Glossario



Sinfonia n. 5 in mi minore, op. 64

Musica: Petr Ilic Cajkovskij
  1. Andante (mi minore). Allegro con anima
  2. Andante cantabile con alcuna licenza (re maggiore)
  3. Valse. Allegro moderato (la maggiore)
  4. Finale. Andante maestoso (mi maggiore). Allegro vivace (mi minore)
Organico: ottavino, 3 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, archi
Composizione: maggio - Frolovskoje, 26 agosto 1888
Prima esecuzione: San Pietroburgo, Bolscioj Sal Konservatorii, 17 novembre 1888
Edizione: Jurgenson, Mosca, 1888
Dedica: Théodore Avé-Lallement

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Il 10 giugno 1888, dalla casa di campagna premurosamente affittata per lui dal fratello Anatol, Pètr Il'ic Cajkovskij scriveva alla sua generosa mecenate Nadezda von Meck: "Voglio mettermi a lavorare alacremente; sento in me un impulso fortissimo di dimostrare non solo agli altri ma a me stesso che la mia capacità di comporre non è esaurita [...]. Non so se le ho già scritto che lavoro a una Sinfonia. Dapprincipio procedevo a stento, ma ora sembra che l'illuminazione sia scesa sul mio spirito". Si riferisce alla Sinfonia n. 5 in mi minore op. 64, composta rapidamente tra il maggio e l'agosto del 1888, dopo un periodo di depressione e di stasi creativa. Diretta dall'autore stesso il 5 novembre a San Pietroburgo, ottenne un certo successo di pubblico ma fu duramente criticata dalla stampa, con la conseguenza che Cajkovskij cadde ancora una volta in preda all'umor nero e allo sconforto.

La lettera del 2 dicembre alla von Meck ha quindi un tono completamente diverso dalla precedente: "Dopo aver diretto la mia nuova Sinfonia, due volte a Pietroburgo e una volta a Praga, mi sono persuaso che è mal riuscita. C'è in questa musica qualcosa di sgradevole, una certa diversità di colori, una certa insincerità, un certo artificio. Pur senza rendersene conto, il pubblico lo ha percepito. Ho chiaramente avvertito che i consensi e gli applausi andavano in realtà alle mie composizioni precedenti e che questa Sinfonia non riusciva a piacere: una constatazione che mi procura un cocente dolore e una profonda insoddisfazione di me stesso [...]. Ieri ho sfogliato la Quarta, la nostra Sinfonia, che differenza! Com'essa si colloca su un piano più elevato! È una cosa molto, molto triste!".

Oggi noi sappiamo che la Quinta Sinfonia è di gran lunga superiore alla Quarta e che, su un piano strettamente musicale è migliore anche della Sesta, la popolarissima "Patetica". D'altronde Cajkovskij stesso si sarebbe ricreduto, grazie ai successi ottenuti dalla Quinta nei concerti da lui diretti durante la tournée europea del 1889-1890, allorché anche Brahms la elogiò, esprimendo qualche riserva solo sul finale.

Perpetuando il principio della Quarta Sinfonia, scritta ben undici anni prima, la Quinta è posta anch'essa sotto il segno del fatum. Cajkovskij non espresse in un programma dettagliato le idee che l'avevano guidato nella composizione, tuttavia appuntò alcuni pensieri in proposito: "Introduzione: sottomissione totale davanti al destino o, ciò che è lo stesso, davanti alla predestinazione ineluttabile della provvidenza. Allegro. I: Mormorii, dubbi, accuse a XXX. Il: Non è meglio allora gettarsi a corpo morto nella fede? Il programma è eccellente, ammesso che riesca a realizzarlo". Un altro appunto relativo al secondo movimento accenna al contrasto tra un tema indicato come "consolazione" e "raggio di luce" e un tema affidato agli strumenti gravi, che risponderebbe: "No, nessuna speranza".

La Quinta Sinfonia riprende dalla Quarta anche il principio ciclico dell'idea ricorrente, o motto, facendone un uso ancora più ampio, perché uno stesso tema, collegato al destino, ritorna qui in tutti e quattro i movimenti: lo si ascolta già nell'introduzione, Andante, affidato ai clarinetti e agli archi gravi, cupo e pesante, con un andamento che ha qualcosa sia della Marcia che del Corale. L'Allegro con anima si apre con un nuovo tema, che mantiene l'atmosfera di sotterranea inquietudine, nonostante il ritmo relativamente vivace. Interventi rudi degli ottoni fanno esplodere la tensione, che rapidamente si smorza e lascia emergere un secondo tema, in tonalità maggiore, semplice e pastorale, che porta un raggio di luce dopo le ombre precedenti. Appare in seguito un ritmo di valzer, lirico e vaporoso. Lo sviluppo si basa non sull'elaborazione tematica ma sulla sovrapposizione e l'accostamento dei temi per associazione o per contrasto. Nella coda viene ripreso il motivo iniziale dell'Allegro, ma la conclusione è ancora sotto il segno del tema del fato, che ora risuona nelle trombe.

