Glossario
Testo del libretto



Evgenij Onegin, op. 24

Scene liriche in tre atti e sette quadri

Musica:
Petr Ilic Cajkovskij
Libretto: Konstantin S. Silovskij e proprio dall'omonimo romanzo in versi di Aleksandr Sergeevic Puskin

Personaggi:
Organico: ottavino, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, timpani, arpa, archi
Composizione: Glebovo, 10 giugno 1877 - Sanremo, 1 febbraio 1878
Prima rappesentazione: Mosca, Teatro Malyj, 29 marzo 1879
Edizione: Jurgenson, Mosca, 1880

Struttura musicale

  1. Introduzione - Andante con moto  
Atto I
Quadro I
  1. Duetto e quartetto - Andante con moto
  2. Coro - Adagio
    Danza dei contadini - Moderato assai
  3. Scena - Andante
    Arioso di Olga - Andante mosso
  4. Scena - Andante
  5. Scena - Moderato
    Quartetto - Andante
  6. Scena - Moderato
    Arioso di Lenskij - L'istesso tempo
  7. Scena finale - Moderato
Quadro II
  1. Introduzione e scena con njanja - Andante mosso
  2. Scena della lettera - Andante con moto
  3. Scena - Moderato assai
    Duetto - Allegro moderato
Quadro III
  1. Coro delle contadine - Allegro moderato
  2. Scena - Moderato mosso
    Aria di Onegin - Andante non tanto
Atto II
Quadro IV
  1. Intermezzo - Andante non tanto
    Valzer e scena con coro - Tempo di Valzer
  2. Scena - Andantino
    Couplets di Triquet - Andantino
  3. Mazurka - Tempo di Mazurka
    Scena - Molto meno mosso
  4. Finale - Andante
Quadro V
  1. Introduzione e scena - Andante
    Aria di Lenskij - Andante quasi adagio
  2. Scena del duello - Allegro moderato
Atto III
Quadro VI
  1. Polonaise - Moderato. Tempo di Polacca
  2. Scena - L'istesso tempo
    Scozzese - Allegro vivo
    Aria del principe Gremin - Andante sostenuto
  3. Scena - Moderato
    Aria di Onegin - Allegro moderato
    Scozzese - Allegro vivo
Quadro VII
  1. Finale - Moderato

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Ecco come Pëtr Cajkovskij racconta, in una lettera al fratello del 1877, in che modo nacque l’idea di musicare il capolavoro poetico di Puškin: «La settimana scorsa ero dalla Lavroskaja [una cantante e amica del compositore]. Il discorso cadde sui soggetti per opera... Lizaveta Andreevna improvvisamente disse: ‘E perché non prendere Evgenij Onegin?’ L’idea mi sembrò assurda, e non risposi. Poi, pranzando da solo, mi tornò in mente l’Onegin, cominciai a riflettere, la proposta della Lavrovskaja non mi parve così assurda, mi ci appassionai e alla fine del pranzo la mia decisione era presa. Corsi a comprarmi il testo. Lo trovai con fatica, tornai a casa, lo lessi con entusiasmo, passai tutta la notte insonne e il risultato fu la traccia di una deliziosa opera sulla base del testo di Puškin... Che profondità poetica nell’Onegin! Non mi faccio illusioni, so benissimo che ci sono ben pochi effetti scenici, ben poco movimento. Ma la ricchezza lirica, l’umanità, la semplicità della trama insieme alla genialità del testo sopperiscono a queste manchevolezze». Nessuno incoraggiò il compositore: tutti trovavano l’impresa destinata all’insuccesso. «Non m’importa - scrive sempre al fratello - che ci sia poca azione, sono innamorato del personaggio di Tat’jana, sono affascinato dai versi di Puškin». E alla baronessa von Meck confermò: «Chi ritiene l’azione scenica condizione primaria di un’opera, non sarà soddisfatto. Chi invece cerca la riproduzione musicale di sentimenti normali, semplici, universali, lontani dalla tragicità esteriore, dalla teatralità, saranno (spero) contenti della mia opera». I maggiori letterati del tempo, da Tolstoj a Turgenev, seguirono con estremo interesse il lavoro del compositore. Le prime quattro scene furono composte nel mese di giugno 1877 nella tenuta del librettista Šilovskij. Ci fu poi un’interruzione per motivi personali (l’infelice e brevissimo matrimonio con Antonia Miljukova a cui seguì una fuga disperata all’estero). Il lavoro riprese in Svizzera, a Clarens, dove il compositore finì il primo atto. Nel gennaio 1878 l’opera era ultimata, eccetto la scena del duello che venne scritta a San Remo in febbraio: in tutto otto mesi di lavoro. Rispetto all’essenziale disegno puškiniano, Cajkovskij ebbe solo un cedimento in direzione ‘melodrammatica’, poi subito rientrato: nell’ultimo atto Tat’jana, invece di respingere con ferma consapevolezza l’amore di Evgenij, cade nelle sue braccia. Ma prima della presentazione ufficiale dell’opera al Bol’šoj, Cajkovskij ripristinò la soluzione puškiniana. Soddisfatto del suo lavoro, conscio della diversità della nuova opera rispetto allo stile grand-opéra allora in voga, Cajkovskij decise di non consegnarla alla direzione dei Teatri Imperiali ma di seguirne direttamente la realizzazione affidandola agli allievi del Conservatorio. «A me serve non un grande teatro con la sua routine, le sue convenzioni, i suoi registri mediocri, le sue messinscene insensate anche se fastose, i suoi segnali luminosi al posto del direttore del coro ecc., ecc. Ecco che cosa mi serve per il mio Onegin: 1) cantanti non famosi ma disciplinati e volenterosi; 2) cantanti che inoltre sappiano recitare in modo semplice e convincente; 3) messinscena e costumi non fastosi ma rigorosamente fedele all’epoca; 4) un coro che non sia un gregge di pecore come nei teatri imperiali, ma che prenda realmente parte all’azione; 5) un direttore del coro che non sia un segnale luminoso. Costi quel che costi, non darò la mia opera ai Teatri Imperiali e se non mi sarà possibile realizzarla al Conservatorio, non vedrà mai la luce».

