Glossario
Testo del libretto



Cerevicki

ossia "Gli stivaletti"; anche nota con il sottotitolo "Les caprices d'Oxane"

Opera comico-fantastica in quattro atti e sette quadri

Musica:
Petr Ilic Cajkovskij
Libretto: JakovTetrovic Polonskij da “La notte di Natale” di Nikolaj Vasil'evic Gogol

Personaggi:

Organico: ottavino, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, triangolo, tamburo, piatti, grancassa, arpa, archi
Composizione: Maidanovo, 28 febbraio - 3 aprile 1885
Prima rappresentazione: Mosca, Teatro Bol'soj, 31 gennaio 1887
Edizione: Jurgenson, Mosca, 1898

Sinossi

Atto primo
Una strada del villaggio di Dikan’ka.
Siamo a Dikan’ka, in Ucraina, alla fine del XVIII secolo. È la notte di Natale; la strega Solocha esce sulla strada e ammira la luna che splende in cielo. Le si avvicina il diavolo Bes, intenzionato a passare la notte con lei (scena e duetto di Solocha con il diavolo). Il diavolo è in collera col fabbro Vakula, il figlio di Solocha, perché l’ha raffigurato in un modo così comico da renderlo ridicolo agli occhi degli altri diavoli; scatena perciò una tormenta di neve, allo scopo di impedire a Vakula di incontrare l’amata Oksana. Ricompare Solocha, a cavallo di una scopa; il diavolo la segue nell’aria, mentre la tormenta infuria sempre più. L’anziano cosacco Čub, padre di Oksana, e il suo compare Panas escono di casa per recarsi a bere, ma a causa della tempesta smarriscono il cammino.

La casa di Čub.
La bella Oksana è triste, perché il padre è uscito e l’ha lasciata sola; guardandosi allo specchio intona una canzone malinconica (aria di Oksana). Entra, non visto, Vakula, che la guarda ammirato. Oksana, non appena se ne accorge, lo tratta rudemente; ma il giovane le dichiara il suo amore (scena e arioso di Vakula). Arriva Čub, coperto di neve, e vede con sorpresa Vakula: questi non lo riconosce e lo caccia di casa. Oksana, accortasi dell’accaduto, rimprovera Vakula e lo invita ad andarsene, facendosi beffe dei suoi sentimenti (scena e duetto di Oksana e Vakula). Intanto le amiche di Oksana, che girano per il villaggio intonando canti natalizi, la invitano a unirsi a loro; ma la ragazza, pentita del suo comportamento crudele, preferisce restare sola (scena finale).

Atto secondo
La casa di Solocha.
Solocha e Bes, di ritorno, si lanciano nel ballo del gopak, accompagnati da piccoli diavoli che suonano diversi strumenti. Bussano alla porta. Il diavolo teme che sia Golova, il borgomastro, che suole farsi segni di croce: si nasconde perciò in un sacco (scena di Solocha e del diavolo). Entra Golova, che beve e inizia a far la corte a Solocha. Ma bussano di nuovo alla porta: per non farsi scoprire in quel luogo, il borgomastro si nasconde in un altro sacco (scena di Solocha e Golova). Entra il maestro di scuola; anch’egli fa la corte a Solocha e le canta una canzone che ha composto per lei. Ma quando bussano nuovamente, il maestro, per evitare lo scandalo, si nasconde in un sacco (scena di Solocha e del maestro di scuola). Il nuovo arrivato è Čub, che Solocha accoglie da innamorata. Mentre i due si baciano, bussano di nuovo alla porta: questa volta è Vakula. Čub entra precipitosamente nel sacco occupato dal maestro (scena di Solocha e Čub). Dai loro sacchi, tutti cominciano a lamentarsi per la mancanza d’aria (quintetto). Entra Vakula, triste per il trattamento di Oksana (arioso di Vakula). Solleva i sacchi, credendoli pieni di carbone, e si avvia verso la fucina.

