Glossario



Sinfo­nia in re maggiore

Musica: Luigi Cherubini
  1. Largo. Allegro
  2. Larghetto cantabile
  3. Minuetto: Allegro non tanto
  4. Finale: Allegro assai
Organico: flauto, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani, archi
Composizione: Londra, aprile 1815
Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia, 1890
Dedica: per la Filarmonica di Londra

Guida all'ascolto (nota 1)

Composta fra il marzo e l'aprile 1824, la Sinfonia in re maggiore di Cherubini venne presentata a Londra due mesi più tardi, dall'autore stesso, alla "Royal Philharmonie Society", dov'era stato invitato a dirigere alcuni concerti. Le testimonianze sull'accoglienza fatta al lavoro sono piuttosto contraddittorie; secondo alcuni la Sinfonia passò quasi inosservata, secondo altri fu accolta da grandi applausi.

Nell'esauriente monografia consacrata al compositore fiorentino, Giulio Gonfalonieri ricorda un critico tedesco della prima metà del secolo scorso (ma senza nominarlo) il quale riconobbe che «se nelle Sinfonie di Haydn c'era più humour, in quella del fiorentino v'era una più grande immaginazione musicale». Qualche anno più tardi, a proposito di una esecuzione del lavoro, Schindler parla di un «successo non strepitoso, ma caldo» mentre Schumann, grande ammiratore di Cherubini e che ascoltò la Sinfonia a Vienna, dovette riconoscere invece che «il lavoro era stato accolto piuttosto tiepidamente».

Dunque, dopo l'esecuzione londinese il lavoro era stato eseguito ancora, almeno in Austria e in Germania; anche se l'autore non aveva più parlato della sua Sinfonia, né aveva più cercato di farla eseguire. Non solo non ne parlò più, ma quindici anni più tardi la rifuse completamente in un Quartetto (cambiando però un tempo completamente: il Larghetto). Il che potrebbe autorizzare l'ipotesi ch'egli non si sentisse completamente sicuro, anzi nutrisse dei dubbi intorno alla riuscita della sua composizione. Dubbi che oggi, leggendo o ascoltando la Sinfonia si possono comprendere, anche se non si vogliono condividere.

Quando Cherubini, a 55 anni, aveva affrontato per la prima e unica volta questo genere di composizione, nuovo per lui, Haydn e Mozart erano già scomparsi dalla scena del mondo, e Beethoven aveva già creato i suoi capolavori (la Nona Sinfonia era stata compiuta appunto nel febbraio nel 1824). Non sappiamo quale grado di familiarità Cherubini avesse con la produzione sinfonica dei tre grandi musicisti (la conosceva però certamente, almeno in parte), ma dopo l'esecuzione londinese dovette convenire con se stesso che la forma da lui vagheggiata non poteva rivaleggiare con i modelli del sinfonismo tedesco, pur riconoscendo che la "materia musicale" della sua Sinfonia era piuttosto strana e insolita per quel genere, e nondimeno profondamente vitale, e ben sua (giustamente il Confalonieri afferma che percepire nella Sinfonia cherubiniana "solamente" echi haydniani e mozartiani, è indizio di sensibilità musicale piuttosto scarsa). E fu questo, probabilmente, che decise il compositore a riadattare la materia della sua Sinfonia in un Quartetto, modificandone sensibilmente i movimenti e mutando un tempo, probabilmente perché si era reso conto che il Larghetto cantabile era troppo legato all'espressione orchestrale, né si poteva riesprimerlo col solo quartetto d'archi senza svisarne completamente il carattere.

Comunque sia, dimenticata fin quasi ai giorni nostri (a parte le rare, sporadiche esecuzioni), nel 1935 la Sinfonia venne ripubblicata da J. St. Winter, e da allora, se non è proprio entrata a far parte del repertorio sinfonico normale, ha avuto moltissime esecuzioni in Italia e all'estero, suscitando dovunque grandissima ammirazione. Ammirazione dovuta a quella ricca e vitale materia musicale che anima le forme del fiorentino (per la forma si è potuto parlare giustamente - ma a condizione di non insistervi troppo - di Haydn e di Mozart). E sotto questo aspetto aveva visto giusto quel critico che aveva dichiarato esservi nella Sinfonia di Cherubini maggiore "immaginazione musicale" che in quelle di Haydn.

«Immaginazione musicale - dice Confalonieri - che è l'estendersi dell'attività musicale entro zone finoallora precluse; che è il nervosismo di un episodio del primo tempo, precorritore dei pensieri fissi romantici; è l'aria un po' svagata del Larghetto, quell'apparente incepparsi del discorso che viene invece regolato da una superiore unità di disegno; è l'accettazione di una visuale un po' grottesca nello Scherzo (Minuetto), dubbi tra il brivido e l'ironia alla maniera di Gerard de Nerval; è la corsa spavalda del Finale che anticipa le spedizioni dei Davidsbundler; è, lungo tutto il ritmo dell'opera, il contrasto continuo fra stati d'animo opposti, I rapidi passaggi da una famiglia orchestrale all'altra, l'inserzione di frasi indipendenti e quasi stornanti dentro forme cadenzate e strofiche».


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 16 settembre 1985

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Ultimo aggiornamento: 30 settembre 2015
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