Sinossi

Luogo dell'azione: in campagna e a San Pietroburgo intorno al 1820

Atto primo.
Scena prima.
Nel giardino dei Larin, mentre la padrona di casa con la njanja rievoca la sua giovinezza e i suoi amori, le sue due figlie Tat’jana e Ol’ga cantano un duetto ("Sližali l’vy", ‘Avete udito’) sul testo di una lirica giovanile di Puškin, Il poeta. Arriva un gruppo di contadini per festeggiare la fine del raccolto: offrono un covone alla padrona e intonano due canti popolari, il primo inventato da Cajkovskij ("Boljat moi skorye nožen’ki", ‘Soffrono le mie veloci gambe’), il secondo tratto da una danza di origine popolare ("Už kak po mostu-mostocku", ‘Per il ponte-ponticello’) che le ragazze eseguono ballando in cerchio intorno al covone. Segue un arioso di Ol’ga in cui mette a confronto il proprio carattere spensierato con quello inquieto della sorella ("Ja ne sposobna k grusti tëmnoj", ‘Non sono incline alla languida tristezza’). Escono i contadini e arriva il poeta Lenskij, vicino di podere e fidanzato di Ol’ga, con un amico, Onegin, di recente trasferitosi da Pietroburgo nel podere di uno zio: i due amici e le due sorelle commentano l’incontro in un quartetto. Poi si formano due coppie: Onegin e Tat’jana conversano allontanandosi mentre Lenskij fa un’appassionata dichiarazione d’amore a Ol’ga ("Ja ljublju vas, Ol’ga", ‘Vi amo, Ol’ga’). Rientrano Tat’jana, già palesemente innamorata e Onegin che, parlando di sé, introduce la famosa strofa iniziale del poema ("Moi djadja", ‘Mio zio’).
Scena seconda.
È notte. Tat’jana non riesce a dormire, chiede alla njanja di raccontarle dei suoi antichi amori; le confessa poi il suo sentimento per il nuovo ospite e chiede di lasciarla sola con carta e penna. Segue la lunga (dodici minuti) aria della lettera ("Puskaj pogibnu ja", ‘Mi perderò’): Tat’jana confessa la sua passione totale e assoluta per Onegin, nata dal primo istante e destinata a durare in eterno. È ormai l’alba: la njanja ritorna e trova Tat’jana ancora sveglia. Nel duetto che segue, mette in guardia la fanciulla dai pericoli delle troppo rapide passioni. Tat’jana chiede alla njanja di far recapitare la lettera da un nipote.
Scena terza.
In un angolo del giardino un gruppo di contadine raccoglie bacche cantando una canzone. Entra Tat’jana correndo, si abbandona su una panchina e si dispera per il gesto compiuto. La raggiunge Onegin, che con parole pacate e fredde le rimprovera la mancanza di controllo e le spiega le ragioni del suo rifiuto: certo, se volesse sposarsi, sarebbe la moglie ideale, ma l’inquietudine, l’angoscia gli impediscono qualsiasi unione duratura. Poi le offre il braccio e si allontanano insieme.