Una strada del villaggio di Dikan’ka.
Diversi gruppi di cantori intonano canzoni (scena del coro). Arrivano Oksana e l’amica Odarka, con due giovani accompagnatori. Oksana, accortasi della presenza di Vakula, lamenta di non avere stivaletti belli come quelli di Odarka; Vakula promette di portarglieli, ma la ragazza si fa beffe di lui, sostenendo che lo sposerà solo se le regalerà gli stivaletti che indossa la zarina (scena e canzone degli stivaletti). Vakula è disperato e si allontana, dando l’addio a Oksana. Dai sacchi, che il fabbro ha posato per terra, escono improvvisamente il borgomastro, il maestro e Čub, suscitando l’ilarità generale (finale).

Atto terzo
La riva del fiume.
Alcune ondine escono dalle acque gelide del fiume. Uno spirito del bosco le avverte che un giovane si prepara a raggiungerle (scena delle ondine): è Vakula, determinato ad abbandonare la vita (scena e canzone di Vakula). Dal sacco che porta in spalla esce il diavolo, che gli propone un patto: avrà l’amore di Oksana in cambio della sua anima. Vakula finge di accettare, ma afferra il diavolo per la coda, lo scaraventa a terra e lo costringe a portarlo, in volo, alla corte dello zar (scena di Vakula e Bes).

Una sala del palazzo simile a una sala di ricevimento.
Il diavolo depone a terra Vakula e si nasconde. Il fabbro incontra un gruppo di cosacchi, che aspettano di essere ricevuti dalla zarina, e si unisce loro (scena del palazzo).

Salone del palazzo con colonne, lampadari e candelabri.
È in corso un ricevimento; gli invitati danzano al ritmo di una polacca. Fa il suo ingresso il principe Serenissimo, al quale tutti si inchinano. I cortigiani cantano le lodi della zarina, mentre il principe declama un’ode in onore dell’eroico esercito russo (stornelli del Serenissimo). Si danza poi un minuetto; nel frattempo Vakula si avvicina al principe e gli chiede gli stivaletti della zarina per donarli alla sua fidanzata. Il Serenissimo, sorpreso e divertito, acconsente alla strana richiesta. Si danzano un ballo russo e un ballo cosacco; poi il cerimoniere invita tutti ad assistere allo spettacolo teatrale organizzato dalla zarina. La sala si svuota, Vakula monta di nuovo in groppa al diavolo e si fa trasportare al villaggio (scena di Vakula e Bes).

Atto quarto
Una piazzetta.
Solocha e Oksana si disperano, avendo sentito dire che Vakula si è tolto la vita (duetto di Solocha e Oksana). All’uscita dalla messa, uomini e donne invitano Oksana a unirsi ai festeggiamenti natalizi; ma la ragazza rifiuta gli inviti, piangendo desolata. Giunge Vakula, all’improvviso. Si inginocchia davanti a Ču b, gli chiede perdono per averlo buttato fuori dalla sua casa, la notte prima, e gli chiede in sposa la figlia Oksana. Vakula regala gli stivaletti della zarina alla ragazza, che però dichiara che un regalo simile non è necessario. Nell’allegria generale, Čub invita i musicanti del villaggio a festeggiare i due fidanzati (finale).

Commento (nota 1)

La storia del fabbro Vakula, innamorato della bella Oksana che acconsente a sposarlo a condizione di ricevere in dono gli stivaletti ricamati d’oro della zarina, è tratta da un racconto (La notte di Natale) di Nikolaj Gogol’. Cajkovskij dovette sentirsi certamente attratto da un soggetto che stimolava la sua fantasia con i numerosi elementi fantastici; l’ambientazione popolare, inoltre, lo allettava perché gli avrebbe permesso di fare ampio ricorso al folclore russo. Nell’estate del 1874 utilizzò perciò il libretto di Jakov Polonskij, tratto dalla vicenda e intitolato Vakula il fabbro, per abbozzare un’opera che poi presentò al concorso bandito dalla Società Musicale Russa di Pietroburgo. Il lavoro di Cajkovskij piacque (in giuria, tra gli altri, c’erano Nikolaj Rubinstein e Nikolaj Rimskij-Korsakov) e s’impose facilmente sulla concorrenza, vincendo il concorso. L’opera andò in scena il 6 dicembre 1876 al Teatro Mariinskij di Pietroburgo; contrariamente alle aspettative generali non riscosse un gran successo. Non fu neppure un fiasco, in ogni caso: Vakula il fabbro continuò a essere rappresentata nelle tre stagioni successive. Cajkovskij prese atto dei difetti della partitura, rendendosi conto che aveva un carattere sinfonico molto più che teatrale, della qual cosa faceva le spese la melodia vocale («l’opera soffre per il groviglio e la sovrabbondanza di dettagli, di cromatismi complicati, per la mancanza di levigatezza e compiutezza dei singoli pezzi [...]. Lo stile è del tutto antiteatrale, manca di respiro e di movimento», scriveva all’amica e mecenate Nadezda von Meck).

