Glossario



Souvenir de Florence, op. 70

Sestetto per archi in re maggiore

Musica:
Petr Ilic Cajkovskij
  1. Allegro con spirito (re minore)
  2. Adagio cantabile e con moto (re maggiore)
  3. Allegro moderato (la minore)
  4. Allegro vivace (re minore)
Organico: 2 violini, 2 viole, 2 violoncelli
Composizione: Frolovskoje, 24 giugno - 6 agosto 1890 (revisione Frolovskoje, 12 dicembre 1891 - Varsavia, 28 gennaio 1892)
Prima esecuzione: San  Pietroburgo,  Società di Musica da Camera, 6 dicembre 1892
Edizione: Jurgenson, Mosca, 1892
Dedica: Società per la Musica da Camera di San Pietroburgo

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

La "finestra aperta sull'Europa" dallo zar Pietro non significò affatto una rapida e completa assimilazione della cultura occidentale da parte dell' "asiatica" Russia, come era stato nei sogni del grande autocrate. Ancora lungo tutto l'Ottocento, per non andar oltre, il rapporto con l'Occidente non fu senza traumi. Certo le case di cura e i tavoli da gioco di Baden Baden, dove l'aristocrazia russa dissipò le ultime non sudate ricchezze, riuscirono a conciliare perfino due accaniti rivali, quali Turgenev e Dostoievski. Ma non altrettanto avvenne con la cultura francese, e meno ancora con l'italiana. L'Italia rimase sostanzialmente incompresa, sia dagli ammiratori che dai detrattori. Ma anche nei riguardi del nostro paese bisogna dire che Ciaikovski fu il più "occidentale" dei musicisti russi e comunque il più disponibile, anche se con le dovute, ampie riserve. Il 20 novembre 1878 egli giunse per la prima volta a Firenze, sistemandosi nella lussuosa Villa Bonciani, atteso e spesato da Nadeszda von Meck, la quale a sua volta aveva occupato Villa Oppenheim, a pochi passi di distanza. Il maggiordomo della von Meck ebbe il suo da fare per portare quotidianamente i doni e le lettere che si scambiavano il compositore e la sua ammiratrice e benefattrice. Ma i due evitarono accuratamente ogni incontro, e quando un ritardo della carrozza della dama ne provocò uno non fu senza traumi. A Firenze Ciaikovski tornò spesso, qui nacquero o furono ideati alcuni suoi capolavori e alla città egli dedicò un sestetto per archi che intitolò "Souvenir de Florence". I primi abbozzi risalgono al 1887, ma solo nel 1890 l'opera fu effettivamente stesa e annunciata con soddisfazione al fratello e alla stessa von Meck, nella cui casa l'autore auspicava una esecuzione privata. Questa ebbe luogo invece all'Hotel de Russie di Pietroburgo, durante le prove della "Dama di Picche", alla presenza di alcuni amici, tra cui Glazunov e Liadov. Ciò servì a gettar acqua sull'ottimismo di Ciaikovski, che si dedicò nei due anni seguenti a rivedere a fondo la partitura. Finalmente il 24 novembre 1892 si ebbe la prima esecuzione pubblica, sempre a Pietroburgo, alla cui Società di Musica da Camera il lavoro fu dedicato. In una cosa almeno Ciaikovski doveva riconoscersi "italiano": nell'uso della melodia, di quella melodia che tuttavia gli italiani andavano ormai ripudiando. Non a caso, dopo aver conosciuto Busoni, egli annotò: «Non mi piace che Busoni faccia violenza alla propria natura e che si sforzi di apparire tedesco ad ogni costo. Qualcosa di simile appare anche in Sgambati. Entrambi si vergognano di essere italiani e hanno paura che nelle loro composizioni appaia qualcosa che possa anche solo somigliare ad una melodia». Di quesa colpa Ciaikovski, come è ben noto, non si macchiò mai. L'ultimo dei melodisti non si vergognava certo di abbandonarsi al piacere dell'invenzione di un tema orecchiabile ed amabilmente persuasivo. Del che è riprova il "Souvenir" in cui peraltro la melodia è tipicamente russa (e cioè ciaikovskiana) già dal primo movimento il cui tema iniziale è perfino di stampo folkloristico. Nell'Adagio cantabile dominano il primo violino e il primo violoncello, che si abbandonano ad un vero e proprio duetto, accompagnato dai pizzicati degli altri strumenti e ripreso dopo una breve e nervosa sezione centrale. L'Allegretto sfrutta il registro grave della viola e contiene un trio che ricorda da vicino le danze esotiche delo "Schiaccianoci". Un tema russo (!) apre l'ultimo tempo, ricco di sorprendenti episodi, tra cui uno fugato. Nulla di meno italiano di questo movimento. Ma il "Souvenir de Florence" era in realtà il souvenir dei giorni felici, ricchi di fermenti creativi, che Ciaikovski aveva passato a Firenze. Ed era il ricordo della singolare amicizia della von Meck, che tanta importanza aveva avuto nella sua vita, anche creativa, e che all'epoca della revisione del Sestetto, era ormai bruscamente finita. Inspiegabilmente, come si è sempre scritto e sostenuto. Ma l'inizio e lo svolgimento di quel singolare rapporto avevano mai trovato spiegazione?