Atto secondo.
Scena prima.
È l’onomastico di Tat’jana e in casa Larin c’è un ballo con la banda militare che suona. Onegin, irritato dalla vacuità degli invitati, decide di corteggiare Ol’ga, facendo ingelosire Lenskij. Monsieur Triquet, istitutore presso alcuni vicini, canta alcuni couplets in onore della festeggiata. Durante la mazurka, Onegin balla ancora con Ol’ga; poi ha uno scontro con Lenskij che, giunto al limite dell’esasperazione, lo sfida a duello.
Scena seconda.
In campagna, nei pressi di un mulino, Lenskij aspetta Onegin con il suo secondo Zareckij: presentendo la morte, canta disperato il suo amore per Ol’ga ("Kuda, kuda udalilis", ‘Dove, dove siete volati’). Arriva Onegin accompagnato, invece che da un secondo, dal suo cameriere Guillot. Tutto è pronto per il duello: Onegin spara per primo e uccide Lenskij.

Atto terzo.
Scena prima.
Nel salone di un palazzo pietroburghese si sta svolgendo un ballo. Onegin, tornato da poco da una serie di viaggi, in un angolo esprime noia e insoddisfazione per la sua vita vacua. Entra il principe Gremin con Tat’jana, diventata sua moglie e trasformatasi in un’elegantissima dama del bel mondo. Onegin stenta a riconoscerla e chiede di lei a Gremin, suo vecchio amico. In risposta Gremin gli rivela tutta la felicità della sua vita matrimoniale ("Ljubvi vse vozrasti pokorny", ‘Tutte le età sono soggette all’amore’). Dopo un breve e formale saluto al suo antico amore, Tat’jana, fingendosi stanca, si allontana al braccio del marito. Onegin si scopre innamorato come un ragazzo ("Uvy, somneija net", ‘Ahimè non ci sono dubbi’) e fugge, deciso a raggiungere l’amata.
Scena seconda.
In una stanza del palazzo Gremin, Tat’jana legge una lettera di Onegin in cui le dichiara il suo amore. Piange, tormentata dal risvegliarsi in lei della passione. Entra Onegin, le si butta ai piedi: Tat’jana trova la forza di ammettere il suo amore ma di rifiutarlo in nome della fedeltà al marito e dà per sempre l’addio a Onegin.

Commento

Rispetto al testo puškiniano, molte sono le omissioni, realtivamente poche le interpolazioni: non a caso Cajkovskij chiama la sua opera ‘scene liriche’. È omesso tutto il primo capitolo, la spensierata vita mondana di Onegin a Pietroburgo, e tutto il settimo, con la visita di Tat’jana ai luoghi oneginiani, dopo il duello e la partenza per Mosca di madre e figlia in cerca di marito (di quest’ultima parte, con l’incontro del fidanzato e la proposta di matrimonio, esiste un abbozzo non realizzato nel primo progetto del compositore). Le principali interpolazioni sono i già ricordati cori dei contadini nella prima scena del primo atto, la parte finale del ballo in casa Larin, con lo scontro tra Onegin e Lenskij, la sfida a duello, il pubblico scandalo (in Puškin la sfida e tutto ciò che ne consegue non avviene al ballo). Nell’ultimo atto, del tutto nuovo è il monologo di Gremin sulla felicità coniugale. Dilatata è l’ultima scena della dichiarazione di Onegin a Tat’jana, con appassionati slanci e trepide confessioni che il testo in versi non conosce. Assolutamente fedele è invece il testo dei tre momenti cardinali: la lettera di Tat’jana, la risposta di Onegin, l’ultimo rifiuto di Tat’jana, dove i versi puškiniani rimangono intatti e dove l’interpretazione musicale cajkovskiana acquista una straordinaria intensità, raggiunge una originalissima, sottile, commossa dimensione psicologica. Estrema coerenza stilistica, sapiente succerdersi di quartetti, quintetti, arie, ariosi e cori, grande intelligenza nel cogliere il tessuto musicale di un’epoca: Cajkovskij, nel suo Onegin, ottiene in parte ciò che Puškin ha ottenuto in pieno, e cioè tradurre in forma lirica (o musicale) il vero sensa di una generazione, la sua storia interiore. Tat’jana appassionata, sincera e tuttavia rigida e coerente nelle sue scelte di vita, Onegin inquieto, ombroso, annoiato, fragile, immaturo, incapace di amare, sempre alla ricerca di nuove prospettive che non realizzerà mai: sono due aspetti della generazione contemporanea a Puškin, due aspetti (il rigido codice morale contro l’indeterminatezza, la depressione, l’oblomovismo) che segneranno i decenni a venire, e di cui Cajkovskij sa dare una lettura sensibile.

