Glossario



Serenata per cinque strumenti, op. 46

Musica: Alfredo Casella
  1. Marcia - Allegro vivace e ritmico
  2. Notturno - Lento e grave
  3. Gavotta - Vivacissimo e spiritoso
  4. Cavatina - Adagio molto e sentimentale ma senza parodia
  5. Finale: Tarantella - Vivacissimo alla napoletana
Organico: clarinetto, fagotto, trombe, violino, violoncello
Composizione: 1927

Guida all'ascolto (nota 1)

La Serenata di Alfredo Casella, è stata composta nei mesi di novembre e dicembre 1927 in seguito ad un invito rivolto al compositore, della Musical Fund Society di Filadefia; che gli chiedeva di partecipare ad un concorso per una composizione cameristica da tre a sei strumenti e di forma libera. Il primo premio di questo concorso, al quale parteciparono 645 autori di tutte le nazionalità, fu assegnato alla Serenata caselliana ex-aequo con un lavoro di Bela Bartók. Nella sua relazione, la giuria, composta tra gli altri da Willem Mengelberg, Fritz Reiner e Frederick Stock qualificava la Serenata come «un autentico modello di stile puramente italiano, sia per la forma, sia per lo spirito, sia infine per la caratteristica continua melodiosità del discorso musicale». Infatti, insieme alla Giara, alla Scarlattiana e a La Donna Serpente, la Serenata fa parte di quel gruppo di «capolavori del suo stile giocoso più universalmente apprezzati» (Mila) che segnano, insieme al raggiungimento della piena maturità stilistica di Casella, la realizzazione del vagheggiato ideale d'una musica nazionale, la cui italianità non fosse data dal colore locale definito da moduli folkloristici, ma risultasse dall'insieme dei caratteri e delle qualità espressive e formali che la giuria di Filadelfia seppe mettere in così giusto rilievo. Da questo punto di vista lo stesso Casella considerava questo lavoro come una delle sue creazioni più riuscite.

La Serenata esordisce con una Marcia, il cui carattere è definito dalla stessa indicazione di tempo: «Allegro vivace e ritmico». Fin dalle prime battute il discorso musicale ci introduce in quell'atmosfera di luminosa, dinamica gaiezza, di umorismo burlesco e di ironia, che «correggono», ma non annullano mai il sentimento e la poesia. La Marcia s'inizia nel chiaro tono di do maggiore (che costituisce la tonalità fondamentale, di tutto il lavoro): la parte centrale (che tiene il luogo del classico Trio) modula invece in mi bemolle minore, per ritornare poi attraverso i piani tonali di re e di fa diesis, e mediante brusche', spiritose «sterzate» modulatorie nell'originario tono di do. Codesta parte centrale è caratterizzata da un tema, che la tromba «con sordina», espone «con vivacità pettegola». Il secondo tempo, Notturno, consta di due parti nettamente distinte. La prima, in do minore, si snoda in un movimento «Lento e Grave», pieno di malinconia e non privo di accenti drammatici. Un breve tratto, («pochissimo più mosso»), dove il violino canta un tema «espressivo e molto dolce», funge da raccordo con la seconda parte che si svolge in un movimento «di nuovo molto lento ed estremamente calmo e sereno». Sopra uri accompagnamento che marca il cullante ritmo di Siciliana, la tromba intona in modo «dolcissimo, con gran semplicità di espressione» una delle più belle e poetiche melodie, che Casella ha saputo inventare sul modello del tipico melos dell'Italia meridionale. Si tratta di uno di quei passi che Massimo Mila chiama «schiarite melodiche», dove «l'improvvisa fioritura di un metodizzare dolce e riposato ..., il colorito strumentale, la risonanza suggestiva di armonie sobriamente mosse, concorrono col placarsi del ritmo per creare un'impressione di dolce pace serena, quasi di nostalgia serale su campi ».

Nella Gavotta il discorso riassume nuovamente un andamento «vivacissimo e spiritoso», offrendo un tipico esempio dell'humor caselliano. Il dinamismo di questa divertente Gavotta «all'acceleratore» si placa poi nell'atmosfera di pace agreste della Musette. Nella Cavatina (IV tempo) gli slanci affettivi non vengono più né repressi, né «corretti» e nemmeno bilanciati dialetticamente. L'indicazione di tempo (che implica un'indicazione di espressione) é inequivocabile: «Adagio molto e sentimentale ma sensa parodia». Dove la sottolineatura basterebbe da sola a smentire, o perlomeno a ricondurre nei giusti limiti di contingenze polemiche, le affermazioni «oggettiviste» e «antiespressive» che venivano fatte un tempo a proposito della musica di Casella.

Il pathos di questo brano è così esplicito, così intenso e così sentito da non lasciar nessun dubbio circa la realtà di quella «schietta sensibilità romantica» che alcuni critici (come per esempio il De' Paoli) hanno indicato come una delle componenti più autentiche del mondo interiore di Casella. Nel Finale prevale di nuovo il dinamismo caselliano: una Tarantella, in ritmo «vivacissimo alla napoletana», conclude il lavoro nel modo più brillante.

Di questa Serenata, l'autore diede in seguito una trascrizione per piccola orchestra, dichiarando tuttavia di preferire la prima versione «per la sua maggiore trasparenza e per la sua originalità sonora».

Roman Vlad


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Eliseo, 12 aprile 1954

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Ultimo aggiornamento 17 marzo 2016
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