiamo una canzone dedicata al gioco!
Cekalinskij, Caplickij, Narumov, Surin, coro
E nei giorni piovosi
essi si radunavano
spesso;
raddoppiavan la posta – Dio li perdoni!
da cinquanta
a cento;
e vincevano,
e segnavano
col gesso.
Così nei giorni piovosi
in questo essi trovavano
la loro occupazione.

[N. 24. Scena conclusiva]
Cekalinskij
All’opera, signori, alle carte! Del vino, del vino!
(Si siedono per giocare.)
Caplickij
Nove!
Narumov
Raddoppio!
Caplickij
Ho perduto!
Surin
Rilancio...
Caplickij
Vince!
Narumov
Aspetto la decima carta!

(Entra Hermann.)
Il principe
(vedendolo entrare)
Il mio presentimento non mi aveva ingannato!
(a Tomskij)
Forse avrò bisogno di un padrino. Tu non rifiuterai, spero!
Tomskij
Conta su di me!
Coro
Ah, Hermann, caro amico! Come mai così tardi? Da dove vieni?
Cekalinskij
Siediti vicino a me, porti fortuna.
Surin
Da dove vieni? Dove sei stato? All’inferno, direi. Guarda un po’ che faccia!
Cekalinskij
Più paura di così non si può fare! Ma stai bene?
Hermann
Permettetemi di puntare una carta.

(Cekalinskij, in silenzio, s’inchina in segno di assenso.)
Surin
Miracolo! Ha cominciato a giocare!
Coro
Miracolo! Ha cominciato a giocare, il nostro Hermann!

(Hermann gioca una carta, e la copre con un biglietto di banca.)
Narumov
Amico, congratulazioni! Era ora di rompere un così lungo digiuno!
Cekalinskij
Quanto?
Hermann
Quarantamila.
Coro
Quarantamila! Quarantamila! È un bel gruzzolo! Ma tu sei impazzito!
Surin
Non avrai forse saputo le tre carte della contessa?
Hermann
(irritato)
Allora, giocate o no?
Cekalinskij
Va bene! Qual è la carta?
Hermann
Un tre!
(Cekalinskij dà le carte.)
Ho vinto!
Coro
Ha vinto! Che fortuna!
Cekalinskij, Surin, Narumov, Caplickij, Tomskij
Qui c’e qualcosa che non va! Il suo sguardon preannuncia disgrazia, sembra fuori di sé! No, qui c’è qual cosa che non va!
Il principe
Qui c’è qualcosa che non va! Ma vicino, vicino è il castigo! Mi vendicherò di te. Mi vendicherò di te farabutto, vendicherò le mie sofferenze, mi vendicherò di te!
Hermann
Il mio segreto desiderio si sta realizzando.
La predizione della vecchia non era un inganno!
Coro
Qui c’è qualcosa che non va! Il suo sguardo preannuncia disgrazia!
Sembra fuori di sé!
Cekalinskij
Vuoi riscuotere?
Hermann
No! Gioco tutto un’altra volta!
Coro
È pazzo! È pazzo! Ma come è possibile? No, Cekalinskij, non giocare con lui, guardalo, è fuori di sé!
Hermann
Va bene?
Cekalinskij
Va bene. La carta?
Hermann
Un sette!
(Cekalinskij dà le carte.)
Ho vinto!
Coro
Ancora! Qui c’e sotto qualcosa!
Hermann
Perché quelle facce? Avete paura? Avete paura?
(Ride istericamente.)
Del vino, del vino!
Coro
Hermann, che ti succede?
Hermann
(con un bicchiere in mano)
Cos’è la vita? Un gioco!
Il bene e il male sono sogni vani!
E l’onestà, e il lavoro?
Storielle per donnette!
Chi è nel giusto, chi tra noi felice?
Oggi tu ed io domani!
Che senso ha ormai lottare?
Cogli bensì l’istante fortunato,
e pianga pure chi non ha fortuna,
maledicendo il suo destino avverso.
Fida è una cosa sola, ed è la morte!
Come una riva per i naviganti,
dalla tempesta salva tutti noi.
Chi le è più caro tra noi, amici miei?
Oggi tu ed io domani!
Che senso ha ormai lottare?
Cogli bensì l’istante fortunato,
e pianga pure chi non ha fortuna,
e pianga pure chi non ha fortuna,
maledicendo il suo destino avverso!
... Si gioca ancora?
Cekalinskij
No, riscuoti il tuo denaro! Il diavolo gioca in coppia con te!
(Mette sul tavolo il denaro che ha perduto.)
Hermann
E se anche fosse così, che male c’è? Chi vuol favorire? Ecco, punto tutto quello che ho. Allora?
Il principe
(facendosi avanti)
Gioco io!
Coro
Principe, che ti prende? Lascia perdere! Questo non è un gioco, non fare pazzie!
Il principe
So quello che faccio! Ho un conto in sospeso con lui!
Hermann
(turbato)
Voi! Volete giocare voi?
Il principe
Io! Date le carte, Cekalinskij!

(Cekalinskij dà le carte.)
Hermann
Il mio asso!
Il principe
No! È una donna!
Hermann
Quale donna?
Il principe
Quella che tenete in mano, la donna di picche!

(Appare il fantasma della contessa. Tutti si allontanano da Hermann.)
Hermann
(atterrito)
La vecchia! ... Tu! ... Tu sei qui! ... Perché ridi? ...
Tu mi hai fatto perdere il senno. Maledetta! Che cosa? Che cosa vuoi? La vita? La mia vita? Prendila, prendila!

(Si dà una pugnalata. La visione svanisce. Alcune persone si gettano su Hermann disteso a terra.)
Coro
Infelice! Infelice! Che orribile fine ha voluto fare! È vivo, è ancora vivo?

(Hermann riprende i sensi. Avendo visto il principe, cerca di sollevarsi.)
Hermann
Principe, principe, perdonami! Sto male, sto male, muoio ... Che vedo? Liza? Sei qui! Dio mio! Perché? Perché? Tu mi perdoni! Sì ... Non mi maledici? Sì ... O mia bella! O mia dea! O mio angelo!
(Muore.)
Coro
Signore, perdonalo, e dona la pace alla sua
anima inquieta e travagliata.

Il sipario cala lentamente

Traduzione dal russo di Giuseppe Scandiani


(1) Testo tratto dal programma di sala del Teatro alla Scala,
Milano, Teatro alla Scala, 25 febbraio 2005

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Ultimo aggiornamento 6 settembre 2013
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