Avendo comunque un’alta considerazione del lavoro portato a termine, ad onta dei suoi difetti, Cajkovskij decise, anni dopo, di rimettervi mano. Nei primi mesi del 1885 procedette a un rifacimento sostanziale di partitura e libretto. Aggiunse nuove scene, creando nuovo testo verbale, ed enfatizzò il tema dell’amore tra i due giovani, a scapito degli elementi farseschi e fantastici sui quali insistevano sia il racconto di Gogol’ sia il libretto originario. Rifece anche molte sezioni della partitura semplificando l’armonia e l’orchestrazione; in vari punti inserì piccoli pezzi vocali, nei quali il lirismo melodico prevale sulla scrittura declamatoria. Con queste operazioni, Cajkovskij migliorò ed enfatizzò notevolmente le qualità teatrali del racconto originale. Cambiò poi il titolo dell’opera in Čerevicki, dal nome delle calzature che indossano le contadine ucraine nei giorni di festa. In questa nuova versione, l’opera andò in scena al Bol’soj di Mosca il 31 gennaio 1887; sul podio si trovava lo stesso Cajkovskij, che per la prima volta si esibiva nel ruolo di direttore d’orchestra.

Accogliendo gli spunti già presenti nell’originario racconto di Gogol’, in Čerevicki Cajkovskij dà largo spazio agli elementi folclorici: personaggi e situazioni lo spingono sovente a trarre ispirazione dalla tradizione del teatro popolare russo. Notevole, in questo senso, è la scena degli amanti di Solocha nel secondo atto, con una galleria di tipi grotteschi che affonda le sue radici nella tradizione popolare. Un ruolo particolare giocano anche le scene ambientate alla corte dello zar, ricche di colore “russo”: cori, danze irruenti ed effetti spettacolari vi abbondano. Ma inflessioni popolareggianti possono emergere ovunque: nella canzone di Vakula del terzo atto, nell’accenno di canzone popolaresca intonato dalla strega Solocha nella scena iniziale, e altrove. In tutti questi casi non vengono citate autentiche melodie popolari: con la sua consueta capacità mimetica, Cajkovskij le ricrea cogliendone in pieno lo spirito.

Altrove, tuttavia, la musica di Cajkovskij è pervasa da una caratteristica malinconia. Malgrado il racconto originale sia fantasioso e scintillante, malgrado l’allegria e l’umorismo della vicenda narrata, con Cerevicki l’autore scrive un’opera che inclina decisamente alle aperture liriche, allo stile sentimentale della romanza. La musa elegiaca prevale, ad esempio, nelle belle pagine ispirate dall’amore di Vakula, nella sua canzone in riva al fiume o nel suo arioso del secondo atto, che mostrano, nella loro perfetta unione di parola e musica, un lirismo di notevole qualità stilistica. Non è da meno il coro “lunare” delle ondine, sorretto da un accompagnamento onomatopeico dell’orchestra che rende l’effetto delle acque nelle quali abitano. È soprattutto in queste pagine – che finiscono per attenuare la vena popolaresca e umoristica dell’intreccio – che Cajkovskij può dispiegare il suo innato e coinvolgente talento melodico.

Claudio Toscani


(1) Sinossi e Guida all'ascolto sono tratti dal programma di sala del Teatro alla Scala,
Milano, Teatro alla Scala, 26 settembre 2005

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Ultimo aggiornamento 15 ottobre 2015
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