Lo splendido Andante cantabile, con alcuna licenza è uno dei vertici del sinfonismo cajkovskiano. Sullo sfondo degli archi gravi il primo corno canta in modo "dolce con molta espressione" una lunga melodia nobile e patetica. L'oboe s'inserisce delicatamente e dialoga con il corno, proponendo una nuova melodia, ripresa anche dagli archi e poi dall'intera orchestra: è un momento maestoso e sereno, che corrisponde forse al "raggio di luce" menzionato da Cajkovskij. Una nuova melodia del clarinetto, graziosa e malinconica, ornata da un trillo, è improvvisamente interrotta dall'irruzione del tema ricorrente, affidato alle trombe. Il movimento si conclude tuttavia in una ritrovata serenità, turbata ma non annientata dalla minaccia del fato, che risuona con la cupezza e la violenza dei tromboni.

L'Allegro moderato è un valzer elegante e lieve, appena increspato da un'ombra d'inquietudine dovuta ai rapidi e insistenti passaggi in "staccato" dei legni e degli archi. Anche qui, a qualche battuta dalla fine, ritorna il tema del fato, senza violenza ma egualmente impressionante per il suo tono funereo.

È sempre questo tema ad aprire il quarto movimento, ma ora appare totalmente trasfigurato, simile a un maestoso Corale in tonalità maggiore. L'Allegro vivace è ricchissimo d'idee e raggiunge una prorompente e teatrale intensità espressiva, ma pecca di un certo squilibrio formale, riconosciuto da Cajkovskij stesso. Non è esente nemmeno da ampollosità e trionfalismo, in particolare nella conclusione, quando il tema del destino s'afferma come un Corale grandioso e imponente e anche il tema principale dell'Allegro con anima ritorna trasformato in un canto di vittoria. "Cosa è accaduto - si chiedono i commentatori - perché sia cambiata in modo così totale la tendenza alla rassegnazione? [...] Si avverte per la prima volta una nota di falsità e di sovraeccitazione al fondo della musica; quantunque tutto ciò venga portato a buon fine con bravura, il trionfo conclusivo non si libera dalla sua vacuità".

Mauro Mariani

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Scritta in breve tempo, tra il maggio e l'ottobre del 1888, la Quinta Sinfonia fu eseguita per la prima volta a Pietroburgo il 5 novembre di quell'anno, diretta dallo stesso Cajkovskij, riportando un modesto successo. Il compositore, confrontandola con la Quarta, ebbe a giudicarla, almeno inizialmente, in senso piuttosto negativo; solo in seguito, dopo ripetute esecuzioni, modificò il proprio giudizio, conservando peraltro un'opinione non molto alta del finale. Una sorta di tema conduttore lega tuti e quattro i movimenti della composizione: il tema, esposto inizialmente dal clarinetto nel registro basso al principio dell'Andante introduttivo, vuole esprimere, secondo Cajkovskij, «una completa rassegnazione di fronte al destino». L'Allegro con anima che segue sviluppa con drammaticità elementi di motivi già presentati in modo apparentemente neutro: il malinconico primo tema, coi suoi ritmi puntati, ed il secondo tema, dall'andamento di danza. L'Andante cantabile, in re maggiore, è di forma tripartita, e si apre con una accorata melodia del corno; la sezione centrale, come spesso in Cajkovskij,  è  ricca di  slancio,  con una espressiva melodia affidata agli archi; prima della ripetizione della prima parte compare, enfatizzato, il tema del destino dell'inizio della sinfonia, che poi ritorna anche in conclusione. Il terzo movimento, Allegro moderato, è un valzer d'una tristezza pacata tipicamente cajkovskiana. L'introduzione al Finale si apre con lo stesso tema del destino, che compare però, questa volta, in tonalità maggiore, assumendo  un carattere  di tranquilla rassegnazione. L'Allegro vivace presenta un primo tema in accordi, molto enfatico, ed un secondo tema di carattere marziale. Terminato lo  sviluppò, una lunga coda in mi maggiore, nella quale il motivo d'apertura del primo movimento ritorna di nuovo, conduce la sinfonia ad una grandiosa conclusione.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorium Parco della Musica, 3 giugno 2012
(2) Testo tratto dal Repertorio di Musica Classica a cura di Pietro Santi, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze, 2001

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Ultimo aggiornamento 7 giugno 2012
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