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

L'Oneghin in musica? Non scherziamo!

Reduce dalla prima del Lago dei cigni al Bol'soj (20 febbraio 1877) e di Francesca da Rimini alla Società Musicale Russa (25 febbraio), Cajkovskij è infelice e depresso: "Sono cambiato molto, sia fisicamente sia, soprattutto, moralmente. Non ho nessuna allegria o desiderio di divertirmi. Non resta nulla della mia giovinezza. La mia vita è diventata spaventosamente vuota, monotona, volgare. [...] L'unica cosa rimasta come prima è il desiderio di comporre". Cerca invano un soggetto che lo spinga alla scrittura: il fratello Modest gli sottopone un libretto tratto da Inès de las Sierras di Charles Nodier, ma non lo convince. "A proprosito di Inès, l'idea non mi attira e non ho nessuna voglia di mettermi a lavorare, il che vuol dire che non è un libretto per una buona opera. Le sofferenze di Inès sono troppo romantiche e melodrammatiche [...], non ci sono personaggi autentici: Pedrina è interessante ma appare solo nel primo atto, la scena dello 'smascheramento' è falsa e noiosa, tutto l'insieme manca di poesia. Grazie comunque per lo sforzo". Il 13 maggio va a cena dalla cantante Elizaveta Lavrovskajà e anche lì manifesta la sua inquietudine: che fare? Mentre lo stupido e prolisso marito di lei elenca soggetti inaccettabili, la padrona di casa azzarda una proposta: "Perché non prendere Evgenij Oneghin?". Il grande poema puskiniano? Non scherziamo. E Cajkovskij se ne va più confuso di prima. Il giorno dopo, a pranzo da solo in trattoria, ripensa alla proposta di Lavrovskajà e non gli pare più così assurda. In fondo perché non provare? Dalla trattoria va direttamente in libreria, torna a casa e si butta sul testo: "Ho passato una notte insonne e il risultato è stato un libretto per un'opera incantevole con il testo di Puskin. Eccolo in breve. Atto I, scena prima: all'alzata del sipario la vecchia Larina e la njanja fanno la marmellata e ricordano il passato mentre dalla casa si ode un duetto di Tat'jana e Ol'ga, accompagnato dall'arpa. Arrivano i contadini con l'ultimo covone di grano della mietitura, cantano e danzano: improvvisamente un servo annuncia "Ospiti!" e arrivano Oneghin e Lenskij. Lenskij presenta l'amico e ai due ospiti viene offerto da bere (succo di mirtillo). Oneghin, Lenskij e le donne discutono le loro idee: quintetto à la Mozart. La madre va a preparare la cena. I giovani restano e passeggiano in giardino a coppie. Entrano e escono a turno (come nel Faust); Tat'jana inizialmente è intimidita, poi si innamora. Scena II: Tat'jana con la njanja, poi la lettera. Scena III: discorso di Oneghin a Tat'jana.

Atto II. Scena I: onomastico di Tat'jana. Ballo. Lenskij è geloso, accusa Oneghin e lo sfida a duello. Orrore dei presenti. Scena II: ultima aria di Lenskij e duello alla pistola.