Bruno Cagli

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

La produzione di musica da camera per archi di Cajkovskij non è molto cospicua, anche se indicativa della ricca vena melodica dell'autore, e comprende alcuni Adagi e Allegri per trio, quartetto e quintetto d'archi, composti fra il 1862 e il 1865, tre Quartetti per archi, rispettivamente in re maggiore (1871), in fa maggiore (1874), in mi bemolle maggiore (1876), un Trio in la minore per violino, violoncello e pianoforte (1881-'82) e il Sestetto per archi in re minore per due violini, due viole, violoncello e contrabbasso, scritto tra il 1887-'90 e revisionato nel 1891-92. Tale Sestetto è conosciuto con il sottotitolo di "Souvenir de Florence", perché vuole essere un omaggio affettuoso alla città toscana, dove il musicista trascorse un riposante soggiorno nell'inverno del 1890, impegnato nella stesura dell'opera La Dama di picche. Della composizione del Sestetto si ha notizia in una lettera indirizzata dal musicista alla sua mecenate e protettrice Nadezda Filaterovna von Meck e recante la data del 12 luglio 1890. In essa Cajkovskij dice: «La Dama di picche non è ancora finita e già sto lavorando ad una nuova partitura di cui è ultimato lo schema compositivo. Spero che sarete felice di sapere che ho composto un Sestetto per archi. Conosco il vostro interesse per la musica da camera e sarò lieto se potrete ascoltare il mio Sestetto: non sarà necessario che vi rechiate ad un concerto in pubblico, in quanto potrete facilmente organizzare un'esecuzione a casa vostra. Spero che questo lavoro incontrerà tutto il vostro gradimento, perché l'ho scritto con molto entusiasmo e senza il minimo sforzo». Nel novembre del 1890, mentre si provava a Pietroburgo La Dama di picche, che avrebbe avuto un'accoglienza favorevole il 19 dicembre dello stesso anno, il compositore organizzò una esecuzione privata del Sestetto, alla presenza di alcuni amici, tra cui Glazunov e Ljadov, i quali espressero alcune riserve, tanto che Cajkovskij pensò di riscrivere lo Scherzo e il Finale. In questa versione il Sestetto fu presentato a Pietroburgo il 7 dicembre 1892, poco meno di un anno prima della morte del musicista.

Non mancano nel Sestetto alcune reminiscenze del lirismo cantabile delle opere italiane, verso cui l'autore nutriva sincera ammirazione, ma nel complesso la musica di questo lavoro rispecchia uno stile di marca russa, specie nei suoi accenti vivaci e popolareschi. L'Allegro con spirito del primo movimento inizia con un tema energico e ritmicamente ben marcato; ad esso si contrappone una seconda frase più distesa e piana melodicamente, quasi un'aria operistica. Il movimento è abbastanza dinamico con crescendo e diminuendo ed è caratterizzato da una compatta tensione espressiva, resa più incisiva da certi passaggi in pianissimo. Una mesta e delicata melodia affidata al primo violino e al violoncello viene svolta nell'Adagio cantabile e con moto, su accompagnamento in pizzicato degli strumenti. Dopo una parentesi tematica originale, esposta dal sestetto nel registro alto dell'arco ritorna il clima melodico precedente con il violino e il violoncello, quest'ultimo nel ruolo principale. L'Allegretto moderato è avviato da un a solo della viola su un piacevole ritmo di danza; il discorso si fa più fitto e serrato con l'intervento del violoncello e le taglienti armonie del "tutti". Il colore scuro del registro basso della viola conferisce un senso di pensosa malinconia al movimento, interrotta dall'elegante e grazioso Trio, rievocante certe soluzioni strumentali del balletto dello Schiaccianoci. L'Allegro vivace del quarto tempo, comprendente anche una breve fuga, ha un carattere spiccatamente polifonico, realizzato su un ritmo di danza contadina di ampio respiro, sfociante in una coda virtùosistica di cordiale e prorompente vitalità sonora, tipica dell'inventiva del creatore della "Patetica".


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana;
Roma, Teatro Olimpico, 11 febbraio 1981
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 7 novembre 1986

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Ultimo aggiornamento 17 aprile 2013
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