Atto III. Scena I: Mosca, ballo al Circolo della Nobiltà. Tat'jana incontra tutte le sue zie e cugine, cantano in coro. Compare il Generale e si innamora di Tat'jana. Gli racconta tutto di sé e acconsente a diventare sua moglie. Scena II: Pietroburgo. Tat'jana sta aspettando Oneghin. Onegin compare: lungo duetto. Tat'jana confessa il suo amore per Oneghin ma resiste. Oneghin la implora. Compare il marito. Il dovere prende il sopravvento. Oneghin fugge disperato.

Non puoi immaginare che entusiasmo abbia suscitato in me la storia di Tat'jana e Oneghin. Oneghin è pieno di poesia. So benissimo che non ci saranno né scene d'effetto né grande azione nell'opera: ma sono difetti ampiamente compensati dalla qualità lirica dei versi, scritti da un genio, dalla toccante semplicità e umanità della storia".

Una grande storia d'amore

Da queste righe si possono già trarre importanti indicazioni sul lavoro che Cajkovskij intende fare sul testo puskiniano: ignora deliberatamente il primo capitolo, che racconta la vita di Oneghin a Pietroburgo prima del suo trasferimento in campagna, tra balli, ricevimenti, pranzi, prime teatrali, amori, letture, cambi di abito e d'umore. Utilizza il settimo capitolo (vicende di Tat'jana dopo il duello e dopo la partenza di Oneghin: nostalgica visita alla dimora di lui, partenza per Mosca, matrimonio, combinato dal parentado, con un generale) solo per la prima scena del III atto, che poi non scriverà: dunque anche il settimo capitolo in definitiva viene eliminato dal piano di lavoro. È fin troppo evidente che a Cajkovskij interessa soltanto la storia d'amore tra Tat'jana e Oneghin: e così scompaiono per primi i capitoli dove uno dei due amanti non è presente (il primo nel caso di Tat'jana, il settimo nel caso di Oneghin).

Altra indicazione importante: che sollievo occuparsi di una storia contemporanea e non di principesse etiopi, faraoni, avvelenamenti e simili balordaggini. Lo scrive apertamente: "Ho bisogno di persone vive, non di marionette, di sentimenti comprensibili anche a me. Che ne so di quello che prova una schiava etiope o un pazzo nubiano? Non voglio imperatori o imperatrici, rivolte popolari o battaglie: insomma non voglio nessuno degli attributi della grand-opéra. Voglio un dramma interiore forte, basato su situazioni e conflitti che ho provato e visto, che mi tocchino sul vivo".

Certo, nel testo puskiniano c'è un difetto, di cui si rende subito conto: l'assenza di un solido plot, di una vicenda drammatica che regga i tre atti. Una storia d'amore, per quanto appassionata e travolgente, che tuttavia non abbia gelosie, fughe, rapimenti, non basta: inoltre, in questo caso, il morto (Lenskij) non è nemmeno un rivale e l'acme, il momento culminante dell'azione (il duello, appunto) è alla fine del secondo atto, contro ogni convenzione operistica consolidata, e nel terzo c'è solo una moglie che decide di rimanere fedele al marito, respingendo l'amante. Niente di più insignificante. Non importa: Cajkovskij, lo dice e lo ripete a tutti, scrive l'opera "obbedendo a un insopprimibile impulso interiore", ben sapendo che sarà destinata "all'insuccesso e alla disattenzione del grande pubblico". "Ho scritto Oneghin senza prefiggermi un secondo fine. Mi è venuto così, e so che non sarà interessante per il teatro: perciò quelli che considerano l'azione scenica il primo requisito di un'opera, non saranno soddisfatti". Infatti le proteste si moltiplicano: Modest, l'altro fratello Anatolij, perfino la grande protettrice Nadezda von Meck, a cui risponde "non sono affatto pentito della scelta del soggetto. Non riesco a capire come mai, amando la musica in modo forte e vivo, possiate misconoscere Puskin. (...). Nei suoi versi c'è qualcosa che penetra nel profondo dell'anima. Questo qualcosa è la musica".

Fausto Marcovati


(1) "Dizionario dell'Opera 2008", a cura di Piero Gelli, edito da Baldini Castoldi Dalai editore, Firenze, pag. 477-480
(2) Testo tratto dal programma di sala del concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 9 novembre 2011

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Ultimo aggiornamento 12 dicembre 2013
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